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A cura di Mattia Cialini

Vino, falconeria, sorrisi e il "tuscan dream". Addio Riccardo, ci mancherai

Frances Mayes, autrice di Under the tuscan sun, è stata per lunghi periodi ospite al relais Il Falconiere di Riccardo e Silvia Baracchi, diventando amica di famiglia, cucinando assieme a Silvia ed importando in Usa un po' di quel "tuscan way of life" appreso in Valdichiana

Quando ti incontrava, allargava il suo sorriso generoso. Era il preludio a un abbraccio, a una battuta spiritosa. Non c'era bisogno di formalità con Riccardo Baracchi, sapeva rompere il ghiaccio con la naturelezza con cui sciabolava le bottiglie del suo spumante metodo classico. Se è ne andato in una mattina d'autunno, all'improvviso. Era a Tetovo, in Macedonia, mentre si dedicava a una delle sue passioni più grandi, la caccia. Era con uno degli amici di sempre, che ha dato l'allarme dopo la tragedia. Un arresto cardiaco improvviso lo ha strappato agli affetti più cari della sua vita: la moglie Silvia, il figlio Benedetto, il piccolo nipotino. Lascia un vuoto abissale in tutti i parenti, nel cuore dei numerosi amici e conoscenti. Sapeva farsi voler bene Riccardo. E gli ospiti del Falconiere - la sua residenza di charme costruita nelle dolci colline di Cortona - tornavano ciclicamente, anche solo per godere della simpatia sua e di sua moglie Silvia, chef stellata, compagna di vita e di lavoro. Riccardo è stato, assieme a Silvia e adesso al figlio Benedetto, tra gli artefici della crescita del "tuscan dream" vagheggiato in America. Cortona, dopo la pubblicazione di Under the tuscan sun di Frances Mayes (diventato film di successo con Diane Lane) è diventata iconica nell'immaginario collettivo Oltreoceano e i Baracchi hanno fatto abbondantemente la loro parte. Frances Mayes è stata per lunghi periodi ospite al Falconiere, diventando amica di famiglia, cucinando assieme a Silvia ed importando in America un bel po' di quel "tuscan way of life" appreso in Valdichiana. Ottimo cibo, vino, compagnia sincera. Ciò che i Baracchi, sin dalla nascita del Falconiere nel 1986, oggi Relais Châteaux a 5 stelle, hanno saputo offrire. Anche a stelle hollywoodiane come George Clooney, Tilda Swinton, Anthony Hopkins, solo per citare alcune tra le star internazionali che sono passate dal Falconiere. E se l'avventura nell'hospitality nel tempo si è allargata (Locanda del Molino, Bottega Baracchi), le radici di una vita di successi imprenditoriali vanno ricercate in un grande dolore che colpì Riccardo giovanissimo: la scomparsa del padre, che gestiva una cantina di proprietà della famiglia sin dall'Ottocento. "Non fu semplice all’inizio. D’improvviso – raccontò una volta Riccardo – tutto quello che era il mio mondo divenne un lavoro, un impegno che non avevo scelto e che dovevo, comunque, portare avanti. Ma il vino sa travolgere e conquistare: quella responsabilità diventò presto la mia più grande passione". Da lì, tutto fiorì. Non d'incanto, ma col duro lavoro. Dalla scelta di puntare in controtendenza sul vino di qualità, mentre tutti o quasi ancora scommettevano ancora sulla quantità, alla "follìa" di puntare sul casolare di famiglia a San Martino a Bocena per costruire una dimora di lusso: “Sapeva di caccia e sapeva di antico. Per questo lo abbiamo chiamato il Falconiere”, disse una volta. E in omaggio al nome e alla sua grande passione della caccia, Riccardo ha portato avanti anche la tradizione della falconeria, con Lilla, falco di Harris che quando scappò gettò nello sconforto Riccardo, almeno fino al lieto fine, qualche giorno dopo. Esigente sul lavoro, ma generoso. Geniale e vulcanico. A partire dalla Baracchi Winery. "Il grande vino, innanzitutto, nasce da un’idea. E di idee, nella nostra azienda, ce ne sono tantissime. Forse troppe. Ma la voglia di sperimentare, di migliorarsi, di osare è lo stimolo che ci spinge oltre i tracciati, oltre la tradizione e che ci ha permesso di distinguerci e di ottenere grandi soddisfazioni", disse lucidamente della sua avventura in cantina. Sempre in fermento, visionario, ardito. Addio Riccardo, ci mancherai.

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