Salute

Arezzo prima in Toscana per la cura anti Covid con anticorpi monoclonali

Il direttore di Malattie Infettive Danilo Tacconi: "Ecco a chi sono dedicati i trattamenti e come si può accadere". Finora sono stati sottoposti alla terapia 163 pazienti del San Donato

Danilo Tacconi direttore di Malattie Infettive dell'ospedale San Donato

Sono 163 i pazienti curati con la terapia degli anticorpi monoclonali all'ospedale San Donato di Arezzo, che è il primo della Toscana per numero di somministrazioni di questa efficace cura anti Covid. Il trattamento da tempo, oltretutto, vede la Toscana tra le regioni più attive per lo sviluppo.

Le prime dosi in Toscana sono arrivate lo scorso marzo e alla fine del mese erano già stati curati con ottimi riscontri i primi degenti aretini. Nei giorni scorsi la Regione ha fatto il punto sul tema, la Toscana è terza in Italia per somministrazioni. E adesso la Asl Toscana Sud Est traccia un bilancio della terapia nell'Aretino. Viene giudicata una risorsa assai importante: gli anticorpi monoclonali hanno infatti l’obiettivo di evitare complicanze in pazienti che hanno avuto l’infezione da coronavirus e che allo stesso tempo sono affetti da patologie croniche, per cui l'evoluzione della malattia potrebbe essere molto rischiosa.

I chiarimenti del dottor Danilo Tacconi

“I 163 pazienti, trattati nell’ambulatorio di Malattie Infettive dell’ospedale San Donato - spiega il direttore del reparto Danilo Tacconi - presentavano, oltre al Covid-19, altre patologie croniche previste dal protocolla Aifa e per le quali potevano essere candidabili a tale trattamento, che ha consentito di evitare una significativa parte di ricoveri a questi pazienti. L’integrazione, già presente da tempo, del territorio - Usca, medici di medicina generale, 118 - e il resto dell’Ospedale, ha consentito di avere il numero più elevato di pazienti trattati con tale farmaco di tutta la Toscana. Gli anticorpi sono somministrati entro i primi dieci giorni di insorgenza dei sintomi, meglio ancora se avviene nei primi cinque, e contrastano con efficacia l’effetto del virus che poi potrebbe innescare quella reazione infiammatoria che spesso porta al ricovero dei pazienti. Fornendo una sufficiente quantità di anticorpi specifici contro la proteina spike l’azione dei monoclonali è  quella di neutralizzare il virus ed evitare la reazione infiammatoria. Esiste inoltre, anche se ancora non approvata come indicazione, un'ipotesi di utilizzo precoce per pazienti esposti al virus (ad esempio contatti con familiari o colleghi positivi) anche se ancora non infettati, ma che hanno patologie di base molto importanti (trapiantati o pazienti in trattamento chemioterapico) al fine di un uso di tipo profilattico/preventivo. Tornando all’aspetto organizzativo che ha portato ai numeri sopracitati - continua Tacconi - esiste un percorso specifico di presa in carico dei pazienti che risultano positivi al tampone per Sars-Cov2: vengono contattati dalle Usca e in base agli approfondimenti fatti, se emerge che appartengono a specifiche categorie a rischio di sviluppo complicanze, sono immediatamente segnalati al reparto di Malattie infettive che ha istituito uno specifico ambulatorio attivo tutti i giorni. Il giorno successivo il paziente si reca in ambulatorio - attraverso un percorso dedicato e sicuro - per  la somministrazione endovenosa del farmaco e l’osservazione successiva di un'ora per poi essere rinviato al proprio domicilio”.

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