Lunedì, 14 Giugno 2021
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Che fine ha fatto l'app Immuni? Cos'è e come funziona

E' al centro delle polemiche per via della privacy, ma è ritenuta fondamentale come antidoto per evitare la seconda ondata di contagi dell'autunno

Il 4 maggio inizierà la Fase 2 con alcune riaperture di attività e un po' meno restrizioni. Contestualmente, nei giorni scorsi, è stata annunciata l'introduzione di una applicazione che si chiama Immuni: un'app italiana scelta dal Governo per il tracciamento dei movimenti delle persone, in funzione del contenimento dei contagi da Coronavirus.

Il suo utilizzo a partire dal prossimo 4 maggio, però, ha fatto discutere. I detrattori vedono in questa applicazione una sorta di "Grande Fratello", col rischio di diffusione di dati sensibili. Per l'Esecutivo si tratta invece di un valido antidoto per evitare la seconda ondata di contagi in vista dell'autunno.

Tuttavia ci sarebbero alcune discussioni relativamente alla formulazione dell'applicazione dietro il ritardo di una Fase 2 meno restrittiva, come spiega Repubblica.

Un dibattito - spiega Riccardo Luna - che per ora ha bloccato lo sviluppo della app e che è il motivo per il quale la fase 2 non è ancora davvero iniziata. Perché adesso è ancora più chiaro a tutti che senza una app che ricostruisca subito i contatti di chi scopre di essere positivo, consentendo test mirati e quarantena dei singoli, qualunque vero alleggerimento delle misure collettive di isolamento sociale equivale alla certezza di nuovi focolai e nuove emergenze.

In sostanza si starebbe discutendo se renderla obbligatoria (e maggiormente efficacie) oppure se lasciarla scaricabile volontariamente.

Ma cosa sappiamo finora di come funziona Immuni? Come si scarica? E quali conseguenze comporta, dal punto di vista della privacy e nell'ipotesi che l'app rilevi un contatto tra l'utente e un soggetto contagiato? Ecco quello che ci era stato spiegato finora.

Le caratteristiche dell'app Immuni

L’app Immuni - spiega FirenzeToday - è costituita da due parti: una dedicata al contact tracing, che si attiva tramite tecnologia Bluetooth. L’altra dedicata al proprio diario clinico: ossia un registro in cui l’utente potrà inserire il proprio stato di salute ed eventualmente la comparsa di sintomi compatibili con il virus. I dati vengono conservati sul dispositivo dell’utente, a cui viene assegnato un codice che viene poi scambiato con i dispositivi vicini tramite il BLE- Bluetooth Low Energy. Le informazioni raccolte rimangono archiviate fino a quando non diventi necessario tracciare tutti i movimenti: ossia nel caso in cui la persona che ha installato l'app sia diventata, nel frattempo, positiva al Coronavirus.

App immuni coronavirus ANSA-2-2

Foto Ansa

Come si scarica l'app Immuni

L’app non è obbligatoria: potrà essere scaricata su base volontaria e in maniera del tutto gratuita. Inizialmente, verrà testata in alcune regioni. L'applicazione dovrebbe essere disponibile per tutti da maggio. Potrà essere scaricata per sistemi Android e iOS, quindi da Google Play e Apple Store. Per essere efficiente, l’app dovrà essere scaricata da almeno il 60% degli italiani.

Come funziona l'app Immuni

Se un utente risulta positivo al Covid-19, potrà dare il consenso all’utilizzo dei suoi dati, in modo da tracciare tutti i contatti avuti nei giorni precedenti e quindi ricostruire la cronologia dei suoi movimenti. Tramite un algoritmo, viene valutato il rischio contagio e stilato un elenco di utenti da avvertire tramite smartphone L'alert, il messaggio di allerta, arriverà agli utenti dalle autorità sanitarie e chiederà di seguire un preciso protocollo.

Il mancato rispetto dell'alert

L'utente che ha scaricato l’applicazione e ricevuto la comunicazione di essere entrato in contatto con un positivo al Coronavirus, dovrà rispettare l’isolamento a casa. Se non lo farà, rischierà di essere denunciato penalmente per epidemia colposa, come già avviene per chi vìola la quarantena.

Perché il Governo ha scelto Immuni

Risultata vincente tra le 319 proposte arrivate al Ministero dell'Innovazione, è opera della società Bending Spoons Spa, una pmi innovativa italiana con sede a Milano, fondata nel 2013 a Copenhagen da 5 soci, di cui 4 italiani. Primo sviluppatore di app in Europa, vanta oltre 200 milioni di download. Immuni app Fase 2 è stata creata in collaborazione con il Centro medico Santagostino. Il Governo ha formalizzato l'accordo con la società tramite un'ordinanza firmata dal commissario straordinario Domenico Arcuri, relativa “alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d'uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending Spoons Spa”. Nell'ordinanza sono elencate le ragioni della scelta: la capacità di contribuire con tempestività alla lotta contro il Covid-19; il rispetto della conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing); la garanzia del rispetto della privacy da parte della società. Riconosciuto anche lo spirito di solidarietà dell’azienda, che “ha manifestato la volontà di concedere, in licenza d’uso gratuita e perpetua, sia al Commissario per l’emergenza che al Consiglio dei Ministri, il codice sorgente e tutte le componenti applicative” del sistema di contant tracing sviluppato.

La privacy e i tempi stretti

Resta da risolvere il problema di chi gestirà l'enorme mole di dati privati che l'app raccoglierà per il Comitato scientifico e la task force del governo. Per collocare i server, si sta verificando la disponibilità dei ministeri della Difesa e dell’Interno. Per muovere i dati, invece, si pensa a una struttura ad hoc, forse della Protezione civile. Ma sul punto, per ora, non v'è certezza. Come non v'è certezza su chi, eventualmente, dovrà controllare l'effettivo rispetto della privacy da parte della società che ha offerto l'app. Nè sui tempi: l'app dovrebbe essere scaricata dal 60% degli italiani agli inizi di maggio ma i partiti stanno nicchiando sul via libera a Immuni, che potrebbe arrivare solo dopo un voto del Parlamento (come chiesto dall'opposizione). Il rischio di arrivare troppo tardi è concreto.

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