Quel filo rosso tra lo scandalo Coingas e Multiservizi. La bufera politica, le accuse e le registrazioni

Che cosa lega le due inchieste giudiziarie? Quale il percorso che ha seguito la magistratura fino ad oggi? La ricostruzione dei fatti da luglio ad oggi

Sergio Staderini, ex amministratore unico Coingas

L'ultima tegola su Palazzo Cavallo è arrivata con l'anno nuovo. Un'altra inchiesta, altri tre volti della politica finiti sotto la lente di ingrandimento della procura della Repubblica. Questa volta sono il consigliere del gruppo misto Roberto Bardelli, il presidente di Arezzo Casa Lorenzo Roggi e quello di Multiservizi Luca Amendola a finire nel mirino del pool di magistrati coordinati dal sostituto procuratore Andrea Claudiani. 

I dettagli della vicenda sono ancora frammentari anche se, dalle prime indiscrezioni trapelate, l'ipotesi di reato potrebbe essere quella di corruzione. Quello che invece appare evidente è che lo spunto per l'avvio delle indagini sarebbe arrivato da una costola dell'inchiesta giudiziaria ancora oggi in corso legata alle famose consulenze di Coingas. Due vicende distinte ma, a quanto pare, sempre più intrecciate tra di loro e dove gli attori dell'una compaiono in qualche modo anche nella seconda.

3 luglio 2019: scoppia la bomba Coingas

Dopo mesi di indagini la Digos della questura di Arezzo si è presentata alla porta delle abitazioni di Franco Scortecci, Sergio Staderini, Marco Cocci, Mara Cacioli e Alberto Merelli. Il primo è l'attuale amministratore unico della società partecipata Coingas, il secondo è l'ex amministratore, il terzo un commercialista aretino nonché consulente dell'azienda, la quarta è una ex dipendente della società richiamata in servizio dalla pensione in vista dell'approvazione del bilancio e l'ultimo è l'attuale assessore comunale al bilancio per Arezzo.

Perquisizioni, indagati per peculato e abuso d'ufficio

Peculato da 440mila euro. Gli indagati

Il fascicolo è stato aperto per i reati di peculato, abuso d'ufficio e favoreggiamento personale. Accuse pesanti che riguardano alcune consulenze, da oltre 440mila euro, liquidate dalla società al commercialista Cocci e allo studio legale Olivetti Rason. Cifre spropositate (a detta della magistratura) e per le quali anche i sindaci revisori della società avevano storto il naso in sede di approvazione del bilancio sostenendone l'esagerazione. Le indagini portarono a delineare una situazione particolarmente complessa dove ciascuna delle parti coinvolte aveva, nel tempo, creato una rete di "coperture contabili della erogazione di denaro" nelle quali era assente "alcuna utilità per la società pubblica concedente, essendo le attività espletate manifestamente irrilevanti per le finalità ed attività sociali e comunque incongrue rispetto alla entità dei compensi". Tradotto in parole povere, secondo la procura i compensi previsti per le due consulenze erano decisamente spropositati per essere solo dei semplici saldi per prestazioni svolte.

"Certe cose non si potevano fare", le intercettazioni

La vicenda inizia ad assumere dei contorni sempre più definiti e saltano fuori anche le conversazioni avvenute a più riprese tra i diretti interessati. Una fotografia particolareggiata dove emergono collegamenti, conversazioni e spuntano nuovi nomi. Sul fondo di tutta la vicenda restano i 440mila euro delle consulenze cifra, come evidenziato dalla magistratura, sulla quale da tempo i sindaci revisori "prospettavano gravi perplessità e chiedevano inutilmente i documenti". "Se li spopperà Merelli - avrebbe detto Staderini in una telefonata intercettata dalla Digos con il commercialista Cocci e riguardante appunto l'insistenza dimostrata dai sindaci revisori - visto che ha fatto la merda che ha fatto se io Sergio dopo devo parlar chiaramente di tutelare quell'altro ... io non ci penso proprio". Ed ancora, sempre durante la stessa telefonata "... chiedi a Merelli dell'avvocato... lo dici a me?". E poi c'è anche quel passaggio dove, forse temendo di essere chiamato in causa per la vicenda, avrebbe detto "no, no, io butto giù la giunta te lo dico io... io farò un casino che manco te lo sogni, manco te lo sogni".

Le intercettazioni dello scandalo Coingas

"Cocci si comportava come fosse lui l'amministratore di Coingas"

Mister X

E' in questo contesto che spunta per la prima volta, dalla lettura delle intercettazioni riportate sia nell'avviso di perquisizione che nel faldole della Digos, un "mister X" ovvero, come lo definisce il pm Andrea Claudiani nella sua relazione "soggetto identificato, esponente comunale". Quest'ultimo in una telefonata del 4 giugno scorso, avrebbe esercitato delle pressioni su Alberto Merelli affinché a sua volta le facesse sul collegio dei revisori per "ottenere una valutazione compiacente" riguardo alle consulenze oggetto d'indagine. Mister X in tale telefonata avrebbe detto: "gli asini che volano devono essere visti come tali da tutti... non solo da chi scrive..." e poi "fate questo incontro rapidamente perché devi essere molto chiaro e diretto... se questa persona non intende fare questa cosa ... e dal momento che ce lo abbiamo messo noi... ci si mette un altro ... ma non è accettabile che uno messo lì da noi ... non ci stia a sentire". La persona che avrebbe dovuto sollecitare Alberto Merelli sarebbe il presidente del collegio dei revisori Giovanni Minetti di cui anche il decreto fa menzione.

Consulenze ed incarichi Coingas: "Devi convincerli"

Alessandro Ghinelli tra gli indagati

Un decina di giorni dopo lo scoppio dello scandalo ecco che nuovi nomi di illustri aretini finiscono nella rete della magistratura. Tra questi c'è in primo luogo il sindaco Alessandro Ghinelli. E' lui infatti il misterioso mister X delle intercettazioni. Nei documenti dell'accusa si sostiene che il sindaco intimerebbe al suo assessore di "fare pressioni sul collegio dei revisori per ottenere una valutazione compiacente", preannunciando che, in caso contrario Minetti, presidente del collegio dei revisori di Coingas "avrebbe potuto perdere l'incarico". Frasi così tanto esplicite che avrebbero convinto la magistratura a formulare l'ipotesi del reato di favoreggiamento anche per il primo cittadino. Nello stesso frangente è saltato fuori che se "mister X" è risultato essere il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, il soggetto indicato come colui sarebbe stato informato è invece Mario Agnelli, primo cittadino di Castiglion Fiorentino. "Il mio nome - spiegò Agnelli in quella circostanza - compare perché fui io a proporre Giovanni Minetti come presidente del consiglio dei sindaci revisori in quanto mi venne chiesto un parere ed io, per esperienze passate, proposi quello"

Cos'è l'inchiesta Coingas che ha travolto anche il Comune di Arezzo

Nelle settimane seguenti il nome dell'avvocato Olivetti Rason, autore di una delle maxi consulenze, viene indicato come il settimo indagato della vicenda. Per lui l'ipotesi di reato è "peculato in concorso". Un elenco sempre più lungo nel quale viene scritto anche il nome di Stefano Pasquini, avvocato del comune di Arezzo per il quale, nonostante l'assenza di avvisi e perquisizioni, il pm Claudiani si dimostrò pronto a fare accertamenti ipotizzando il reato di favoreggiamento.

Francesco Macrì "regista dell'operazione"

Il nono nome dell'inchiesta è quello dell'attuale presidente di Estra Francesco Macrì. Notissimo esponente della destra aretina, prima di assumere l'incarico alla guida della partecipata aveva vestito i panni del consigliere comunale in quota Fratelli d'Italia. Il suo ruolo secondo quello che viene riportato nelle carte della procura, è cruciale. Facendo un passo indietro il ritorno di Mara Cacioli al lavoro nell'era dell'amministrazione Scortecci sarebbe da ricollegare alla necessità di rimodulare i bilanci così da far quadrare i conti visto che le famose consulenze avrebbero dovuto trovare ampia giustificazione perché, se avessero ottenuto un giudizio negativo da parte dei sindaci revisori, Merelli "quale rappresentante del Comune di Arezzo, non avrebbe fatto approvare il bilancio, determinando la possibile messa in liquidazione di Coingas". Ma tutto questo avrebbe "avuto pesanti ripercussioni su Estra, poiché venivano meno i patti parasociali tra le società determinando una possibile perdita di potere anche in Macrì Francesco". Da qui la strategia di ingaggiare un secondo avvocato (Pasquini) "per redigere il parere di congruità dell'attività dei liberi professionisti di Coingas spa". Insomma un rapporto strettamente connesso quello ipotizzato dalla Procura, che indica Estra come possibile "regista" dell'attività imputando anche la scelta di Franco Scortecci quale nuovo amministratore a degli accordi presi con il Comune di Arezzo per cercare di "sanare quanto fatto dalla precedente amministrazione".

"Presidente Estra regista dell'operazione"

Le interrogazioni e gli interrogatori: gli ultimi capitoli

Dal dibatto giudiziario la vicenda è stata passata al setaccio anche da parte della politica approdando tra i banchi del consiglio comunale. Qui il sindaco ha fornito la propria versione dei fatti.

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"Ho agito per evitare il commissariamento"

Successivamente, nel mese di ottobre hanno preso il via gli interrogatori di Scortecci, Staderini, Cocci, Cacioli e Merelli che hanno contribuito alla ricostruzione della vicenda apportando nuovi elementi utili alle indagini. E poi sulla vicenda è calato il silenzio rotto soltando dal consigliere comunale Pd Luciano Ralli che lunedì 13 gennaio 2020, a distanza di mesi dallo scoppio del caso, si è pubblicamente interrogato sullo stato di avanzamento dell'inchiesta invitando, a sua volta, il sindaco Ghinelli a fare chiarezza in merito. Pronte le delucidazioni da parte del primo cittadino che ha precisato di aver "ricevuto avviso di proroga delle indagini" e di essere pronto "a parlare con gli inquirenti".

Da Coingas allo scandalo Amendola, Bardelli Roggi

Neanche 72 ore dopo le esternazioni del sindaco ecco arriva la mazzata. Nuova inchiesta, nuove intercettazioni, nuovi reati ipotizzati ma un sottile fil rouge che unisce i due casi a doppia mandata. Cosa lega la vicenda Coingas a quest'ultima? La risposta è molto semplice anche se non delle più scontate. Questa seconda inchiesta ha preso il via col ritrovamento di alcuni file audio all'interno del personal computer di Sergio Staderini. Il pc era stato sequestrato dagli inquirenti dopo l'apertura del fascicolo sulle "consulenze gonfiate" della società di via Cocchi. E così forse, mentre gli inquirenti passavano in rassegna il portatile alla ricerca di prove utili a definire i contorni della vicenda Coingas, ecco che si sono trovati tra le mani due file denominati "Amendola" e "Breda" (diminutivo di Bardelli ndr). Ascoltando gli audio, registrati in due distinte situazioni dallo Staderini nel 2016 con l'ausilio del proprio cellulare, verrebbe fatto esplicito riferimento a "pressioni su chi di dovere" per scegliere Amendola come nuovo presidente di Multiservizi.

Ipotesi di "corruzione": accertamenti su Roggi, Bardelli e Amendola

"Io, estraneo alla vicenda. Mi dimetto come atto di responsabilità"

Secondo gli inquirenti, la nomina di Amendola sarebbe avvenuta con il sostegno di una parte politica, grazie alla mediazione sia di Bardelli che Roggi, a seguito di un favore di natura economica. Nello specifico "far ottenere 200mila euro al Bardelli in cambio della indicazione di Amendola come presidente". Una promessa, a quanto risulta alla procura non onorata visto che è proprio il consigliere Bardelli a lamentarsene con il sindaco Alessandro Ghinelli che a sua volta prega Staderini di intecedere affinché l'Amendola rispetti gli accordi presi con il consigliere.
Stando a quanto emerso nel decreto di perquisizione "tale erogazione sarebbe dovuta avvenire verosimilmente sotto titolo formale di prestito, mediante lo sportello di un istituto bancario della provincia di Perugia, espressamente nominato dai conversanti. In particolare, la Arezzo Multiservizi, per decisione di Amendola, avrebbe spostato i suoi conti correnti presso tale sportello con afflusso di alcuni milioni di finanza, e ciò avrebbe indotto la banca ad elargire la somma di 200mila euro al consigliere comunale. Una somma di cui il consigliere aveva particolare bisogno a causa delle impellenti necessità economiche". 

Ghinelli: "Io vorrei che tu intervenissi su Amendola per dirgli di rispettare i patti"

"Conversazioni registrate di nascosto e una promessa in cambio della presidenza Multiservizi"

"Chiappiamolo per le orecchie": la conversazione nel file "Amendola"

Spuntano i nomi dei parlamentari D'Ettore e Mugnai di Forza Italia

Sono Stefano Mugnai, onorevole di Forza Italia e coordinatore regionale del partito, e Maurizio D'Ettore, l'altro onorevole forzista aretino, due personaggi citati, senza esplicitarne il nome, all'interno dei file audio di Sergio Staderini finiti al centro dell'inchiesta per "corruzione" portata avanti dal pm Andrea Claudiani, nell'ambito di un approfondimento del caso Coingas. Nella registrazione fatta da Sergio Staderini, ex presidente Coingas e indagato nell'ambito dell'inchiesta esplosa a luglio, compaiano anche il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, Roberto "Breda" Bardelli, consigliere comunale di maggioranza, e Lorenzo Roggi, vicino alla Lega e presidente di Arezzo Casa.

Mugnai e D'Ettore allo scoperto: "Siamo nel file audio dell'inchiesta. Parole irresponsabili su di noi"​

Ghinelli e gli attacchi politici

Sulla scia dello scandalo legato alla questione corruzione-Multiservizi sono stati numerosi gli attacchi politici rivolti direttamente al primo cittadino di Arezzo accusato, soprattutto dai gruppi di minoranza, di non aver agito in maniera trasparente. Una sorta di condanna politica arrivata subito dopo l'ufficializzazione dell'inchiesta. E' stato durante il consiglio comunale del 21 gennaio che i consiglieri Pd Andrea Modeo, Luciano Ralli, Alessandro Caneschi e Francesco Romizi (Arezzo in Comune) hanno presentato una serie di interrogazioni alle quali ha risposto con un lungo discorso scritto - "non ho potuto fare altrimenti - ha spiegato Ghinelli - i miei avvocati mi hanno richiesto di agire così" - dove vengono affrontate le questioni legate alla nomina di Amendola e all'incontro con Roberto Bardelli. 

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Che cosa sono Multiservizi e Coingas?

Si tratta di due società partecipate comunali.

Nel caso di Multiservizi è l’azienda, a totale capitale pubblico, costituita con decorrenza 31 dicembre 2007, dal Comune di Arezzo e dalla Fraternita dei Laici (Azienda pubblica di servizi alla persona – APSP ) per la gestione del servizio cimiteriale urbano, comprensivo del cimitero comunale urbano, dei 51 cimiteri extraurbani e del cimitero monumentale della Fraternita dei Laici. La società che è subentrata alla Fraternita dei Laici nella gestione del servizio, è stata costituita nella forma particolare della società a totale capitale pubblico, così detta in "house providing". La società “ Arezzo Multiservizi s.r.l.” è partecipata per il 76,67% dal Comune di Arezzo e per il 23,33 % dalla Fraternita dei Laici. 

Coingas è una società pubblica partecipata, oltre che dal Comune di Arezzo che ne detiene la maggioranza relativa del 45,17%, anche da quelli di Anghiari, Badia Tedalda, Bibbiena, Bucine, Castiglion Fiorentino, Capolona, Castel Focognano, Castel San Niccolò, Castiglion Fibocchi, Castiglion Fiorentino, Chitignano, Chiusi della Verna, Civitella in Val di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Montemignaio, Monterchi, Ortignano Raggiolo, Poppi, Pratovecchio Stia, Sansepolcro, Sestino, Subbiano, Talla. Partecipa a sua volta a tre società, la più importante è Estra, della quale è socio fondatore, con una quota del 25,14%; e poi: Nuove Acque Spa con l'1% e Its Energia e Ambiente, sempre con l'1%. Non ha avuto dipendenti fino a poco tempo fa, adesso ne ha tre, ha un amministratore unico, ruolo ricoperto dal 31 gennaio di quest'anno da Franco Scortecci. E' subentrato a Sergio Staderini che per motivi di lavoro aveva rinunciato all'incarico, dopo due anni e mezzo.

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