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La sentenza / Saione

Dimenticarono il figlio di pochi mesi nell'androne di casa, genitori condannati

La sentenza del tribunale di Firenze. La coppia era accusata di abbandono di minore per aver lasciato il proprio bambino nell'ingresso del condominio nel cuore della notte

Avevano dimenticato il loro bambino, di quasi quattro mesi, nell'androne del condominio dove vivevano. Era una delle notti più fredde dell'anno: il 6 gennaio del 2020. Il piccolo fu trovato all'1,50 circa da due giovani che rientravano in casa dopo aver portato il cane a fare una passeggiata. Tra stupore, incredulità e paura i due ventenni chiamarono la polizia. E subito si innescò la macchina dei soccorsi. 
Da quella notte al cardiopalma, nella quale gli agenti di polizia contattarono tutte le famiglie con bebè della stessa età che vivevano nel quartiere e si buttarono a capofitto nell'analisi dei filmati della telecamere di videosorveglianza della zona, sono passati poco più due anni e la giustizia ha fatto il suo corso. Ieri il tribunale dei minori di Firenze si è pronunciato: i due genitori sono stati condannati. Per il padre 9 mesi di reclusione e per la madre 7, entrambi con pena sospesa. Quella notte resterà incisa profondamente nella memoria e nel cuore della coppia. Perché da allora - è emerso durante il dibattimento - la famiglia, apparsa chiaramente in difficoltà agli occhi degli inquirenti, ha intrapreso un lungo percorso che ha portato i genitori a riabbracciare i figli e conquistare un nuovo equilibrio e una maggiore serenità. 
Ma il reato, quello di abbandono di minore, c'era. E i giudici si sono pronunciati: le motivazioni della condanna si potranno leggere tra 90 giorni. 

La chiamata alla polizia: "C'è un bambino abbandonato"

La vicenda, che si consumò nel quartiere di Saione, tenne con il fiato sospeso l'intera città. Mancavano pochi minuti alle 2 di notte quando due giovani, di 18 e 21 anni, rientrando a casa scorsero in un angolo riparato dell'androne, adagiato per terra, un ovetto porta bebè con un bambino di pochi mesi. Sorpresi chiamarono la Polizia. Una pattuglia della squadra volanti accorse sul posto. Profondamente colpiti dalla situazione, i poliziotti si prodigarono: chiamarono il 118 e poi fecero partire una serie di controlli per rintracciare i genitori. Cercarono dapprima tra i residenti del palazzo. Bussarono anche alla porta dei genitori: aprì il padre, che non apparse lucido, e affermò che i suoi figli erano in casa. 

Così le ricerche andarono avanti. In contatto con la sala operativa della Polizia, gli agenti delle volanti incrociarono tutti i dati anagrafici dei residenti della zona e contattarono tutte le famiglie del quartiere che avevano un neonato. Intanto il bambino fu accompagnato all'ospedale San Donato. I medici attestarono che era in buona salute, era curato, e non aveva preso freddo: indossava infatti una tuta per le uscite invernali ed era ben coperto. Alcune ore dopo il padre giunse nel reparto per cercare il proprio figlio. Scattò così la denuncia.

Per un periodo mamma e figlioletto hanno vissuto insieme in una struttura protetta. Poi la decisione del tribunale che li aveva ritenuti in grado di badare ai propri figli. Infine la sentenza di ieri, che pone fine a questa drammatica vicenda. 

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