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Cronaca Centro Storico / Via Benedetto Varchi

"Mi ammazzo se mi lasci", poi la uccide con 23 coltellate. La sentenza: "Brutale e spietato, ecco perché l'ergastolo"

Le motivazioni della pena massima inflitta a Jawad Hicham, che massacrò - davanti ai figli - la compagna Sara Ruschi e la suocera Brunetta Ridolfi la notte dello scorso 13 aprile in via Varchi ad Arezzo

L'omicidio della compagna è stato dettato dal fatto che la relazione con lei era ormai al termine, quello della suocera perché quest'ultima aveva cercato di proteggere la figlia. Non solo, l'assassino era in grado di intendere e volere, con l'aggravante di aver perpetrato il duplice delitto in un contesto di convivenza familiare. Nessuna attenuante generica: la compagna ha cercato di difendersi, ha invocato l'aiuto della madre. L'assassino avrebbe potuto trattenersi, invece ha agito senza pietà. E non si tratta di delitto d'impeto, quella dell'uomo non è stata una reazione a un'offesa ingiusta. Le offese, prima del delitto, sono state reciproche ma partite proprio dall'assassino e comunque, secondo il giudice, non giustificano una reazione di quella portata.

Sono queste, in sintesi, le motivazioni della sentenza con la quale Jawad Hicham è stato condannato all'ergastolo, oltre a un anno di isolamento diurno in carcere. Il 38enne di origine marocchina ha ucciso a coltellate - mentre in casa c'erano sia il figlio di 16 anni che la figlia di 2 - la compagna, Sara Ruschi, di 35 anni, e la suocera, Brunetta Ridolfi, di 76, nella notte del 13 aprile scorso all'interno della casa dove la famiglia viveva, in via Benedetto Varchi ad Arezzo.

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La sentenza del processo di primo grado (la difesa di Hicham sostenuta dall'avvocato Maria Fiorella Bennati ha annunciato ricorso in Appello ed eventualmente quello in Cassazione) era stata pronunciata la scorso 2 dicembre, in questi giorni sono state rese note le motivazioni firmate dal giudice Annamaria Loprete. Nell'ambito del procedimento l'accusa è stata sostenuta dal pm Marco Dioni, mentre Alessandra Panduri è stata l'avvocato delle parti civili.

Le motivazioni in 24 pagine

Sono 24 le pagine che spiegano il perché della massima pena per il 38enne. Si parla di "una situazione familiare caratterizzata dalla degenerazione dei rapporti affettivi" come contesto in cui il duplice omicidio è maturato. "I rapporti (tra Jawad e Sara, nda) erano degenerati a partire dal Natale 2022, dopo un lungo periodo di indifferenza, avendo iniziato a litigare in svariate occasioni", si legge. E' seguito un periodo di maltrattamenti e percosse da parte dell'assassino al culmine dei litigi, ricostruiti attraverso l'ascolto di vari testimoni. In una circostanza, ad aprile, poco prima del delitto, Jawad avrebbe detto alla compagna: "Ti dò una coltellata" mentre impugnava una lama per affettare il pane. "Lui era solito fare minacce di questo tipo ma nessuno lo prendeva in considerazione", si legge nelle motivazioni. Non solo, stando a quanto riferito dai testimoni la sera si ubriacava frequentemente.

Capacità di intedere e volere

C'è poi un passaggio della sentenza in cui si argomenta il diniego alla perizia psichiatrica di Hicham per accertare la sua capacità di intendere e volere. "Non emerge da alcuna fonte di prova una psicopatologia o uno stato di disturbo neurologico grave". In definitva non ci sarebbe stato alcun "raptus omicidiario scevro da una determinazione volitiva consapevole". A ciò ci aggiunge l'aggravante, contestata dalla difesa, della stabile convivenza tra Jawad e Sara. Non dormivano più assieme, i rapporti erano logori, ma Sara aveva deciso di non cacciare l'uomo di casa "proprio in ragione della relazione affettiva che aveva con l'imputato" pur "comprendendo l'impossibilità di procrastinare la propria vita" insieme a lui, gli voleva dare del tempo, senza fissare una scadenza, per fargli trovare un lavoro e regolarizzare la sua posizione in Italia (il permesso di soggiorno era scaduto). Non solo, l'affetto familiare di Sara emergerebbe anche dal fatto che Jawad non veniva allontanato da casa in maniera brusca per non turbare i figli. Sulle attenuanti generiche negate, spiega il giudice, c'è stata un'offesa alla virilità mossa da Sara a Jawad ma questa sarebbe giunta al termine di un crescendo di insulti, avviato proprio da Jawad (i due erano a letto, lei in camera con la bimba e lui sul divano in salotto e stavano messaggiando via whatsapp). E tuttavia la collera di Jawad, secondo la sentenza, sarebbe scattata prima di quell'offesa, quando con distacco Sara aveva comunicato a Jawad che non sarebbe tornata indietro dalla decisione di lasciarlo. Anche se lui aveva minacciato il suicidio.

VIDEO | Le coltellate in camera da letto e la richiesta d'aiuto del figlio

La scambio whatsapp

E' infatti proprio nello scambio prima del crescendo di offese che, secondo il giudice, va rintracciata la causa scatenante del delitto: l'incontrovertibilità della decisione di Sara. Lui scrive: "Sto malissimo". Lei risponde: "Mi dispiace ma le cose non cambiano". Lui dice: "Mi ammazzo lo giuro, la mia vita non ha più senso". E lei risponde: "La tua vita ha senso per i nostri figli. Finora hai vissuto solo per te stesso. Non ha senso ucciderti. Dormici sopra, domani ti passa". Il distacco di lei avrebbe fatto così scattare la collera di Jawad che ribatte: "Non dirmi quello che devo fare". Poi il litigio via chat e le offese. E dalla minaccia verbale del suicidio, si concretizza invece il dramma del brutale doppio omicidio.

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