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VIDEO | Condannato all’ergastolo l’uomo che ad Arezzo ha massacrato compagna e suocera a coltellate

È stata letta oggi la sentenza per il duplice omicidio avvenuto lo scorso aprile in via Varchi: massima pena per il 38enne Jawad Hicham

È stato condannato all'ergastolo, oltre a un anno di isolamento diurno in carcere, Jawad Hicham, il 38enne di origine marocchina, che ha ucciso a coltellate - davanti al figlio di 16 e alla figlia di 2 anni - la compagna, Sara Ruschi, di 35 anni, e la suocera, Brunetta Ridolfi, di 76, nella notte tra il nella notte del 13 aprile scorso all'interno della casa dove la famiglia viveva, in via Benedetto Varchi ad Arezzo.

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Sara Ruschi e Brunetta Ridolfi, le vittime

La sentenza è stata letta intorno alle 14,15 di oggi, sabato 2 dicembre, alla Vela del tribunale di Arezzo, pronunciata dal giudice Annamaria Loprete. Con lei la giudice Ada Grignani e i sei membri della giuria popolare. Per Hicham è arrivata anche la condanna al risarcimento di danni morali e patrimoniali alle parti civili, i propri figli, rinoscendo una provvisionale di 200mila euro al maggiore e 250mila euro alla minore. "Giustizia è fatta", hanno commentato i parenti delle vittime presenti in aula, tra cui il figlio minorenne della coppia. La difesa di Hicham, sostenuta da Maria Fiorella Bennati che per tutto il processo si è battuta per una perizia psichiatrica del proprio assistito che non è stata concessa, ha parlato di "sentenza ampiamente annunciata e che non sorprende". Annunciando anche il ricorso in Appello ed eventualmente quello in Cassazione.

Doppio femminicidio ad Arezzo: ergastolo per Hicham

L'udienza odierna

Nel corso della requisitoria di questa mattina, la pubblica accusa sostenuta dal pm Marco Dioni ha ripercorso le vicende di quella tragica notte soffermandosi su quello che, per il pm, è stato il motivo scatenante dell'aggressione mortale: uno scambio whatsapp avvenuto a notte fonda tra Sara e Hicham. I due, in rotta da mesi, dormivano separati (lei in camera con la bimba, lui sul divano letto). Per l'uomo, a seguito della separazione, si prospettava inoltre l'uscita dalla casa familiare. Lultimo messaggio che si sono scambiati, uno in camera da letto, l'altro in salotto, è delle 0,52. Un crescendo di accuse e offese. A quel punto - per un messaggio che l'aveva ferito nell'orgoglio - è iniziata la mattanza con il coltello. Jawad Hicham a ucciso con 23 fendenti Sara Ruschi e la suocera Brunetta Ridolfi, che aveva cercato di proteggere la figlia. Dopo pochi minuti, la telefonata al 112 del figlio della coppia. Il pm aveva chiesto l'ergastolo e sei mesi di isolamento diurno per l'imputato: la sentenza è stata ancor più dura.

VIDEO | I parenti: "Giustizia è fatta"

La cronaca della mattinata

La corte d'Assise in mattinata aveva rigettato richiesta di giustizia riparativa avanzata dall'avvocato difensore, Maria Fiorella Bennati, perché in questo momento non ci sono strumenti per metterla in atto, ma l'istanza potrà essere presentata successivamente. L'avvocato delle parti civili Alessandra Panduri aveva poi avanzato le richieste di risarcimento per i figli della coppia, in via provvisionale 480mila euro per la bimba di 2 anni, e 430mila per il 16enne. L'avvocato Bennati, legale di Hicham, aveva sostenuto invece l'insussistenza dell'aggravante del rapporto di convivenza tra vittima e assassino ("erano di fatto separati in casa") e a fronte di ciò aveva richiesto la riduzione di un terzo della pena a cui l'imputato avrebbe avuto diritto in caso di rito abbreviato. Infine aveva richiesto le attenuanti generiche. L'imputato non era stato sottoposto a una perizia psichiatrica come richiesto a gran voce dalla difesa, la pubblica accusa e la parte civile si erano opposte. La capacità di intendere e di volere al momento del fatto non è stata quindi presa in esame.

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Jawad Hicham

La ricostruzione della notte della tragedia

"Le ho uccise io, le ho uccise io", sono queste le parole che Jawad Hicham urlò alla vista delle Volanti della Polizia di Stato la notte tra il 12 e il 13 aprile. Il figlio della coppia aveva chiamato i soccorsi a mezzanotte e 58 minuti. Cinque minuti dopo, alle 01,03, anche Hicham dalla cabina telefonica di fronte all'abitazione, all'ombra di Porta San Lorentino, chiamò il 112. L'uomo ammise: "Ho commesso un reato enorme" e un minuto e mezzo dopo chiamò nuovamente per sollecitare i soccorsi. 

VIDEO | Le coltellate in camera da letto e la richiesta d'aiuto del figlio

Uno degli agenti corse nell'abitazione: sulle scale il figlio 16enne della coppia con in braccio la sorellina lo chiamava a gran voce. Le due donne erano nella camera da letto: Brunetta per terra, Sara riversa sul letto. La 35enne non era ancora morta: sarebbe spirata pochi minuti dopo, all'ospedale San Donato.

L'autopsia ha poi svelato che sul corpo di Sara furono affondate 23 coltellate, due delle quali furono fatali. Secondo il medico legale, la giovane mamma potrebbe aver ricevuto anche un colpo al volto. I fendenti che raggiunsero Brunetta invece furono 3.

Una tragedia che si verificò in una manciata di minuti: l'ultimo messaggio inviato da Sara quella notte fu spedito alle 00,52. A mezzanotte e 58 minuti il duplice omicidio si era già consumato e il figlio della coppia aveva chiamato aiuto. 

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