"Dio sa la verità", gruppo di congolesi manifesta per Gratien davanti al carcere

Avrebbero dovuto essere duecento, ne sono arrivati dodici a manifestare. Tanti sono i cittadini congolesi, per lo più della comunità capitolina, che questa mattina poco dopo le 11, sono arrivati davanti davanti al carcere San Benedetto di Arezzo...

 

Avrebbero dovuto essere duecento, ne sono arrivati dodici a manifestare. Tanti sono i cittadini congolesi, per lo più della comunità capitolina, che questa mattina poco dopo le 11, sono arrivati davanti davanti al carcere San Benedetto di Arezzo per chiedere la liberazione di padre Gratien Alabi, loro connazionale che si trova agli arresti con l'accusa di aver ucciso e fatto scomparire il cadavere di Guerrina Piscaglia, la donna di Ca' Raffaello di cui non si hanno più notizie ormai dal 1° maggio 2014.

"La verità la sa Dio. Soltanto Dio, Gratien e - forse - la famiglia di Guerrina. Di certo non la sappiamo noi e non la sanno i giornalisti", così ha detto un rappresentate della delegazione congolese davanti alla telecamere. C'è stata poi una digressione, con alcune vaghe insinuazioni, sul fatto che Gratien sia stato disturbato nell'interpretare il suo ruolo di parroco con visite continue nella sua abitazione "dalle 8 della mattina alle 9 di sera".

I manifestanti si sono poi disposti nei pressi dell'ingresso del carcere aretino, davanti all'avvocato di Gratien Francesco Zacheo, delle forze dell'ordine e dei cronisti, esponendo quattro striscioni bianchi con scritte azzurre per chiedere gli arresti domiciliari del sacerdote, così come la difesa ha - da tempo - sollecitato. Ma il giudice per il momento non ha concesso sconti, il 30 novembre è atteso il verdetto per il ricorso contro il no alla scarcerazione.

Intanto si avvicina la data del processo per il religioso: manca meno di un mese all'inizio del procedimento, la prima udienza è fissata per il 4 dicembre. Gratien, nell'occasione, avrà un avvocato difensore in più: a Zacheo si unisce Riziero Angeletti.

@MattiaCialini

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