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Caso Banca Etruria: il tribunale si sposta in sala dei Grandi. In aula per le consulenze d'oro

Riprende dal cuore della città il procedimento per le consulenze "d'oro", incardinato in seguito ad un filone d'inchiesta sul crac di Banca Etruria. Numerosi gli imputati, molti dei quali membri dell'ultimo cda dell'istituto di credito aretino. Tra loro anche Pierluigi Boschi

 

Ha preso il via una nuova udienza riguardante la maxi inchiesta Banca Etruria. Quello di oggi è sicuramente un passaggio delicato e il giudice sarà chiamato a decidere sull'ammissione delle parti civili. Ma tra le altre peculiarità dell'appuntamento di oggi c'è anche quella riguardante il cambio di sede. Il tribunale infatti ha accordato il trasferimento dell'udienza nella sala dei Grandi della Provincia di Arezzo. Riprende dal cuore della città il procedimento per le "consulenze d'oro", incardinato in seguito ad un filone d'inchiesta sul crac di Banca Etruria. Numerosi gli imputati, molti dei quali membri dell'ultimo cda dell'istituto di credito aretino. Tra loro anche Pier Luigi Boschi, padre dell'ex ministro Maria Elena. Per tutti la Procura aveva chiesto il giudizio con citazione diretta

A chiedere di costituirsi parte civile sono state circa trecento persone, rappresentate da quattro legali. Molti sono aderenti alle associazioni di consumatori che, stavolta, non si sono presentate come enti (viste anche le precedenti esclusioni). Durante l'udienza i legali delle difese potranno chiedere l'esclusione di alcune di queste parti. Sarà il giudice Ada Grignani a prendere una decisione in camera di consiglio.

Crac Banca Etruria, per la prima volta un processo in Sala dei Grandi

Le tesi della procura

Ma quali sono le consulenze nel mirino del pool di magistrati della Procura? Si tratta di quelle furono affidate dall'istituto di credito per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing. Le autorità bancarie, infatti, avevano richiesto di approfondire la possibilità di una fusione con la Banca Popolare di Vicenza - operazione che poi non si concretizzò - e per farlo furono assegnati incarichi definiti dall'accusa "d'oro".

Per sondare la prospettiva di tale fusione, infatti sarebbero stati spesi circa 4 milioni e mezzo di euro di cui 1,9 milioni per la consulenza della società Bain & Co, 532mila euro per un incarico di due mesi a Mediobanca - che aveva il ruolo di advisor del processo di aggregazione - poi ci sono gli studi professionali, quello legale che seguiva Gianni Agnelli a Torino, Franzo Grande Stevens, che ricevette 824 mila euro, quello dello studio romano De Gravio e Zoppini per 800 mila, e altre 200mila euro per lo studio Camuzzi, Portale e De Marco. Consulenze che secondo la procura furono non solo inutili ma anche "ripetitive", e che andarono a gravare ulteriormente sulla disastrosa situazione di Banca Etruria.

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