Telemedicina in pneumologia: i risultati ottenuti dalla ricerca clinica della Fondazione Cesalpino

Lo studio durato tre anni, proseguito anche in piena crisi Coronavirus. Ridotti ad un terzo i ricoveri dei pazienti critici che vivono a casa con il supporto di ventilatori artificiali 

Raffaele Scala, direttore della pneumologia

Non solo Covid. Ed anzi, anche durante questi tre mesi di emergenza in cui tutte le strutture sanitarie sono state sotto stress a causa della pandemia, azioni programmate che riguardano soggetti particolarmente fragili, sono proseguite con la necessaria professionalità, organizzazione, strumentazione e soprattutto ricerca. La Fondazione Cesalpino ha proprio nella ricerca clinica e scientifica la propria principale missione, attuando all’interno delle strutture ospedaliere della nostra provincia una serie di progetti che mirano a introdurre nuovi modelli organizzativi, attenti al miglioramento delle condizioni di pazienti con varie patologie anche gravi. Alla fondazione, quando necessario come nel caso del progetto “Il ruolo della Teleassistenza per la prevenzione della re-ospedalizzazione dei pazienti cronicamente critici dimessi dalla Pneumologia” si affianca il Calcit di Arezzo in una sinergia sempre più prolifica. Dopo tre anni di intenso lavoro, è possibile oggi tirare le somme. 

Un contesto molto complesso

La Toscana è una regione in cui si vive molto a lungo e la popolazione sopra i 65 anni si incrementa di anno in anno. Le malattie respiratorie croniche sono in aumento, delle quali solo la BPCO (Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva) rappresenta il 12,7%. L’aumento dell’indice di anzianità insieme all’aumento delle malattie croniche hanno reso necessaria l’introduzione di un nuovo modello assistenziale, in cui un professionista sanitario di riferimento ha la responsabilità di pianificare e facilitare il coordinamento delle cure del paziente. Nel modello assistenziale, appare fondamentale il ruolo dell’infermiere “case manager”. 

Come e quando nasce il progetto aretino

Il progetto di ricerca clinica promosso dalla Fondazione Andrea Cesalpino inizia nel 2017, concordato con la Asl Toscana Sud Est.  Per i soggetti affetti da malattie respiratorie croniche la fase post-dimissione è la più delicata, con un alto rischio di re-ospedalizzazioni e mortalità. La ricerca ha l’obiettivo di ridurre l’incidenza di rientri nella Unità Operativa di Pneumologia e U.T.I.P. dell’Ospedale San Donato di Arezzo, uno dei reparti adesso maggiormente coinvolti nella cura dei pazienti Covid e destinato nei prossimi mesi (se non anni) a gestire gli effetti della pandemia. Per il progetto di ricerca, ai metodi assistenziali convenzionali domiciliari, si è affiancata la telemedicina, coordinata da un infermiere Case Manager, figura di riferimento per coordinare gli specialisti con i familiari quando il paziente dipende da supporto ventilatorio artificiale. Un infermiere specializzato che prende in carico e accoglie il paziente all’interno della unità operativa, valuta la famiglia e individua un caregiver (soggetto professionale o familiare che seguirà il paziente a casa) a cui fare riferimento in prospettiva di una dimissione a domicilio e lo forma alle azioni più elementari e necessarie; assicura la valutazione precoce in reparto, da parte dei componenti dell’equipe assistenziale, dei bisogni assistenziali della persona e della famiglia per garantire una dimissione protetta; valuta la soluzione più idonea per la collocazione della persona in base alle condizioni cliniche che obbligano ad una dimissione in una struttura adeguata o in caso di non possibile rientro al proprio domicilio per problemi sociali; addestra il caregiver in caso di rientro a domicilio, alla gestione dei presidi necessari di supporto ventilatorio, di tipo invasivo o non invasivo; fornisce i contatti necessari per avere assistenza a domicilio, in modo che ci sia la possibilità di attivare, in caso di necessità, il Pneumologo, l’UTIP, il Medico di famiglia, l’infermiere stesso o le ditte eroganti servizio di tipo tecnico alla persona.

Impegnate nel progetto finora tre borsiste

L’attività dal 2017 ad oggi è stata svolta da 3 infermiere borsiste (Sabrina Torchia, Kety Mori, Elisabetta Tinti, sotto la responsabilità del direttore della Pneumologia Raffele Scala) e verrà portata avanti anche negli anni a venire. I pazienti inclusi nello studio sono affetti da una patologia respiratoria cronica o una malattia muscolare neurodegenerativa, devono essere ricoverati in Pneumologia UTIP e devono avere la necessità a domicilio di un supporto ventilatorio di tipo invasivo o non invasivo. Ad oggi i pazienti che corrispondono ai criteri di inclusione nello studio di ricerca sono 50, di cui 33 telemonitorati; hanno in media 70 anni e sono affetti in maggioranza da BPCO, Sclerosi multipla, SLA e OSAS (Sindrome da Apnee Ostruttive del Sonno). Il carico assistenziale che producono è abbastanza elevato e hanno una bassa autonomia funzionale residua: 9 pazienti su 50 hanno problemi sociali e vengono seguiti da un amministratore di sostegno o assistenti sociali, oppure vivono soli. Dei 50 totali 42 sono stati dimessi con prescrizione di supporto ventilatorio di tipo non invasivo, 8 con supporto ventilatorio di tipo invasivo (termini oggi divenuti di comune comprensione proprio per le cure somministrate ai soggetti più gravi contagiati da Covd-19). 

Con la telemedicina nuovi ricoveri ridotti al lumicino

Nella prima parte della ricerca sono stati raccolti dati di due gruppi differenti di pazienti, tutti affetti da malattie neurodegenerative muscolari e polmonari croniche ricoverati più volte l’anno in reparto per riacutizzazione della malattia cronica o necessità di supporto ventilatorio per peggioramento della situazione clinica. La ricerca ha individuato due step di valutazione: la re-ospedalizzazione dopo un mese e dopo tre mesi dalla dimissione con o senza telemonitoraggio.  I risultati sono molto positivi: ad un mese dalla dimissione dall’ospedale prima della telemedicina tornavano in corsia il 45% dei pazienti. Con la telemedicina la re-ospedalizzazione si è ridotta al 13%. Un vantaggio incredibile per la qualità di vita dei pazienti, ma anche per strutture ospedaliere. Dopo tre mesi il risultato è di un nuovo ricovero nel 30% dei casi (senza telemedicina era più del doppio). La metà dei 50 pazienti inclusi nello studio hanno avuto almeno una riacutizzazione a domicilio, il 40% delle stesse sono state gestite telefonicamente da infermiere e Pneumologo di reparto in collaborazione con il medico di famiglia dei pazienti stessi.

Ambulatorio infermieristico per CPAP

Dall’inizio del progetto ad oggi è stata svolta un’attività supplementare alla gestione dei pazienti in ventilazione dedicata ai pazienti affetti da OSAS. Nel periodo da Luglio 2019 a Marzo 2020 sono stati adattati a Cpap (Continuous Positive Airway Pressure) 61 pazienti affetti da OSAS tutti inclusi nel telemonitoraggio. Quasi tutti i pazienti sono stati adattati in ambulatorio infermieristico evitando di farlo durante il ricovero ospedaliero in degenza.

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