Lunedì, 15 Luglio 2024
Attualità Monte San Savino

Accoltellati e dati alle fiamme. Il sorriso di Modesta che morì abbracciata al suo bambino

Una storia straziante che avvenne 79 anni fa nelle campagne savinesi. Modesta, da allora, è il volto femminile della Resistenza aretina

“Lei era la nostra cuoca, contadina, animatrice, staffetta e portatrice di sorrisi”. Questa era Modesta Rossi secondo Renzino, al secolo Edoardo Succhielli, comandante dell’omonima banda partigiana. 29 anni, madre di 5 figli, moglie e compagna del partigiano Dario Polletti. Morì in una giornata d’estate mentre stringeva a sé il figlio Gloriano di appena 13 mesi.

Ad Arezzo il suo nome viene pronunciato spesso in riferimento all’omonima scuola per l’infanzia di via Alessandro dal Borro. In pochi però sanno realmente chi è stata quella giovane donna che ha dato la propria vita per non tradire i valori di resistenza e libertà oltre che salvare il marito.

Era il 29 giugno 1944 quando le truppe tedesche raggiunsero casa dei Polletti. Prima di arrivarvi, in quegli stessi giorni, avevano scatenato feroci rastrellamenti in Valdichiana. Forse indirizzati da un delatore, fecero tappa a Solaia di Monte San Savino. Qui trovarono Modesta. Come ogni giorno si stava dedicando ai bambini. Giovanni, Mario, Silvano, Gualtiero e Gloriano. Era in casa quando quegli uomini in divisa piombarono sulla porta. I figli più grandi riuscirono a nascondersi nella vigna. Lei venne legata a una sedia col più piccolo in braccio. Le venne chiesto dove si trovasse il marito. Non un fiato. Poi durò tutto un istante appena. Uno degli uomini fu su di lei. Estrasse un coltello, uccise prima Gloriano. Poi si accanì su di lei. Una coltellata. Strinse le braccia al corpo del piccolo. Un’altra coltellata. Strinse ancora. Un’altra, un’altra ancora. Non mollò mai la presa. Il suo corpo, così come quello del piccino e di altre quattro persone, venne portato in una capanna data poi alle fiamme. Venne trovata poco dopo. Modesta stringeva ancora al seno il suo bambino.

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"Seguiva il marito nelle impervie montagne dell’Appennino Tosco-emiliano e con lui divideva i rischi, i pericoli e i disagi della vita partigiana, animata e sorretta dalla fede e dall’amore per la Patria. Incaricata di umili mansioni assistenziali, chiedeva e otteneva di prendere parte attiva alla lotta rifulgendo con le armi in pugno per coraggio e sprezzo del pericolo. Arrestata dai tedeschi resisteva eroicamente a torture e lusinghe e, senza proferire parola che potesse essere rivelazione, affrontava il plotone di esecuzione che spietatamente stroncò, insieme alla sua, l’esistenza di un figlioletto di appena un anno che, quale giovane virgulto, era avvinto al seno materno".

A Modesta Rossi è dedicata la canzone Storia di Modesta Rossi dei Casa del Vento inserita nell'album Sessant'anni di Resistenza (2004).

Il lavoro come sarta e poi la Resistenza

Modesta Rossi era nata a San Martino d’Ambra in provincia di Arezzo, il 5 maggio 1914. I suoi genitori, Matteo e Rosa Nocenti, erano persone semplici, grandi lavoratori. Poco più che ragazza, per aiutare la famiglia, iniziò a fare la sarta in casa. Più avanti per un breve periodo raggiunse i fratelli a Genova dove approfondì lo studio del cucito. Una volta rientrata ad Arezzo incontrò Dario Polletti. Si sposarono nel 1935 e si trasferirono a Solaia di Monte San Savino. L’anno successivo nacque il primo figlio Giovanni, poi Mario, Silvano, Gualtiero e Gloriano. Nel 1943 il marito si era unito ai partigiani della Banda Renzino. Anche Modesta, poco dopo, venne arruolata come staffetta della banda. Nel giugno del 1944, dopo la battaglia di Montaltuzzo, Modesta con la cognata Assunta, si impegnò per ristabilire i contatti tra i vari gruppi partigiani che si erano dispersi. Nonostante il serrato pattugliamento che era in atto in zona, le due donne camminarono per ore al buio, per riuscire a raggiungere i capanni dove i partigiani si erano rifugiati. Volevano mettere nuovamente insieme il gruppo per continuare la resistenza.

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