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La protesta a passo di danza degli "Invisibili": "Diffondiamo benessere non virus"

Una delegazione di insegnati di danza, di teatro e istruttori di varie discipline sportive questa mattina si è ritrovata in piazza della Libertà per raccontare il loro disagio in seguito alla chiusura delle loro attività sancita con l'ultimo dpcm.

 

"Le nostre categorie non sono mai state considerate essenziali, per questo manifestiamo". Così una delegazione di insegnati di danza, di teatro e istruttori di varie discipline sportive questa mattina si è ritrovata in piazza della Libertà per raccontare il loro disagio in seguito alla chiusura delle loro attività sancita con l'ultimo dpcm. "Gli invisibili", a passo di danza, col fuoco dell'arte nelle vene e con parole misurate, ma pesanti come macigni, hanno espresso con una toccante performance il dramma di chi ha visto azzerare mesi di lavoro. 

"Siamo stati i primi a chiudere durante il lockdown - spiega Letizia Bonciani - gli ultimi a riaprire e adesso un nuovo stop. Invece noi abbiamo tantissime prerogative che ci rendono davvero essenziali"

"Cerchiamo di sostenere tutte le categorie che richiamano il teatro, la danza, la musica, tutti quelli che fanno spettacolo ed esibizione, gli sportivi. Vorremmo che il nostro messaggio fosse incisivo e che spingesse il governo a tornare sui propri passi, assumento decisioni diverse - sostiene Fabrizio Betti - rivedendo cioè le restrizioni imposte e salvaguardando la nostra professione".

Dietro alle accademie di danza, di teatro, alle società sportive, ci sono infatti centinaia di professionisti che nella vita si dedicano all'arte e allo sport, ma che hanno anche un importante ruolo educativo per i giovani aretini che si avvicinano a queste discipline.

"Tre giorni prima del decreto che ha sancito la nuova chiusura - afferma Laura Gorini - ci sono state comunicate delle nuove linee guida. Abbiamo avuto pochissimo tempo per adeguarci, ma ci siamo riusciti. E non appena avevamo rimodulato tutte le attività ci hanno detto che avremmo dovuto chiudere ancora".

Un danno per la cultura e per lo sport. Un danno economico imponente che va oltre alle scuole dove si formano i giovani. "Vogliamo ricordare - sottolinea Gorini - che che tutte le nostre attività hanno un indotto imponente. Ci sono i negozi che vendono gli articoli per danza e sport. Ci sono i fotografi e i videomaker che sono impegnati ogni anno con gli spettacoli. E poi i tecnici del suono e delle luci. Insomma gli operatori coivolti non si limitano soltanto agli insegnanti o agli istruttori: c'è un intero settore in sofferenza".  

Poi l'appello al governo: "Non siamo diffusori del virus - hanno detto a gran voce durante la manifestazione - siamo diffusori di benessere. Per questo chiediamo che sia tutelato il diritto al lavoro di attori, ballerini, insegnanti di danza, musicisti, tecnici, istruttori, personal trainer. Perché noi viviamo di questo. Concretamente chiediamo aiuti economici che ci permettano di sostenere affitti e utenze, chiediamo che sia istituito un bando regionale che possa aiutare tutte le nostre attività e chiediamo risorse per sostenere un settore che non è superfluo, ma che anzi si rivelerà  fondamentale per controbilanciare gli effetti psicologici che ci lascerà questa pandemia. L'Italia ha bisogno di benessere". 

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