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Dici Pomezia, pensi a Tovalieri. "Stadio pieno, entusiasmo, gol. Arezzo sempre nel cuore"

L'attaccante, oggi 56enne, è nato a pochi passi dal campo dove oggi giocano gli amaranto: "Vengo a salutare i tifosi, guardo la partita e poi scappo al derby. Al Comunale grandi ricordi, quanta passione che c'era"

Dici Pomezia e pensi al cobra, alias Sandro Tovalieri. 92 presenze e 30 gol con l'Arezzo distribuiti in quattro stagioni, due di B e due di C. Classe '65, talentuoso e scostante, rapido e indolente, è stato un vero centravanti di strada, come si è definito nella sua autobiografia.

I tifosi lo ricordano come il prototipo del giocatore che ti fa spellare le mani e imprecare nel giro di una settimana, anzi della stessa partita. E comunque, nonostante gli errori di gioventù e il crociato che saltò proprio ad Arezzo, il “Tovaglia” si è goduto una carriera mica male: 151 gettoni in serie A con 49 reti regalate a Roma, Avellino, Bari, Atalanta, Reggiana, Cagliari e Sampdoria. Più tutto il resto. La notizia è che oggi ci sarà anche lui al “Marco Mazzucchi” di Ardea.

“Io sono nato proprio qui. Questa è casa mia, ho cominciato da questi campetti. Spero di non avere imprevisti, così alle 15 vengo a vedermi l'Arezzo, poi scappo e vado all'Olimpico per il derby. Mi fa piacere salutare i tifosi aretini, lo sanno tutti che a loro e alla città sono rimasto molto legato”.

Tovalieri in amaranto arrivò nell'estate del 1984. Restò solo una stagione, in cui in panchina si alternarono Riccomini, Chiappella e Pinella Rossi. Poi tornò nel 1987, dopo due stagioni in A con Roma e Avellino, e tornò perché quella squadra, affidata a Bruno Bolchi, doveva vincere il campionato. Invece retrocesse in C.

“E' sempre stato così in quel periodo. La società costruiva organici per salire di categoria e non ce la facevamo mai. E' difficile da spiegare, anche a distanza di tempo. In ogni caso ho ricordi molto belli: lo stadio sempre pieno, l'attaccamento della gente, i compagni. I tifosi mi hanno amato e anche detestato in certi momenti, ma fa parte del gioco”.

Tovalieri oggi è il responsabile della scuola calcio del Falaschelavinio, segue i bambini piccoli ma anche il calcio dei più grandi, dalla sua Roma fino ai dilettanti.

“L'Unipomezia è una società ambiziosa. Il presidente Valle stava provando a vincere l'Eccellenza da due o tre anni e alla fine ce l'ha fatta. La squadra non è male, ha qualche elemento di valore, anche se per una neopromossa l'impatto con la categoria è tosto. Infatti domenica hanno perso male con il San Donato, però occhio: vorranno rifarsi. Certo, se mi avessero detto che un giorno l'Arezzo avrebbe giocato con l'Unipomezia, non ci avrei creduto”.

La retrocessione della scorsa primavera non ha nulla a che vedere con quella dell'88 di cui si parlava prima, anche se alla fine si tratta sempre di ricostruire. Tovalieri ripartì da Rampanti e Magni, poi fu decisivo Benvenuto che lo ricostruì anche moralmente, sfruttando la sua classe accoppiata a quella di Dell'Anno.

“Ho visto che l'Arezzo ha preso Mariotti in panchina e che all'esordio ha vinto 2-1 con il Trestina. Quando un club così blasonato si trova a giocare in campi di periferia, l'importante è partire bene. Se arrivano quattro o cinque risultati di fila, allora le cose cambiano e diventa tutto più facile”.

Il cobra deve salutare, circondato dalle voci dei ragazzini che inseguono un pallone. Prima però c'è tempo per un flashback sullo stadio che due giorni fa ha compiuto 60 anni: “Il primo ricordo è la rovesciata di Domenico con il Campobasso. Indelebile, ho i brividi ogni volta che la rivedo. Poi scelgo la doppietta al Parma di due settimane prima. Perdevamo 2-0, vincemmo 3-2. E poi il gol in amichevole al Napoli di Maradona: la palla mi passa sopra la testa, io al volo la metto all'incrocio. Estate 1984. Al Napoli, con la maglia dell'Arezzo, segnai anche in Coppa Italia. E al San Paolo misi dentro il mio primo gol in serie A con la Roma. Finì 1-1, pareggiò Diego. Se ci penso, mi sembra ieri”.

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