Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Calcio

Fisico, corsa, tecnica, gol. Inizio di campionato da applausi per Sparacello

Palermitano di nascita, giramondo di professione, l'attaccante a 26 anni ha vestito più maglie di tanti colleghi a fine carriera. Sempre in cerca della consacrazione, ad Arezzo si è conquistato una maglia da titolare e ha segnato due volte nelle prime due giornate

Palermitano di nascita e giramondo di professione. Claudio Sparacello è partito dalla Sicilia per girovagare da nord a sud in cerca della dimensione giusta: Torino e Ancona, Macerata e Trapani, Padova e Bolzano, Pistoia e Reggio Calabria, la Puglia e l'Abruzzo, il Siena e l'Acireale. Ha vestito più maglie lui a 26 anni che tanti colleghi a fine carriera, a caccia di quella consacrazione che, per un motivo o per l'altro, gli è sempre sfuggita un po' più in là.

“Mi è mancato qualcuno che credesse veramente in me” spiegò qualche anno fa in un'intervista. E il trend non dev'essere cambiato, se è vero che quest'estate si è concretizzato l'ennesimo trasferimento della lista: dal Gelbison di Vallo della Lucania ad Arezzo, in una piazza delusa e avvelenata dalla retrocessione.

Sparacello prometteva tanto e ha mantenuto solo in parte. Eppure Cosmi, uno che qua ha combinato tanto di buono, lo ha fatto debuttare in serie B a 20 anni. Era il Trapani che arrivò terzo in campionato e alla finale play-off per la A, poi persa contro il Pescara.

Sparacello doveva diventare qualcuno, invece ha perso qualche treno. Anche per colpa sua, ovviamente. Rendimento incostante, alti e bassi e poi, dettaglio decisivo per una punta, pochi gol: massimo 7 nella stagione scorsa.

Gli estimatori, comunque, non gli sono mai mancati. Né da ragazzo, quando andò alle giovanili del Toro, né adesso. De Vito, direttore tecnico dell'Arezzo, rientra in questa schiera. E Sparacello, che doveva essere un vice Foggia, un attaccante centrale da utilizzare all'occorrenza, nelle prime due giornate di campionato si è messo in luce come seconda punta di movimento.

Forte fisicamente, veloce, abile nella difesa della palla e nell'aprire il gioco, l'ex ragazzino che sognava al “Barbera” per le prodezze di Luca Toni, ha firmato 2 gol di testa da bomber vero: il primo, spettacolare, contro il Trestina. E il secondo, meno d'impatto ma ugualmente efficace, contro l'Unipomezia.

Il precampionato così così, come quello di tutta la squadra, per adesso è chiuso in un cassetto. Il presente dice che Sparacello si è guadagnato una maglia da titolare e che, con tutte le cautele del caso, potrebbe essere arrivato al momento giusto nel posto giusto.

Magari lui non lo sa, ma Arezzo è da sempre terra fertile per gli attaccanti, sia per chi deve esplodere che per quelli in cerca di rilancio. Basta scorrere gli almanacchi e guardare i numeri di Bazzani e Frick, di Abbruscato e Martinetti, ma anche di Brunori e Gori, per restare alla storia recente. O, limitandosi alla serie D, di Battistini e Martinez, Raso e Cissé. Al Comunale, se uno sa giocare, la butta dentro.

Sparacello è il capocannoniere della squadra con 2 gol, titolo virtuale dopo appena 180 minuti di campionato. Da qualche parte, però, bisogna pur cominciare. E il calcio insegna che, una volta imboccata la strada giusta, non si torna indietro.

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