Venerdì, 18 Giugno 2021
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La vera storia di Porta Trento Trieste

Con i suoi due secoli di vita e poco più, non ha nulla a che vedere né con il medioevo aretino, età storica in cui è ambientato il Saracino, né con la cinta medicea, che a est prevedeva solo Porta Crucifera o Porta Colcitrone

Oggi la conosciamo tutti come Porta Trento Trieste, l’accesso a est del centro storico di Arezzo e quello di riferimento per il quartiere di Porta Sant’Andrea, uno dei quattro in cui è suddivisa la città per la Giostra del Saracino. In realtà, con i suoi due secoli di vita e poco più, non ha nulla a che vedere né con il medioevo aretino, età storica in cui è ambientata la rievocazione, né con la cinta medicea, che a est prevedeva solo Porta Crucifera o Porta Colcitrone.

Nel 1804, durante la dominazione francese nella penisola, venne emanato un decreto sulla gestione viaria e nel 1806 fu costituito il Corpo degli ingegneri di Acque e Strade sul modello già esistente in Francia, deputato alla realizzazione e al miglioramento delle infrastrutture italiane, alquanto obsolete. Anche il territorio aretino fu oggetto di importanti interventi. Nel 1811, ad esempio, si dette inizio ai lavori per via Anconetana, una strada che doveva collegare Arezzo e l’Adriatico. Il tratto faceva parte di un progetto del 1809 molto più ampio, mai andato in porto, che mirava a creare una grande arteria che mettesse in comunicazione Livorno con la Romagna e le Marche. Una “strada dei due mari” su cui si lavorò a lungo senza concluderla... Vi ricorda qualcosa?

La caduta di Napoleone, nel 1814, causò l’interruzione dell’opera, che riprese sotto il governo granducale nel 1815 e si bloccò nuovamente nel 1839. Il percorso compiuto, che passando dalla Valcerfone e dalla Valtiberina proseguiva a est, prese il nome di Strada Regia dell’Adriatico. Il mare tuttavia lo vide solo da lontano, perché si fermò a Urbania, in Umbria.

La via partiva dalla nuova porta di Arezzo, aperta lungo il tratto orientale delle mura cinquecentesche, a poca distanza dal baluardo di San Giusto, uno dei sette della cinta medicea. Quest’ultimo prendeva il nome da un’antica chiesa, detta anche di San Giustino, posta nella parte finale di via Fontanella e soppressa negli anni Ottanta del XVIII secolo. A poca distanza si trovava anche un omonimo monastero femminile agostiniano.  

L’ingresso cittadino fu inaugurato nel 1816 – come ricordano le iscrizioni in entrambi i lati – con il nome di Porta Ferdinanda, in onore del granduca Ferdinando III di Lorena. Al sovrano fu dedicato anche il monumento neoclassico di Stefano Ricci, collocato nel 1822 in Piazza Grande e poi trasferito nel 1932 in cima a Piaggia di Murello. Le due opere, simbolo della restaurazione lorenese, celebravano colui che ebbe il merito di compiere il decisivo passo verso la conclusione della bonifica della Val di Chiana. L’accesso, detto anche Porta Nuova o Porta Ferdinandea, fu eretto su disegno dell’ingegner Neri Zocchi, tecnico apprezzato sia dal governo napoleonico, sia da quello lorenese. L’emblema granducale venne posizionato nel timpano del lato esterno.

Nel 1819, su progetto di Luigi Chiostri, fu trasferito all’esterno della porta lo sferisterio per il Gioco del pallone con il bracciale, che fino ad allora si svolgeva fuori Porta Santo Spirito e al Prato. Il campo sportivo, al quale si accedeva attraverso un’elegante doppia scalinata con fontanella alla base, connotò per oltre un secolo la zona e fu sistemato e ammodernato a più riprese. Le immagini degli anni Trenta del secolo scorso ci mostrano ancora le sue fattezze ma le gradinate ormai fatiscenti. Sport giovani come ciclismo e calcio avevano già monopolizzato l’interesse. 

Intanto Porta Ferdinanda aveva cambiato nome. La Toscana, infatti, dal 1860 non era più un granducato ma faceva parte del Regno d’Italia, che nel 1915 aveva dichiarato guerra all’impero austro-ungarico, retto dai discenti del ramo Asburgo-Lorena. Nel 1916, a cent’anni dalla sua apertura, l’entrata fu rinominata Porta Trieste, come recita la lapide di sinistra della facciata che dà su piazza San Giusto, collocata il 20 settembre (46° anniversario della Breccia di Porta Pia).  Il 3 novembre 1918, a pochi giorni dalla fine della Grande Guerra, fu aggiunta una seconda stele a destra, che definiva il nome di Porta Trento Trieste. Le due città erano i simboli per antonomasia dell’irredentismo italiano e “Trento e Trieste!” uno dei gridi di battaglia più utilizzati al fronte.

L’ultimo restauro della porta e il consolidamento delle mura limitrofe, inseriti da tempo nel piano triennale delle opere pubbliche, vennero condotti nel biennio 2018/19 dal Comune di Arezzo su progetto redatto in collaborazione con il quartiere di Porta Sant’Andrea. Un bel regalo per aretini e turisti che ogni giorno entrano in città da quel lato.

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