Quarantena e futuro, parla Pupo: "Paura io? Ne avevo davanti al tribunale fallimentare di Arezzo, mica oggi"

E domani come sarà? Come affrontare il post coronavirus? Ecco le riflessioni di Enzo Ghinazzi: "Io mi sento un po’ fuori dal coro. Ho un’età, un vissuto, una corazza psicologica e professionale che mi proteggono"

Enzo Ghinazzi in arte Pupo (Foto di Up Magazine edito da Atlantide Adv)

E domani come sarà? Come affrontare il post coronavirus? Ecco le riflessioni di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, cantante, conduttore televisivo e showman di successo originario di Ponticino.

"Di sicuro domani non sarà peggio di oggi. Peggio di così è impossibile. I danni prodotti dalla pandemia, i morti che abbiamo dovuto piangere, quest’atmosfera di paura resteranno nella nostra memoria. La gente è spiazzata, non vede il pericolo ma sa che c’è, che potrebbe annidarsi in un amico, in un familiare. La realtà ci è cambiata in un istante, velocemente, proprio secondo lo stile dei nostri tempi. Ma dall’apocalisse si rinasce, quindi prima o poi le cose andranno meglio, anche se vedo davanti a noi un futuro moralmente sgretolato. Ci riprenderemo piano piano, cambiando le abitudini e gli stili di vita.

Io mi sento un po’ fuori dal coro. Ho un’età, un vissuto, una corazza psicologica e professionale che mi proteggono. Non ho l’orizzonte né il tempo per pensare a chissà quali stravolgimenti della mia quotidianità. In termini di inquietudine, di incertezza, di fragilità ho già dato. Quando me ne stavo seduto sui gradini del tribunale fallimentare di Arezzo, senza un soldo, con i pignoramenti in corso, con i creditori alle calcagna, avevo paura. Oggi no.

Mi auguro che venga meno l’ipocrisia di chi continua a ripetere che a casa si sta bene e quasi sempre è un ricco, con trenta stanze a disposizione. Chi vive in trenta metri quadrati a casa ci sta male, vuole tornare a fare quello che faceva prima.

Domani come sarà? Non lo so, ma tutto questo ce lo butteremo alle spalle. E lo dico facendo appello alla mia razionalità, non alla mia debolezza: la gente adesso è fragile, spera che il mondo diventerà più bello, più giusto perché ha bisogno di sentirsi rassicurata. Io, se ci rifletto con lucidità, credo che l’uomo riuscirà a saltare l’ostacolo come ha fatto altre volte in passato. La storia ci insegna sempre qualcosa".

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Articolo pubblicato in origine su Up Magazine Arezzo 12 / Primavera 2020 edito da Atlantide Adv

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