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Guido Tarlati, l'ultimo vescovo e signore di Arezzo che si oppose anche al Papa

Vescovo di Arezzo e signore a vita. Con Guido Tarlati la città di Arezzo espande i propri possedimenti intaccando quelli della Chiesa conoscendo un periodo di pace e prosperità

Siamo all'inizio del 1300. Arezzo è reduce dalla sconfitta nella piana di Campaldino, in quello scontro che tolse l'indipendenza alla città e che spazzò via una intera classe dirigente. Tra i caduti sul campo di battaglia quel sabato di giugno del 1289 c'è il vescovo, ma anche signore della città, Guglielmino degli Ubertini. Da quel momento Arezzo non avrà più una moneta propria (il 'Grosso') e per alcuni anni il potere spirituale verrà scisso da quello politico.

E' in questo contesto che nel 1312 papa Clemente V ad Avignone consacra Guido Tarlati da Pietramala, discendente di una nobile famiglia ghibellina, vescovo della cattedrale aretina. Da canonico a vescovo riesce ad introdursi sempre più nella vita politica della città tanto da ricevere l'incarico di seguire la costruzione delle nuove mura per aumentarne la sicurezza a tal punto che nel 1321 viene nominato signore a vita di Arezzo.

L'espansione del Comune

Consapevole di quanto possano indebolire la città i contrasti interni riappacifica la parte guelfa e quella ghibellina. Se però la politica interna è all'insegna di una equidistanza, quella esterna invece vuole togliere potere a Firenze. Approfittando delle battaglie dell'esercito fiorentino in altre zone della Toscana contro i ghibellini, il vescovo e signore Guido Tarlati ne approfitta e recupera i possedimenti di Lucignano, Monte San Sanvino, in Casentino, ma non solo. Le casse comunali sono risanate e i possedimenti del Comune di Arezzo si spingono fino a Città di Castello e in zone tra l'Umbria e le Marche, in territori da sempre filopapali.

Guglielmino degli Ubertini: vescovo, condottiero e signore di Arezzo

La scomunica e l'incoronazione del re d'Italia

Papa Giovanni XXII non perse tempo vedendo l'avanzata aretina e così scomunicò Guido Tarlati (1325) nominando un nuovo vescovo che però non entrò mai in città. Venne anche instituita la diocesi di Cortona, pensando così di indebolire l'avversario. Guido Tarlati si oppose alla decisione del pontefice quando aveva raggiunto una notorietà e un potere non di poco conto a soli quattro anni dalla sua nomina a signore di Arezzo. Basti pensare che nel 1328 Guido Tarlati, a Monza, incoronò come re d’Italia Ludovico il Bavaro, proprio come se fosse un pontefice. Un episodio che fece conoscere ancor di più il vescovo ghibellino che solo in punto di morte si riconciliò con la Chiesa.

Quel 'legame' con Guglielmino degli Ubertini

Impossibile non notare i tratti di somiglianza tra Guido Tarlati e Guglielmino degli Ubertini. Entrambi provenienti da famiglie nobili e potenti, entrambi vescovi ma soprattutto signori della città di Arezzo. Due figure storiche che hanno rafforzato il potere e l'influenza aretina nei territori limitrofi, cercando l'ordine, la giustizia e la prosperità.
Due personaggi che condividono anche l'ultima dimora dello loro spoglie mortali. Se infatti visitate la cattedrale di Arezzo percorrete la navata a sinistra. Prima di arrivare alla tomba di Gugliemino degli Ubertini, posta in fondo alla navata, fermatevi a metà, lì dove c'è il monumento funebre a Guido Tarlati. Un'opera che celebra il vescovo Tarlati. Qui sono riportate le vittorie militari, ma anche messaggi di natura politica voluti dalla famiglia dell'ultimo vescovo e signore di Arezzo.

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