Ralli e Caneschi (Pd): "La storia dice che Arezzo non è una città di destra e deve tornare a centrosinistra"

"Estrapolare una frase dal suo contesto comporta il rischio di un’errata interpretazione ma le parole del Presidente del Consiglio rendono necessaria, comunque, una precisazione. Arezzo è una città democratica e antifascista che si è conquistata...

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"Estrapolare una frase dal suo contesto comporta il rischio di un’errata interpretazione ma le parole del Presidente del Consiglio rendono necessaria, comunque, una precisazione. Arezzo è una città democratica e antifascista che si è conquistata ed ha pagato a caro prezzo la sua liberazione". Così commentano Luciano Ralli e Alessandro Caneschi le parole del premier Matteo Renzi che in questi giorni hanno scatenato la polemica.

"Fino al 1999 è stata governata dalla sinistra: in ragione dei numeri elettorali e delle scelte politiche, a cominciare da quelle di Aldo Ducci. Nel 1999 i partiti del centro sinistra hanno commesso un errore di strategia e consegnato la città alla destra che si è dimostrata inadeguata al compito assegnato, terminando la sua esperienza con il Commissariamento e con le inchieste e le condanne della magistratura. Il centro sinistra ha quindi riconquistato il Comune nel 2006 per poi riperderlo quest’anno. Meccanismi politici e di naturale alternanza non possono far venir meno un dato di fatto e cioè che dalla Liberazione ad oggi, la destra ha governato Arezzo per soli sette anni. La conseguenza logica è che questa non è una città di destra.

Il nostro compito, e penso ad Pd ad ogni livello, è di impegnarsi adesso al massimo per dimostrare che la destra è arrivata impreparata al governo di Arezzo. Le prove concrete sono i primi mesi di attività: il Sindaco è stato costretto a citare tra le poche azioni positive, solo il completamento delle iniziative e dei progetti della precedente amministrazione di centro sinistra. Non è chiara la strategia amministrativa e non è individuabile nemmeno uno stile di governo di fronte a emergenze quali Banca Etruria. Non il Pd ma l’intero Consiglio comunale gli aveva chiesto di essere il punto di riferimento istituzionale di risparmiatori e imprese del territorio. Ha preferito conservare i panni politici e non indossare quelli istituzionali, limitandosi ad una normalissima lettera al Presidente della Repubblica e ad accusare i parlamentari aretini. Arezzo non ha bisogno di un Sindaco che punti l’indice in modo accusatorio ma di un primo cittadino che apra le braccia e raccolga attorno a sé, e quindi al Comune, tutti coloro che possono contribuire a risolvere i problemi".

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