Capitale cultura, Romizi: "Mancati i mattoni fondamentali. Ecco perché Arezzo è stata bocciata"

Sono mancate attività permanenti, qualificate, originali, prodotte oggi, grazie alle quali innervare quella capacità progettuale e quel valore della cultura in senso pieno richiesti dal Mibact

"La lettura del progetto predisposto dall'amministrazione comunale per candidare Arezzo a capitale della cultura 2022 fa comprendere perché la nostra città non è stata selezionata tra le dieci località che si contenderanno questa qualifica. Questa vicenda stimola alcune riflessioni di fondo." Inizia così l'analisi di Arezzo 2020 sulla bocciatura del porgetto aretino per la capitale della cultura, nel procedimento è andato avanti in Toscana quello di Volterra. E' proprio il confronto tra le due visioni che mette in evidenza le lacune di quello aretino secondo l'associazione che ha come esponente eletto in consiglio comunale Francesco Romizi.

"Gli equivoci nel dibattito e nel progetto"

"Primo equivoco: capitale della cultura non significa capitale del turismo. La proposta, invece, è stata costruita principalmente con l’obiettivo di attrarre visitatori. Secondo equivoco: capitale della cultura non significa capitale dei beni culturali accumulati nel passato, altrimenti, per rimanere in Toscana, in questi anni una città come Pistoia non sarebbe mai diventata capitale della cultura nel 2017, mentre lo sarebbero state Firenze, Lucca, Siena…

Non sono sfumature di un medesimo concetto, sono proprio concezioni diverse che pure possono avere connessioni. Certamente il riconoscimento di capitale della cultura può attrarre turisti, ed è un bene; certamente i beni storici e artistici che possiamo sfoggiare sono importanti, e ne siamo orgogliosi. Ma nella selezione e nell’assegnazione del “titolo” annuale di capitale della cultura non si intende omaggiare o privilegiare le città turistiche/d’arte. A questo proposito basta leggere una frase del Mibact posta a base di questa iniziativa: «L'iniziativa "Capitale italiana della cultura" è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della cultura per la coesione sociale, l'integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l'innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo». Queste essenziali linee dovrebbero far chiarezza nella discussione e rivelare che di esse nel progetto presentato dall’Amministrazione comunale non se ne percepisce la presenza."

"Mancano i mattoni fondamentali"

"Nella proposta per candidare Arezzo a capitale della cultura mancano quelli che possono essere definiti i “mattoni” fondamentali. Questi sono dati da attività culturali che corrispondano a quattro concetti/requisiti: attività permanenti, qualificate, originali, prodotte oggi, grazie alle quali innervare quella capacità progettuale e quel valore della cultura in senso pieno richiesti dal Mibact. E' il grande buco nero di Arezzo, non solo per ambire ad essere capitale una tantum, ma per elevare la qualità della vita e realizzare una crescita complessiva della città e dei suoi abitanti. Le uniche esperienze che corrispondevano a quei requisiti negli ultimi anni sono state Arezzo Wave, la Casa delle culture, la pur controversa Icastica, abbandonate e uccise, oppure e diversamente, la Cittadella della pace di Rondine, poco considerata dalle amministrazioni e dalla città in genere e nel progetto aggiunta in qualche modo. Altre esperienze che rientrano in quei quattro concetti sopra esposti si ritrovano a Pieve S.Stefano e Anghiari (i Diari e l’Autobiografia), a Cortona (Cortona on the move), per citare solo quelle più rinomate, più altre più piccole e stimolanti, alcune costrette ad agire fuori Arezzo. Da qui deriva l'inserimento nel progetto di alcune attività che si svolgono in provincia, ma solo a mò di elenco sconnesso e strumentale, senza alcuna interazione tra queste esperienze e il capoluogo. Parimenti, non si può riempire il vuoto improvvisando qualcosa all'impronta, cioè chiedendo in fretta e furia ad alcuni soggetti ed esperienze di aggiungere qualche evento per un mero assemblaggio che fa solo un maggior numero di pagine. D’altra parte negli ultimi anni il principale vanto di Arezzo sono state le ripetute occasioni gastronomiche, le quali hanno rappresentato occasioni di socialità, ma di carattere consumistico e niente di più. E solo per non essere troppo lunghi non ci addentriamo nella fallimentare esperienza del Raro festival.

Dunque, per avere un progetto all’altezza mancano, nell’ordine: i "mattoni" fondamentali, un lavoro progettuale che in altre città candidatesi è iniziato per tempo, mettendo in moto energie e creatività, un'idea di fondo che faccia aggio sulle proposte avanzate da altre località (un paio di nobili citazioni in premessa non bastano), un comitato scientifico all'altezza del compito, certamente non surrogabile da qualche testimonial."

L'esempio di Volterra

"Per portare un esempio, Volterra, selezionata tra le dieci candidate, ha iniziato a lavorare alla candidatura per tempo, ha inventato un'idea (non una città capoluogo, ma un intero comprensorio – area interna - con comuni di diverse province), ha elaborato una strategia a medio termine, a partire del concetto di rigenerazione umana, che non si consuma in un anno, ma lascia una forte traccia e si dipana nel futuro, ha stimolato e chiamato i cittadini, i giovani in particolare, ad esprimere proposte, ha un gioiello come il Teatro nel carcere, esperienza di incommensurabile valore internazionale (Arezzo conobbe l’esperienza del Teatro Popolare d’Arte), infine per la direzione del progetto a capitale della cultura si è assicurata persone con grandi competenze, giacché da ultimo hanno diretto Matera capitale europea della cultura 2019 ed altre esperienze di valore nazionale."

Cosa fare?

"In conclusione, se Arezzo vuole fare un salto in avanti ci metta la testa, attragga fermenti da mischiare con le energie locali, costruisca esperienze e progetti di produzione culturale qualificati e duraturi, spenda bene le risorse anziché bruciarle per soddisfare i capricci del primo cittadino, costruisca una politica culturale che da troppo tempo manca."

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