Covid e crollo del mercato del lavoro: "Ad Arezzo avviamenti dimezzati, netto calo delle assunzioni"

Nel secondo trimestre 2020 la provincia di Arezzo ha risentito, ancor più che nel trimestre precedente, dello stop delle attività

Il Coronavirus ha assestato un duro colpo al mercato del lavoro. L'emergenza sanitaria ha infatti causato un vero e proprio scossone. Nel secondo trimestre 2020 la provincia di Arezzo ha risentito, ancor più che nel trimestre precedente, dello stop delle attività. La conferma arriva dalla Camera di Commercio di Arezzo che parla di un dimezzamento degli avviamenti  e una flessione importante delle nuove assunzioni. In tutto il Paese si è registrata una forte diminuzione delle ore lavorate quale diretta conseguenza di una eccezionale caduta dell’attività economica che si è tradotta in una flessione del Pil nel secondo trimestre pari al 12,8% in termini congiunturali e al 17,7% in termini tendenziali. L'Aretino, purtroppo, non fa eccezione.

“Le ricadute negative registrate a livello nazionale - evidenzia il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Massimo Guasconi -  sono state rilevanti anche per la provincia di Arezzo e i dati del Sistema Informativo del Lavoro della Regione Toscana ci permettono di quantificarne le conseguenze sul mercato del lavoro provinciale. Partendo dal lato della domanda, nel secondo trimestre gli avviamenti al lavoro si sono praticamente dimezzati rispetto allo scorso anno (-48,7%). Già nel primo trimestre, però, si erano palesate le prime difficoltà che avevano portato ad una diminuzione delle assunzioni dell’11,8%. Il dato complessivo dei primi sei mesi dell’anno mostra quindi una flessione del 28,6%. La sospensione di buona parte delle attività ha frenato le assunzioni sia per quanto riguarda le posizioni lavorative “stabili” che per quelle flessibili o stagionali.  Non tutti i settori sono stati colpiti in egual misura: le diminuzioni più rilevanti si sono verificate nel manifatturiero (-68,8%) e negli alberghi-ristoranti (-60,9%), mentre minori sono state le ricadute per l’agricoltura (-22,5%).

Il calo delle varie tipologie di contratto

Per quanto riguarda le tipologie di contratti utilizzati nelle assunzioni, nell'Aretino i più gettonati restano quelli a tempo determinato che diminuiscono del 48% rispetto al secondo trimestre del 2019. Particolarmente penalizzati il tirocinio (-79,9%) e l’apprendistato (-72,5%), mentre sono state piuttosto limitate le conseguenze per contratti a progetto/co.co.co. (-7,5%) e lavoro domestico (-1,8%). Per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato, infine, ne sono stati sottoscritti esattamente la metà rispetto ad un anno fa.  A livello territoriale, tutte le aree presentano pesanti flessioni per le assunzioni registrate presso i Centri Provinciali per l’Impiego: l’area più colpita è comunque il Valdarno che nel secondo trimestre presenta una contrazione del 53,7% rispetto al 2019. La più contenuta, pur rimanendo sempre molto elevata, è quella registrata in Valtiberina (-37,9%). Per capire meglio l’evoluzione della dinamica occupazionale dovremo necessariamente attendere i dati definitivi dei prossimi due trimestri: sarà infatti l’autunno il vero banco di prova per le prospettive di recupero e di ripresa del sistema economico e soprattutto del mercato del lavoro. Ma già alcune anticipazioni possono essere colte nelle analisi previsionali contenute nel nostro rapporto Excelsior.    

I dati del report Excelsior

“Il report trimestrale Excelsior – spiega Marco Randellini, segretario generale della Camera di Commercio di Arezzo-Siena- prevede, per il periodo settembre -novembre 2020, 4.400 entrate programmate. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la contrazione, -14,6%, è meno rilevante del trimestre precedente (-45%). In particolare, nel mese di settembre sono state previste 1.480 assunzioni (contro le quasi 1.790 del settembre 2019).  Si tratta per il 29%, di assunzioni con contratto a tempo indeterminato (erano il 21% un anno fa) mentre il restante 71% è con contratti a termine. Le imprese che prevedono assunzioni sono pari al 10% del totale (erano il 12% nel 2019). Le entrate previste si concentreranno nel 69% dei casi nelle imprese con meno di 50 dipendenti e nei settori “altre industrie” (che comprende il settore dell’oreficeria) “i servizi alle persone” e il “commercio”. Per quanto concerne le difficoltà di reperimento, queste riguardano complessivamente il 35% delle assunzioni (in aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2019), ma per alcune figure professionali il mismatch diventa molto più importante e supera spesso la metà di quelle previste. Questo vale soprattutto per la ricerca degli operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici e degli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche. Per una quota pari al 33% le assunzioni interesseranno giovani con meno di 30 anni ed una quota del 9 % sarà destinata a personale laureato”Anche questo Rapporto Excelsior, come il precedente, contiene un approfondimento sulla tenuta del tessuto imprenditoriale dopo l’ emergenza Covid 19".

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La rilevazione, compiuta a cavallo tra il luglio e l’agosto, evidenzia come il 35,8% delle imprese aretine abbia un’attività a regimi simili a quelli pre-emergenza. E’ una dato  che varia però  a seconda del settore interpellato: più negativo per le industrie tessili e per le imprese del settore turistico, dove solo rispettivamente  il 10,7%  ed il 14,4% hanno avuto un recupero totale delle attività; molto più positivo per le aziende dei servizi informatici, per l’intero settore delle costruzioni e  per le industrie meccaniche dove rispettivamente  il 61,3%, il 51,6 ed il 48,5 hanno ripreso totalmente ed in alcuni casi aumentato la propria attività. L’incertezza sulla ripresa economica continuerà comunque per tutto il 2020: il 71% delle imprese del nostro territorio prevedono infatti una ripresa complessiva dell’economia italiana   solo nel primo semestre 2021. 
"Un incertezza - conclude Randellini - che è sicuramente alimentata, in un territorio ad alta vocazione all’export come quello aretino, dalla debolezza della domanda  proveniente dai mercati internazionali che penalizza negativamente anche le prospettive occupazionali.” 

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