Mascherine, gel e turnazioni contro il Coronavirus. Anselmi: "Resistiamo e tuteliamo il made in Italy"

Così Chimera Gold si è preparata per fronteggiare il Coronavirus senza fermare l'attività. Il titolare: "Devo ringraziare i miei dipendenti"

Gli operai arrivano nel parcheggio dell’azienda e appena scendono dalle auto si posizionano davanti a naso e bocca la propria mascherina. L’ingresso in fabbrica è monitorato da più di una settimana misurando la temperatura corporea, all’ingresso e all’uscita, a breve sarà disponibile anche un saturimetro. Una serie di precauzioni per contrastare il Coronavirus, ma anche per poter continuare la produzione.

"Due settimane fa abbiamo iniziato con una serie di riunioni, coinvolgendo i dipendenti, chiedendo loro se erano disposti a lavorare anche con il possibile arrivo del virus. Hanno dato la loro disponibilità e come azienda abbiamo attivato tutte le procedure per tutelare la loro salute”. A parlare è Massimo Anselmi, titolare della Chimera Gold, azienda specializzata in accessori moda.

"Il primo campanello di allarme, almeno per me, è suonato durante la settimana della moda di Milano - racconta Anselmi - la preoccupazione generale, le sfilate via streaming. Mi hanno fatto pensare che la minaccia fosse reale e soprattutto vicina. Era necessario pensare e agire velocemente".

L’imprenditore ha coinvolto i caporeparto, ma soprattutto chiesto consiglio anche a Marcello Caremani, già direttore dell’Unità Operativa di Malattie infettive dell’ospedale San Donato. Sono state studiate le planimetrie dell’azienda, i macchinari, le distanze tra i dipendenti nelle varie fasi della produzione, chiedendo anche consulenza legale non solo sull’imminente decreto ma anche su come poter monitorare lo stato di salute dei dipendenti all’ingresso e all’uscita dal lavoro. Il tutto nel rispetto della privacy e della salute di tutti.
MassimoAnselmi-CEO Chimera Gold-2

"E’ chiaro che se non ci fosse stato il parere favorevole dei dipendenti non avremmo potuto fare nulla - sottolinea Anselmi - a loro, prima di chiunque altro, va il mio ringraziamento. Hanno accettato di continuare la produzione adottando tutte le misure di sicurezza necessarie che all’inizio potevano risultare scomode".

La Chimera Gold ha così fornito ogni locale di un gel disinfettante, ma solo dopo aver igienizzato tutti i locali. Dagli uffici alla produzione fino all’imballaggio e al magazzino.

"Ogni dipendente ha la propria mascherina personalizzata. Abbiamo anche acquistato un prodotto che permette di igienizzare gli scatoloni. Una volta preparata la spedizione chiudiamo l’ambiente e liberiamo questo prodotto".

Ma l’attenzione è anche e soprattutto negli spazi comuni.

"Abbiamo aree relax con distributori automatici. Qui i dipendenti entrano in numero limitato. Un gruppetto alla volta, in base alla dimensione della stanza così da rispettare la distanza di sicurezza. Si possono togliere la mascherina per prendere il loro caffè e poi lasciano la stanza indossando nuovamente la protezione. A fronte di questa emergenza abbiamo installato una ‘chiavettaaziendale prepagata, così non devono usare le loro e anche questo possibile rischio di contagio è minimizzato".

I 65 dipendenti lavorano a turni adesso. Ogni giorno 45 di loro varcano il cancello della Chimera Gold con le loro protezioni, e la produzione, oltre a portare avanti gli ordini pregressi, può ricevere anche nuovi lavori.

"Ripeto, devo ringraziarli uno ad uno. Non sappiamo quanto andrà avanti questo periodo, ma in qualche modo dobbiamo resistere. Fermare la produzione potrebbe essere tutt’altro che utile. Certo, la salute e la sicurezza vengono prima di tutto. Però dobbiamo anche pensare che un’azienda per ripartire impiega del tempo per non parlare di risorse. Laddove è possibile lavorare in sicurezza, rispettando le direttive del governo, è bene far proseguire il ciclo produttivo. Il rischio è che la domanda porti alla delocalizzazione di un prodotto. E una volta delocalizzato non lo recuperi più".

La produzione, con un numero inferiore di addetti rispetto al normale, ne risente, ma questo al momento non è un problema.

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"Il prezzo di un prodotto, anzi il costo e il ricavo per un’azienda in questo contesto tendono al ribasso, ma io credo che questo sia anche l’unico modo adesso per non perdere la nostra qualità, il nostro ‘made in Italy’ che ci ha fatto apprezzare e conoscere nel mondo in più ambiti".

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