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Rubavano auto sportive di lusso nel centro Italia, scoperti dopo un colpo nel Valdarno

Un banda di "professionisti del crimine" è stata scoperta e sgominata dai carabinieri di San Giovanni Valdarno. Per far perdere le tracce delle auto usavano jammer in grado di neutralizzare i segnali gps

Erano una vera e propria banda organizzata, dedita ai furti d'auto di lusso in tutto il centro Italia. Professionisti con strumenti e capacità per mettere a segno colpi da migliaia di euro. Ma proprio da un'auto sono stati traditi, quella utilizzata per recarsi sul luogo dove compiere i furti. Scoperti, sono stati fermati dai Carabinieri della Compagnia di San Giovanni Valdarno, guidati dal comandante David Millul. Gli investigatori del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno disarticolato l'organizzazione e le indagini promettono ulteriori sviluppi.

Nel corso dell’indagine sono stati censiti svariati colpi, non solo in provincia di Arezzo, in altre province toscane ed in Emilia Romagna. I movimenti del gruppo - censiti dagli investigatori tra fine 2020 ed i primi mesi del 2021 - hanno riguardato anche i territori di Abruzzo, Marche ed Umbria.

In Valdarno il furto che ha fatto scattare le indagini

Tutto è iniziato nella primissima serata del 4 dicembre 2020,  a Faella, piccola frazione del comune di Castelfranco Piandiscò. Quel giorno, muovendosi col favore dell’oscurità, il gruppo di ladri introdusse nello stabilimento di una pelletteria locale, gestito da un imprenditore di Figline Valdarno. Incuranti della presenza di alcuni dipendenti e del sistema di videosorveglianza, i ladri con spregiudicatezza trafugarono un veicolo Landrover Range Rover Sport (del valore di circa 70mila euro), a bordo del quale fuggirono a grande velocità, diretti verso le colline del Chianti.
Immediatamente partirono le indagini del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di San Giovanni Valdarno, che si trovarono però di fronte ad una difficoltà inaspettata. 

"Sebbene l’autovettura rubata fosse dotata di impianto di localizzazione gps interrogabile anche da remoto - spiegano i militari dell'Arma - sui monitor non vi era alcuna traccia della Range Rover Sport. O meglio, la traccia c’era, ma si interrompeva dopo poche centinaia di metri, per poi scomparire nel nulla. Impossibile, quindi, localizzare la posizione della vettura rubata".

Gli investigatori si resero immediatamente conto di trovarsi di fronte ad un gruppo organizzato di professionisti, muniti di apparecchiature sofisticate, appositamente programmate per inibire i segnali radio e gps.

"Si tratta dei cosiddetti “jammer” – spiegano i carabinieri - , disturbatori di frequenze utilizzati per impedire a telefoni cellulari o a comandi a distanza di ricevere o trasmettere onde radio, o anche per la clonazione dei codici delle centraline elettroniche. Le leggi italiane e di molti paesi europei ne consentono l'uso solo alle forze di polizia o esclusivamente per scopi militari (ad esempio nei teatri operativi più delicati, come in Medio Oriente, vengono utilizzati per impedire l’attivazione di eventuali ordigni esplosivi collocati lungo gli itinerari di transito dei convogli)".

Le indagini tradizionali

Non potendosi avvalere delle moderne tecnologie, i Carabinieri si sono concentrati nelle indagini tradizioni. Insieme ai colleghi della Stazione di Castelfranco Piandiscò si sono dedicati ad un minuzioso sopralluogo sulla scena del crimine, sull’analisi delle immagini immortalate dai circuiti di videosorveglianza dello stabilimento e degli esercizi limitrofi, sulle indicazioni riguardanti le targhe delle autovetture utilizzate, desunte anch’esse dalle telecamere presenti sul territorio e dall’escussione dei testimoni.
La svolta è arrivata quando è stata individuata l'auto utilizzata dai ladri per recarsi sul luogo del furto e per poi allontanarsene. Gli accertamenti su chi utilizzava quella vettura hanno portato gli investigatori lontano dal Valdarno, nella parte sud della provincia di Roma e nella provincia di Latina.
Ancora le indagini classiche si sono dimostrate determinati: in particolare l’analisi dei tabulati telefonici e delle celle radio-base, ma anche i servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati ha permesso agli inquirenti di stringere il cerchio e trovare elementi per sgominare la banda.

Il complesso delle attività investigative ha così consentito di arricchire il quadro indiziario, oltre che sul furto di Faella, su svariati altri colpi. Tutti accomunati dal medesimo modus operandi, e tutti aventi ad oggetto autovetture sportive di grossa cilindrata: soprattutto Range Rover Sport (in 4 dei casi ricostruiti), ma anche Audi Q-5 e BMW x-6.
Nei giorni scorsi, uno degli indagati,è stato sottoposto a perquisizione ed è stato trovato in possesso di un jammer e di un “inverter” di corrente per la sua alimentazione. Elementi questi che hanno confermato la tesi degli investigatori sulla preparazione del gruppo criminale. 

La banda era costituita da 3 soggetti, tutti originari del basso Lazio, "veri e propri pendolari del crimine - dicono i carabinieri -, dotati delle competenze tecniche necessarie all’utilizzo di dette apparecchiature per clonare i codici centralina e per impedire la localizzazione gps delle autovetture rubate".

L’odierna operazione, condotta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Arezzo, ha portato i Carabinieri della Compagnia di San Giovanni Valdarno a notificare due provvedimenti di obbligo di dimora nei confronti di due dei principali indagati, nei confronti dei quali sono stati ravvisati gravi indizi di colpevolezza in ordine alla commissione dei furti. I due d’ora in poi non potranno uscire dal territorio dei comuni di Ardea (RM) e di Cisterna di Latina (LT), ove risiedono. Il terzo indagato è stato invece destinatario di un decreto di perquisizione, finalizzato ad incrementare ulteriormente il quadro indiziario.

Nelle ultime ore inoltre le indagini hanno collegato la banda ad un altro episodio criminale: un violento furto di una Range Rover in provincia di Roma. Un colpo che si è configurato come rapina impropria e per il quale il Tribunale di Velletri ha emesso un'ordinanda di custodia cautelare in carcere. 

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