"Uno scenario devastante". Tragedia in A1, la testimonianza di tre soccorritori della Misericordia di Arezzo

Il racconto di chi per primo ha prestato servizio in autostrada nel comune di Civitella nell'incidente che ha visto la morte di quattro persone, di cui due bimbi

"Ero in turno sulla nostra ambulanza d’emergenza Blsd  quando, passate da poco le ore 14, abbiamo ricevuto la chiamata di attivazione dalla centrale operativa 118 per un codice rosso da incidente stradale in autostrada. Ci informano contemporaneamente di aver disposto l’intervento anche dell’automedica di stanza al 118 stesso". Inizia così la toccante testimonianza di uno di tre soccorritori della Misericordia di Arezzo che ieri erano sul posto, nel comune di Civitella, per prestare servizio nell'incidente stradale che ha visto la morte di quattro persone, di cui due bimbi.

"Ci siamo diretti più velocemente possibile verso il luogo, poco dopo l’area di servizio-autogrill di Badia al Pino. Noi tre siamo stati i primi soccorritori sanitari ad arrivare sul posto quasi in contemporanea con l’automedica 118; ma nel giro di una manciata di minuti sopraggiungono anche la Croce Rossa, la Misericordia di Monte San Savino con ambulanza infermierizzata e la Misericordia di San Giovanni Valdarno con altra ambulanza Blsd. Naturalmente sono sul posto sia la Polizia stradale sia i Carabinieri, nonché i Vigili del fuoco da terra; e di lì a pochissimo si aggiungono tre elicotteri, con atterraggi e ripartenze direttamente dall’autostrada: il primo è il Drago 1 del nucleo elicotteri dei Vigili del Fuoco di Arezzo per il soccorso tecnico, quindi è la volta dei medicalizzati, cioè Pegaso 3 (da Massa, evacuerà una donna verso Siena) e Pegaso 1 (da Firenze, dove porterà una bimba di pochi mesi)".

Uno dei soccorritori spiega: "Lo scenario si è presentato devastante: abbiamo notato subito più corpi inanimati riversi a terra, fuori dai mezzi accartocciati; tra queste persone, solo una risulterà viva, ma al momento non si muoveva; si sentivano lamenti e grida di richiesta d’aiuto; qualcuno ferito si aggirava disorientato; uno dei coinvolti, illeso, andava qua e là, come incredulo; viaggiatori di passaggio erano scesi dalle auto per dare una mano".

"E' stato come vivere un incubo, sembrava di stare in un film dell’orrore - gli fa eco un collega dell’equipaggio, il più giovane, che prosegue - trattenere le emozioni e restare con i nervi saldi è stato difficile, ma abbiamo fatto tutto il possibile".

"In tanti anni d’esperienza non m’ero mai trovato in una situazione del genere, né credo d’averla mai neanche immaginata", aggiunge il terzo soccorritore, il più veterano.

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"Devo dire – ha aggiunto il primo soccorritore – che, facendo abitualmente l’ambulanza d’emergenza, si diventa emotivamente schermati per saper cogliere in un attimo sia i dettagli che l’insieme di uno scenario, alla prima occhiata, anche perché in conseguenza di questo bisogna sempre fare una valutazione del rischio orientata all’autoprotezione, al coordinamento delle azioni con gli altri soccorritori. Siamo addestrati per questo. Eppure, questa è stata una circostanza insolitamente dura".

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