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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Helenia, guerra tra consulenti. Il perito della famiglia: "Nel sangue dell'automobilista presente sonnifero"

L'avvocato dei familiari ha depositato questa mattina una perizia di parte secondo la quale l'incidente non sarebbe stato causato dalla patologia Osas ma dall'uso di un farmaco

Perizie che si contrappongono, verità diverse - quasi opposte - raccontate in pagine di relazioni. Sulla morte di Helenia Rapini, la 29enne che perse la vita in un incidente stradale a Ristradelle il 6 novembre del 2019, si sta consumando una accesa battaglia legale. Da un lato le tesi della difesa che insistono sulla presenza di una patologia - la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, conosciuta come Osas - che avrebbe causato il colpo di sonno nell'automobilista che travolse la giovane mentre viaggiava sulla sua auto e che renderebbe il 49enne non imputabile. Dall'altro quella dei familiari, che si sono rivolti al professor Luciano Tommaso Todisco di Perugia il quale nella sua perizia parla piuttosto dell'utilizzo di un farmaco a scopo terapeutico che avrebbe causato il colpo di sonno. 

La tragedia due anni fa a Ristradelle

La perizia del medico perugino (molto conosciuto in Umbria, è stato anche uno dei primi medici pensionati a offrirsi volontario nelle corsie degli ospedali durante la pandemia) è stata depositata questa mattina in tribunale, accompagnata da una memoria del difensore dei familiari, l'avvocato Francesco Valli. Ma cosa emerge da questa perizia? In 12 pagine Todisco ripercorre quanto emerso nella perizia della difesa (curata dal professor Pasquale Giuseppe Macrì) e in quella disposta dal tribunale (eseguita dal professor Pier Guido Ciabatti)  proponendo una analisi della vicenda completamente diversa. Si chiede innanzitutto perché il 49enne non sia stato sottoposto a visita medica poi sottolinea che "nessuno dei consulenti ha rilevato che l’imputato nel momento dell’incidente era sotto l’effetto del potente sonnifero Delorazepam come risulta dal referto rilasciato dalla Sod di tossicologia forense dell'azienda ospedaliera Careggi" dove l'uomo fu ricoverato in seguito alle lesioni riportate nell'incidente. Il referto recita "la molecola del Delorazepam è presente nel campione ematico in concentrazione compresa nel range considerato terapeutico in letteratura", questo secondo il perito spiegherebbe il colpo di sonno. "Il farmaco - si legge nella relazione - è un potente sonnifero ad azione prolungata (>48h) ed è l’unico fattore in nostro possesso pienamente candidato a provocare il "colpo di sonno”", e poi spiega "Questo effetto soporifero non è da intendersi patologico ma essendo stato assunto volontariamente rende l’imputato pienamente responsabile delle sue azioni. Il colpo di sonno od altro malore sono pienamente spiegati da questo dato tossicologico inoppugnabile allegato alla documentazione sanitaria e giudiziaria che mi è stata resa disponibile".

L'uso di questo farmaco modificherebbe secondo Todisco "il giudizio di imputabilità dell’imputato riguardando l’assunzione volontaria e incontrollata di farmaci piuttosto che causa naturalistica di malattia." Non solo, secondo il medico umbro dalle cartelle cliniche emergerebbe che durante il ricovero a Careggi l'uomo non avrebbe mai presentato i sintomi di Osas. 

Infine viene sollevato un appunto sulle condizioni di stress in cui verteva il 49enne a causa di un problema familiare. 

"La perizia è stata depositata - afferma Valli - era l'unica cosa che potevamo fare, perché avendo avviato un procedimento civile non possiamo essere in aula come parti civili. Abbiamo parlato con la procura e speravamo che da parte del pm ci fosse la richiesta di un approfondimento, per chiarire gli aspetti della vicenda. Fino ad oggi questo scrupolo non c'è stato, confidiamo ci sia in futuro. Intanto ci siamo mossi noi". 

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