"Portate le mascherine, siamo preoccupati". Covid, parlano i direttori di Malattie Infettive e Terapia Intensiva di Arezzo

L'intervista ai dottori Danilo Tacconi e Marco Feri: "Altro che dittatura sanitaria, si tratta di salvare vite. Chi contrae il malattia in maniera severa può portarsi dietro lesioni permanenti. Tutti paghiamo questa emergenza: ogni giorno di ricovero, una persona può costare fino a 5mila euro"

 

Mascherine, distanziamento, lavaggio delle mani: pratiche fondamentali, per sé e soprattutto per gli altri. Una forma di rispetto, di interesse e di protezione verso la propria comunità. Perché soltanto con il contributo di tutti questo momento potrà essere superato. E' il messaggio che lanciano Danilo Tacconi e Marco Feri, rispettivamente direttori di Malattie Infettive e di Terapia Intensiva dell'ospedale San Donato di Arezzo. Ovvero, le aree del nosocomio aretino in cui si trovano i malati Covid più gravi della provincia e che il recente aumento di casi rischia di mettere, di nuovo, sotto pressione. Nella puntata speciale di Prisma Fase 2 hanno parlato della situazione aretina attuale rispetto all'emergenza coronavirus.

"Si registra purtroppo un aumento di casi - dice Tacconi - in concomitanza alla riapertura delle scuole. Ad agosto avevamo il problema dei rientri dall'estero e dalle vacanze e quello è stato il primo motivo di ritorno significativo del Covid. Attualmente stiamo notando micro-focolai, sia in ambito familiare che lavorativo. Inutile dire che in un'azienda piccola in cui lavorano 6-7 persone bisogna indossare la mascherina".

Si registrano anche nuovi casi in Terapia Intensiva, reparto che d'estate si era svuotato. "C'è stata una recrudescenza in Terapia Intensiva - argomenta Feri -, tra cui casi di polmonite 'vera' da Covid. Ma non solo. C'è anche una popolazione di pazienti che finiscono qui in maniera diversa, ricoverati per un'altra patologia, ad esempio per traumi, e, una volta in ospedale, si scopre che sono positivi al Covid. Queste situazioni vanno a impattare negativamente sulla sanità pubblica. Ecco perché serve una prevenzione adeguata". 

Pochi dubbi sulle mascherine, anche all'aperto. "Non certo in campagna - aggiunge Tacconi - ma in luoghi affollati, come il centro storico di Arezzo nel fine settimana. Ci sono poi molti casi, ad esempio, tra parenti non stretti, che si vedono di rado e che si ritrovano per una cena. Occorre usare il buon senso. Purtroppo non sono ottimista rispetto all'evoluzione dei contagi: a un aumento dei positivi, corrisponde anche un incremento dei casi gravi. Siamo molto preoccupati. L'infezione si sta diffondendo. Ci vuole un'attenzione elevata, ma basta seguire i soliti consigli: mascherina, lavarsi le mani, evitare sovraffollamenti, tossire su un fazzoletto. Purtroppo alcune immagini evidenziano lo scarso rispetto di queste regole: movide, feste, etc".

Tacconi parla poi del vaccino anti-coronavirus: "Siamo ancora in una fase pre-clinica, abbiamo notizie di vaccini in sperimentazione che hanno avuto effetti avversi sui volontari che si sono sottoposti ai test. Ma poi la ricerca è proseguita, perché tali effetti non sono stati reputati significativi e importanti. Vuol dire che, nonostante la velocità, si sta facendo una ricerca scrupolosa, con eventuale blocco della sperimentazione e la ripresa in sicurezza. Io sono convinto che prima di febbraio/marzo non arriverà un vaccino. C'è chi sostiene possa arrivare prima, a fine anno e me lo auguro ma non sono molto ottimista. Serve tempo, il vaccino deve essere efficace e sicuro".

Feri racconta poi della situazione di Terapia Intensiva, pronta ad affrontare eventuali nuovi casi gravi: "I pazienti che abbiamo dovuto trattare nel primo periodo Covid hanno richiesto alta tecnologia e grande sforzo di personale. Apriremo 6-9 posti letto sotto l'attuale Rianimazione entro la fine di dicembre. In questo momento abbiamo ampliato di 6 posti letto l'area Covid. Sono preoccupato dall'impatto sociale ed economico di questa malattia. I costi che dobbiamo sopportare, come società, sono enormi: una persona in Terapia Intensiva costa 4-5mila euro al giorno, per ricoveri di 15-20 giorni. La mascherina non è simbolo di una dittatura sanitaria, come sento dire scioccamente in giro, ma è la possibilità che abbiamo di uscirne. Rispettiamo le regole, salvaguardiamo la nostra società".

Tacconi spiega poi eventuali differenze dei contagi tra la stagione estiva e quella invernale. "Non ci sono grandi variazioni secondo me - sostiene -. D'estate abbiamo avuto meno casi perché godevamo dell'investimento in prevenzione fatto nel lockdown. A luglio e agosto poi la promiscuità in ambienti chiusi era limitata. Ci sono stati casi in vacanza, è vero, ma soprattutto legati al sovraffollamento durante gli aperitivi e in discoteca, non in spiaggia. Ora la stagione continuerà a raffreddarsi e si starà più al chiuso, quindi ci saranno più occasioni di contagio".

Inoltre il direttore di Malattie Infettive parla del nuovo vaccino antifluenzale: "Ovvio non protegge dal coronavirus ma è importante farlo perché ci pemertte di restringere il campo in caso di febbre alta, escludendo l'influenza normale. Non solo, in caso da contagio da coronavirus evita le complicanze legate all'influenza stagionale. Chi ha avuto il Covid - visto che il coronavirus ha conseguenze serie su polmoni e altri organi - potrebbe avere effetti più severi se contrae l'influenza. Mi auguro che le persone siano consapevoli dell'importanza del vaccino antifluenzale".

"Stiamo assistendo a un calo delle persone con febbre al pronto soccorso - aggiunge Feri - magari vuol dire che con l'utlizzo della mascherina, il lavaggio frequente delle mani, l'educazione nella gestione di tosse e starnuti, abbiamo meno infezioni in generale". Ecco una conseguenza immediata delle buone pratiche adottate post-Covid.

Feri racconta poi le conseguenze di chi ha contratto la malattia in maniera più grave ed è sopravvissuto: "Sono molte anche di tipo psicologico, è una malattia che impatta molto da questo punto di vista. Poi ci sono le conseguenze fisiche. Ci possono essere ripercussioni importanti dal punto di vista delle capacità respiratorie, con lesioni permanenti nei polmoni. Ma ci possono essere anche su reni, cuore, etc. Il Covid non mina soltanto l'apparato respiratorio".

E infine un appello da parte di entrambi: "Noi siamo 'l'ultima ruota' del carro del coronavirus in ospedale, accogliamo i malati gravi e gravissimi: chi vede noi in ospedale, vuol dire che non sta bene. Per evitare di incontrarci, è bene attenersi a poche semplici regole. Possiamo salvarci la vita con poco, è un investimento per il futuro, per noi e per le persone intorno a noi, soprattutto quelle più fragili".

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