Cronaca Castiglion Fiorentino

Alzheimer grave a soli 63 anni, grido d'aiuto della figlia: "Ricoverata a Gubbio, ci aiutino a sostenere le spese della Rsa"

La donna ha iniziato ad avere problemi cognitivi a soli 54 anni, il Covid ha aggravato tutto. Adesso ha uno stato di salute molto compromesso e la famiglia lancia un grido d'aiuto a tutte le istituzioni

Una malattia degenerativa che la colpisce in età giovane, aggravamenti di salute che si accumulano, una famiglia che si prende carico della sua assistenza e poi il Covid che acuisce i problemi. E' ua situazione drammatica quella che sta vivendo una famiglia di Castiglion Fiorentino che sta cercando una soluzione adeguata e il riconoscimento dell'assistenza necessaria.

E' la figlia Sonia a raccontare quello che sta accadendo e a ripercorrere gli ultimi anni di vita di sua madre, adesso 63enne e che ha iniziato ad avere i primi segni di un alzheimer in forma grave all'età di 54 anni.

"Fin dall'inizio si alternano degenerazioni cognitive e momenti di lucidità accompagnati da grandi stati di depressione. Mia madre ha così iniziato a frequentare un centro diurno specializzato a Cortona, ma il Covid e il lockdown hanno interrotto il servizio e siamo rimasti tutti chiusi a casa. Mio padre ha cercato di fare il possibile a casa, poi è stato necessario l'aiuto di una badante. Poi un ricovero per un blocco urinario ha comportato una decandenza a picco, un aggravamento. Così la malattia di mia madre, già riconosciuta come particolarmente precoce, ha portato ad aumentare i disturbi cognitivi e comportamentali."

Una situazione che si è aggravata ben presto nonostante la giovane età della donna.

"Ci hanno proposto una struttura dove stabilizzare la condizione di mia madre. La valutazione per il ricovero è arrivata, ma non abbiamo potuto fare accesso perché il Covid aveva portato alla diminuzione dei posti letto e in quel momento (giugno 2021) non c'era posto per mia madre."

Con enorme sacrificio della famiglia è stato deciso di portarla fuori regione in una struttura a Gubbio dove c'è il medico presente tutto il giorno e dove c'è assistenza infermieristica 24 ore su 24. "Conosco bene quel titpo di servizi socio sanitari dell'Umbria per motivi di lavoro, ci siamo sobbarcati l'intero costo di 3mila euro al mese e adesso non ce la facciamo più. Nel frattempo abbiamo fatto richiesta di vedersi riconosciuto il contributo dalla commissione sanitaria perché metà del costo venisse coperto dalla Regione nonostante le cure avvenissero in un altro territorio, ma non hanno accolto la nostra richiesta. Così stiamo continuando in regime privatistico."

Tutto questo fino all'inizio della settimana scorsa quando sono avvenuti due eventi quasi in contemporanea: si sarebbe liberato un posto a Camucia, ma la mamma si è sentita male, la dottoressa che l'ha visitata ha capito che c'era una perforazione intestinale ed è stata subito operata. 

"Il quadro clinico è davvero drammatico in questo momento: ai problemi cognitivi si aggiungono quelli sanitari anche con la presenza di una stomia. Mia madre non può sostenere un viaggio di un'ora e mezzo e nella struttura ha bisogno di un alto livello di assistenza, per questo non può andare a Camucia dove ad esempio di notte non ci sono gli infermieri."

Il caso è stato ascoltato dall'assistente sociale e la prossima settimana sarà valutato dai vertici dell'Asl per decidere se concedere o meno il contributo per l'integrazione sanitaria, cioè se la Toscana parteciperà per la metà al costo della residenza assistenziale che si trova in Umbria.

"Confido che capiscano quanto la nostra situazione sia grave, il caso di mia mamma ha tutte le caratteristiche per ricevere assistenza extraregione perché non soffra ulteriormente per un trasferimento chissà dove. Noi come famiglia non potremo continuare a coprire il costo da privati. E l'appello lo estendo a tutte le istituzioni, a tutta la comunità, nei casi come il nostro c'è bisogno di una rete sociale di supporto per le famiglie fragili."

Un grido d'aiuto che non può rimanere inascoltato.

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