Martedì, 22 Giugno 2021
Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Saione

La chiesa di Saione e la scultura di Venturino Venturi: storia e recupero

Nel 2007 piazza Saione fu riqualificata, eliminando il vecchio parcheggio a ovest della facciata della chiesa e sostituendolo con un’area verde. Quest’ultima venne poi arricchita, nel dicembre dello stesso anno, con un capolavoro della scultura aretina del Novecento, il gruppo bronzeo raffigurante “San Francesco e la lupa” di Venturino Venturi

Le immagini di ieri e di oggi della chiesa che domina via Vittorio Veneto (ph. Marco Botti)

Quando percorriamo via Vittorio Veneto in entrata ad Arezzo, la chiesa di Sant'Antonio da Padova e San Francesco Stimmatizzato appare all’improvviso sulla nostra destra, con la sua facciata che si staglia imponente su Piazza Saione e allo stesso tempo discordante rispetto al resto dell’edilizia che la circonda.

Agli inizi del Novecento il quartiere era in espansione e la mancanza di una chiesa parrocchiale si faceva sentire. Gli stessi frati minori, che il 26 dicembre 1900 avevano aperto a Saione l’ospizio di San Francesco, fecero pressioni per avere un luogo di culto, visto che nella zona era presente solo la chiesetta romanica di Sant’Antonio Abate di proprietà della famiglia Centeni-Romani.

Passarono ancora diversi anni, finché il 4 novembre 1926 il vescovo Emanuele Mignone decretò finalmente la nascita della parrocchia dedicata a San Francesco Stimmatizzato, mentre di pari passo veniva progettata la nuova chiesa. Quello era un anno particolare per i frati minori, visto che si celebravano i 700 anni dalla morte di  Francesco d’Assisi.

La prima pietra dell’edificio, intitolato anche a Sant’Antonio da Padova, fu posata il 15 agosto del 1927 prelevando il materiale lapideo dal sacro monte della Verna. Fino a quando non venne terminata la chiesa, le funzioni religiose della neonata parrocchia vennero provvisoriamente espletate nella limitrofa Sant’Antonio Abate.

Il nuovo luogo sacro, provvisto di un ampio sottochiesa, fu realizzato in stile neogotico che in quel periodo stava avendo fortuna in città e nel circondario. Il progetto venne firmato dal padre francescano e architetto valdarnese Raffaello Franci ed eretto grazie al contribuito economico della popolazione. Il 4 dicembre 1932 ci fu la consacrazione ufficiale.

Nel 1940 lo scultore livornese Umberto Bartoli eseguì per la facciata un enorme fregio di terracotta raffigurante “San Francesco patrono d’Italia” al centro e due storie di Sant’Antonio da Padova ai lati. A sinistra si ammira la “Predica di Sant’Antonio ai pesci”, a destra “Sant’Antonio e il miracolo della mula dell’eretico”.

Il solenne interno, al quale si accede tramite una scalinata a doppia rampa, è a navata unica con una grande abside e due ampie cappelle laterali dedicate a San Francesco e alla Madonna, con le pitture murali del toscano Venanzio Bolsi eseguite negli anni Trenta del secolo scorso. Tra i santi compiuti in quella di sinistra sono rappresentati in basso il missionario apostolico “Andrea da Quarata” e la “Venerabile Anna Lapini”, fondatrice delle Suore Stimmatine di Firenze. Nella cappella di destra, dove si vedono dipinti due “Angeli”, sono presenti invece le sculture della “Madonna Immacolata” al centro, del “Sacro Cuore di Gesù” a sinistra e di “San Francesco” a destra, oltre all’opera pittorica che raffigura “Papa Giovanni Paolo II”, al secolo Karol Wojtyla, eseguita dall’aretino Roberto Meschini.

Le cappelle sono precedute da due altari che accolgono le statue di “Santa Rita da Cascia” nella parete di sinistra e “Sant’Antonio da Padova” in quella di destra. Le suggestive vetrate che si ammirano lungo tutto il perimetro furono infine realizzate, nella prima metà del secolo scorso, dai maestri vetrai toscani Rodolfo Fanfani e Bruno Masini.

Nel 2007 piazza Saione fu riqualificata, eliminando il vecchio parcheggio a ovest della facciata della chiesa e sostituendolo con un’area verde. Quest’ultima venne poi arricchita, nel dicembre dello stesso anno, con un capolavoro della scultura aretina del Novecento, il gruppo bronzeo raffigurante “San Francesco e la lupa” di Venturino Venturi.

Si tratta di un’opera pensata nel 1971, quando il grande artista di Loro Ciuffenna, allora cinquantatreenne, partecipò a un prestigioso concorso sul tema francescano bandito dal Comune di Gubbio. Nel 1972 la scultura venne fusa dalle Officine Michelucci di Pistoia, come riporta il marchio impresso nel saio del santo. Alcuni testi dedicati a Venturino Venturi riportano però come data di esecuzione il 1973.

L’opera fu poi acquistata dal Comune di Arezzo e prima dell’attuale collocazione venne sistemata nel cortile della scuola Pio Borri nei pressi del bastione di San Giusto e quindi nei giardini del Praticino, di fronte alla Biblioteca “Città di Arezzo”.

Il bronzo ricorda una delle più note storie legale al santo umbro. Si narra infatti di un lupo feroce che terrorizzava i cittadini eugubini e divorava i loro animali d’allevamento. Un giorno Francesco decise di andare incontro alla belva, che per miracolo gli si avvicinò mansueta e da allora visse in pace con gli uomini, frequentandoli e comportandosi come un cane.

Riconosciuta come una delle opere più intense del maestro lorese, la scultura mostra il santo di Assisi e la bestia faccia a faccia, con l’uomo che tende le mani e placa l’aggressività della lupa descritta con le fauci spalancate. Dal titolo del lavoro e dalla mancanza di organi genitali maschili si capisce che Venturi scelse di rappresentare un animale di sesso femminile, suggerendo che forse il fare violento della belva era dovuto alla sua voglia di proteggere e sfamare la prole e non per cattiveria.

Il bronzo in definitiva fissa il momento prima dell’abbraccio tra le due creature, che sancisce anche la vittoria dell’amore sull’odio. In un quartiere cittadino che negli ultimi anni ha vissuto problemi di sicurezza, tensioni sociali e intolleranza, un bel simbolo da cui ripartire.

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