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La targa dedicata alle donne vittime di violenza posta in Provincia ad Arezzo

La targa dedicata alle donne vittime di violenza posta in Provincia ad Arezzo

Violenza di genere, quasi un caso al giorno ad Arezzo. Il Pronto Donna: "Le aggressioni? Tra le pareti di casa"

Il punto della Onlus Centro antiviolenza. Il quadro nella provincia e quello in Toscana. La provincia di Arezzo scopre una targa per le donne vittima di violenza

Nel giorno scelto dall’assemblea generale delle Nazioni Unite come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne - durante il quala la Provincia di Arezzo ha svelato una targa ricordando tutte le donne vittime di violenza - il Centro antiviolenza associazione Pronto Donna Onlus, che quest’anno celebra il trentennale della sua attività, fa il punto con l’assessore alle pari opportunità del Comune di Arezzo Tiziana Nisini. Ecco la situazione, nell’ambito territoriale, relativa alla violenza di genere.

“Pronto Donna – ha sottolineato Tiziana Nisini – è sinonimo di presidio e di lotta contro un problema grave e purtroppo ricorrente. Basta pensare ai numeri per coglierne la portata: 188 persone si sono rivolte alla onlus nel 2016, 226 nel 2017 e 303 nel 2018. Una crescita preoccupante ma anche la dimostrazione che le vittime vogliono reagire, denunciare, magari avvicinandosi proprio a una realtà che ha dimostrato di essere in grado di fornire assistenza e supporto mediante servizi di consulenza e informazione legale e psicologica, corsi di tutela della salute e strutture di accoglienza per ospitare e proteggere. Il Consiglio Comunale, lo scorso 29 ottobre, ha istituito su mia proposta la consulta comunale per la promozione delle pari opportunità. Ne possono fare parte anche rappresentanti di movimenti o associazioni locali: politica e società civile assieme per affrontare con consapevolezza questo tema. Festeggeremo una vera vittoria quando non ci sarà più bisogno di celebrare questa giornata”.

Loretta Gianni, presidente dell’associazione: “nel 2018 in Italia abbiamo registrato 119 femminicidi e hanno coinvolto donne che avevano, tutte, sporto denuncia. È un fenomeno che deriva da categorie culturali ataviche, quasi archetipiche. I percorsi di uscita dalla violenza sono lunghi e difficoltosi ma ci sono anche storie a lieto fine e ogni donna che rinasce, che rifiorisce, è un grande stimolo a proseguire”.

Elisa Serafini, direttrice di Pronto Donna: “siamo nati come telefono che poteva ricevere chiamate solo in entrata. Poi nel 1997, con la nascita dei centri anti-violenza abbiamo fatto il salto di qualità. Il 29 settembre 2008 siamo stati tra i soci fondatori delle Donne in rete contro la violenza, il numero nazionale 1522 adesso è attivo 24 ore su 24 tutti i giorni. Gli incontri che promuoviamo con le vittime sono su appuntamento e si prolungano nel tempo perché il lavoro che facciamo è complesso. La sede è in Piazzetta delle Logge del Grano 15. Mai sottovalutare le avvisaglie e i rischi, meglio se si conservano le prove di quanto accade, tipo un sms, è bene rivolgersi alle forze dell’ordine o al pronto soccorso dove è possibile ottenere un referto medico di quanto subito. Percentualmente non ci sono grandi scostamenti tra Arezzo e i dati nazionali, la maggior parte delle vittime sono italiane e le violenze vengono esercitate dai familiari. Uno scarto importante si è registrato tra 2017 e 2018 ed è relativo al numero di mariti che si sono resi protagonisti: erano 42 nel 2017 e sono saliti addirittura a 113 nel 2018. Le violenze più diffuse colpiscono una fascia di età che va dai 18 ai 49 anni, la città fa ovviamente la parte del leone in questa triste classifica ma ci raggiungono chiamate dalle vallate e anche da fuori provincia. La situazione economica delle donne non è un elemento che fa grande differenza, le vittime sono equamente distribuite fra occupare e non occupate”.

E veniamo a quest’anno: sono state 250 le donne accolte al centro antiviolenza dal primo gennaio al 31 ottobre. Spacchettando il dato di questi 10 mesi, la fascia di età più a rischio è quella 30-39 anni seguita a ruota da quella 40-49, la vittime sono italiane per il 65%, occupate per il 37%, disoccupate per il 35% e studentesse per il 21%, il 45% sono aretine. La violenza prevalente è fisico-psicologica per il 57%, psicologica 16%, l’8% sono vittime di stalking, il 3% di violenza sessuale. Il colpevole è ancora una volta tra le pareti domestiche: 36% coniugi, 13% partner conviventi. Gli ex coniugi o ex partner si attestano rispettivamente al 10 e al 9%.

Così in Toscana

In Toscana ogni giorno dieci donne si rivolgono per la prima volta a un Centro antiviolenza. In dieci anni, sono raddoppiate: erano 1.761 nel 2009/10, sono state 3.539 nel 2018/19. La forma di violenza più diffusa è quella psicologica. E comunque in 12 anni (2006-2018) sono stati 113 i femminicidi. Ma cresce anche il numero degli uomini che si rivolgono a uno dei sei Centri per uomini autori di violenze: nell'ultimo anno sono quasi raddoppiati.

Sono alcuni dei dati che emergono dall'undicesimo Rapporto sulla violenza di genere in Toscana, realizzato, come ogni anno, a cura dell'Osservatorio sociale regionale, e presentato stamani nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Ai lavori della mattinata hanno preso parte la vicepresidente con delega alle pari opportunità Monica Barni, e l'assessora al diritto alla salute e al welfare Stefania Saccardi. La giornata è stata anche l'occasione per fare il punto su dieci anni di Codice Rosa, con la responsabile dela Rete regionale Codice Rosa Vittoria Doretti. Il Rapporto è stato presentato da Silvia Brunori (Regione Toscana), assieme a Daniela Bagattini (ricercatrice). E' intervenuta anche la Pre fetta di Firenze Laura Lega.

I femminicidi

In Toscana, dal 2006 al 2018 si contano 113 femminicidi, prima causa di omicidio di donna. Il femminicidio non ha una sola vittima: è un atto che distrugge anche la vita della sua famiglia, in particolare dei bambini e delle bambine che rimangono orfani di madre. Dal 2006 al 2018 si contano 40 cosiddetti "orfani speciali", 16 dei quali con madri di origine straniera e quindi, presumibilmente, con una minore rete familiare di sostegno.

I Centri antiviolenza

I Centri antiviolenza svolgono attività di accoglienza, orientamento, assistenza psicologica e legale alle donne vittime di violenza, e ai/lle loro figli/e vittime di violenza assistita, indipendentemente dal luogo di residenza. I Centri antiviolenza della Toscana sono 24, tutti in possesso dei requisiti richiesti dall'Intesa Stato-Regioni del 2014, con 99 sportelli territoriali.

I dati degli ultimi mesi mettono in evidenza la crescita del numero di donne che si sono rivolte per la prima volta a un Centro antiviolenza della Toscana, confermando del resto una tendenza ormai stabile negli ultimi anni: dalle 1.761 donne del primo anno di rilevazione (2009-2010), alle 3.539 del 2018/19, con una crescita costante. In Toscana ogni giorno dieci donne si rivolgono per la prima volta a un Centro antiviolenza.

Due donne su tre accedono ai Centri in maniera diretta; per il resto, a segnalare le donne ai CAV sono stati i Servizi sociali (22%), le Forze dell'Ordine (14,7%), seguiti da Codice Rosa (8,1%) e Consultori (1,4%). Come nei periodi precedenti, anche nel 2018/19 a iniziare un percorso di uscita dalla violenza sono soprattutto donne dai 30 ai 50 anni, con una maggior frequenza delle più giovani tra le donne straniere, che continuano a rappresentare meno del 30% del totale.

L'instabilità economica è un elemento altamente frenante per decidere di uscire da una relazione violenta, a prescindere dal livello culturale o dal benessere del nucleo familiare: discriminante è la possibilità di contare su una propria autonomia economica. Circa il 45% di donne italiane e oltre il 65% di quelle straniere non può contare su un'occupazione stabile.

La forma di violenza più diffusa è quella psicologica, sempre presente anche in caso di violenza fisica. Rispetto alla scorsa rilevazione diminuiscono, seppur di poco, le donne straniere che si rivolgono ai Centri denunciando una violenza fisica, mentre aumentano quelle che riferiscono violenze psicologiche ed economiche. Un dato che può essere letto come tendenza a riconoscere prima situazioni di violenza prima che possano esplodere in violenza fisica.

A fare violenza nei confronti delle donne che si rivolgono ai Centri sono soprattutto i partner, seguiti dagli ex partner.

La violenza domestica coinvolge tutto il nucleo familiare. Il 57% delle donne che si è rivolta ai Centri negli ultimi 12 mesi ha almeno un figlio o una figlia. In questo caso si parla di violenza assistita.

Nel 2018/19, le donne che si sono rivolte ai Centri e hanno dichiarato di aver sporto denuncia sono state il 29,4% del totale.

Le Case Rifugio

La Casa Rifugio è una struttura dedicata a indirizzo segreto nella quale la donna, sola o con i figli/e, viene messa in sicurezza e inizia un percorso complesso di uscita dalla violenza. Dalle 10 Case del 2013, nel 2018 siamo arrivati a 21 strutture, con 136 posti letto.

Nel 2018 le Case Rifugio hanno ospitato 151 donne (di cui 110 di origine straniera) e 161 figli e figlie. Nelle 21 Case Rifugio toscane sono presenti 251 operatrici, di cui 130 impiegate a titolo volontario.

Il Centro regionale di documentazione per l'infanzia e l'adolescenza dell'Istituto degli Innocenti

Il Centro ha un quadro completo e articolato sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza. Anche la violenza sui minori ha registrato un incremento, sia per quanto riguarda la violenza assistita che per i maltrattametni su bambini e ragazzi. Nel triennio 2016-2018 sono stati 1.298 i bambini e ragazzi interessati da situazioni di violenza assistita nel 2016, 1.487 nel 2017, 1.805 nel 2018, con un parallelo incremento delle famiglie straniere coinvolte, ovvero 439 (2016), 551 (2017), 686 (2018). Una tendenza che investe anche l'indicatore dei maltrattamenti su bambini e ragazzi in ambito familiare con i 1.921 casi del 2016, i 2.770 del 2017, fino ai ben 3.203 del 2018: anche in questo caso il
sottoinsieme rappresentato dai minori che vivono in famiglie di origine straniera aumenta: 482 casi, 946 e 1.081 nei tre anni.

La Rete regionale Codice Rosa

Il Codice Rosa, partito a Grosseto nel 2009, è attivo in Toscana dal 2012. Definisce le modalità di accesso e il percorso socio-sanitario per le donne che subiscono violenza. Dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2019 nei Pronto Soccorso della Regione Toscana si sono registrati 21.129 accessi in Codice Rosa (in questo dato sono compresi anche uomini vittime di violenza). Dal 1° gennaio 2013 al 30 giugno 2019, gli accessi con Codice Rosa di donne adulte sono 14.113, quelli di bambine e ragazze minorenni 1.622.

Il tipo di violenza per la quale si accede al Codice Rosa è soprattutto il maltrattamento, che rappresenta la motivazione del 94% degli accessi per adulti e dell'81,4% degli accessi da parte di minori; per questi ultimi, l'altro tipo di violenza è l'abuso (18,6%).

I Consultori

Le persone assistite dai Consultori nel 2018 per casi di abuso e maltrattamento sono 686, per un totale di 771 accessi. Le donne rappresentano l'83,5% del totale: sono infatti
566, di cui 84 minorenni. Gli uomini sono 120, il 17,5% del totale, 51 di questi sono bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Complessivamente, i minori vittime di abusi e maltrat-
tamenti seguiti dai Consultori sono stati 95, pari al 13,8 % del totale.

Le prestazioni registrate per abuso e maltrattamento nel 2018 sono state complessivamente 2.837, con una leggera flessione rispetto all'anno precedente (-0,1%). Il 36,5 %
del totale riguarda casi di maltrattamento psicologico, il 32,4 % di abuso fisico e il 4,9 % di abusi sessuali mentre il 26,1 % riguardano situazioni di negligenza genitoriale.

Il Centro antiviolenza per adulte e minori nella Maternità dell'AOU Careggi: Centro di Riferimento Regionale per la Violenza e gli Abusi Sessuali su Adulte e Minori (CRRV)

Dal 1°luglio 2018 al 30 giugno 2019 il Centro registra 34 accessi, di cui 26 da parte di donne maggiorenni, 5 di ragazze tra i 15 e i 17 anni e 3 da parte di bambine fino a 14 anni. La maggioranza delle donne adulte che si sono rivolte al CRRV dichiara di non conoscere l'abusante, un dato che mostra una differenza sostanziale nel tipo di utenza di questo servizio rispetto ai Centri antiviolenza, a cui invece si rivolgono soprattutto donne che hanno, o hanno avuto, una relazione intimo-affettiva con l'uomo che agisce violenza. Al Dipartimento Assistenziale Integrato Materno-Infantile (DAIMI) si registrano inoltre 19 accessi per casi di violenza domestica.

I Centri per uomini autori di violenza

Dal momento in cui ha preso avvio il monitoraggio dati dei Centri per uomini autori di violenze (1° giugno 2016), fino al 30 giugno 2019, 297 uomini hanno effettuato almeno un primo colloquio di valutazione in uno dei sei Centri presenti in Toscana, con un sensibile aumento negli ultimi 12 mesi: gli uomini che avevano effettuato un accesso nel 2017-18 erano stati 79, mentre nell'ultima annualità considerata i Centri sono stati trattati 127 casi.

Gli uomini arrivano ai Centri con una segnalazione da parte di un servizio pubblico: carcere, servizi sociali, tribunale. Sono uomini tra i 30 e i 59 anni (con una maggior concentrazione nella fascia 40-49) e titoli di studio eterogenei.

La violenza fa parte anche del passato della maggior parte degli uomini che si sono rivolti ai Centri: 44 uomini su 66 dichiarano di essere stati vittime di violenza durante
l'infanzia, in maniera diretta o come testimoni. La maggior parte di queste violenze è avvenuta all'interno del nucleo familiare: a perpetrarle sono stati il padre (17 casi), la madre
(10 casi) o entrambi (7 casi), nonni o altri parenti (5).

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