Venerdì, 24 Settembre 2021
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La strage di Capaci, 25 anni dopo: Arezzo ricorda Falcone nell'incontro con il giudice Gratteri e Rosy Bindi

A venticinque anni dalla strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della sua scorta, domani 29 maggio, alle ore 21.15 (sala grande di Giustizia, Palazzo vescovile), la Diocesi di...

A venticinque anni dalla strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della sua scorta, domani 29 maggio, alle ore 21.15 (sala grande di Giustizia, Palazzo vescovile), la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro propone un momento di riflessione sulle mafie di oggi e sulla loro complessa articolazione territoriale, grazie all'incontro con l'onorevole Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, e con il giudice Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica a Catanzaro.

Un incontro che non vuole essere un mero excursus di ciò che storicamente è stata la mafia, la camorra o l'ndrangheta, bensì un franco e diretto confronto su cosa è oggi il fenomeno mafioso, come si estrinseca, dove si ramifica, come si annida e trova fertile humus per attecchire, crescere e svilupparsi.

Le mafie non sono più, da decenni, un fenomeno territorialmente circoscritto; al contrario, si sono sviluppate in varie forme sia in Italia che all'estero. E anche la Toscana, purtroppo, non ne è immune, come ci ha ricordato sia la cronaca di questi giorni che il rapporto annuale dell'Agenzia nazionale circa i beni confiscati alla mafia nella nostra Regione, lo scorso anno. Acquisire consapevolezza del fenomeno e non trascurarne i primi segnali sono elementi che devono coinvolgere ciascuno di noi, impegnandoci in una lotta collettiva per respingerne il morbo prima che diventi letale. Acquisire coscienza per rispondere all'inquietante interrogativo che dà il titolo all'incontro di lunedì 29 maggio: Le mafie sono diventate classe dirigente? In occasione della recente Giornata contro tutte le mafie, lo scorso 21 marzo da Locri, lo stesso presidente Sergio Mattarella - che, nel 1980, perse il fratello Piersanti, ucciso dalla mafia - ha sottolineato con forza come tutta la società debba essere coinvolta nel contrastare il fenomeno mafioso: "Nessuno può dire non mi interessa o può chiamarsene fuori. La lotta alla mafia è doverosa, è una esigenza morale e civile, una necessità per tutti. Come diceva Falcone, non può fermarsi a una sola stanza, ma deve coinvolgere l'intero palazzo. Questo è l'orizzonte politico, giudiziario sociale del nostro impegno contro le mafie". Modera l'incontro Stefano Mendicino, economo della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.
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