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Codice rosa, 148 casi ad Arezzo nel 2018. Vittoria Doretti: "Donne non siete sole"

Le segnalazioni arrivano dalle forze dell'ordine, dai pediatri, dai familiari e dagli insegnanti

Nei primi 9 mesi del 2018, i casi trattati dal Codice Rosa in tutta la Asl Toscana sud est (Arezzo, Siena e Grosseto) sono stati 475 (431 adulti e 44 minori). Nello specifico in provincia di Arezzo, i casi totali sono stati 148 di cui126 adulti e 22 minori.

In occasione del 25 novembre la Asl rafforza il suo messaggio di lotta alla violenza sulle donne, ricordando tutti i servizi a disposizone per uscire dal calvario della violenza di solito sviluppata in ambiente domestico.

La Asl Toscana sud est sostiene la campagna di comunicazione della Regione Toscana e ricorda il numero gratuito di pubblica utilità antiviolenza e stalking: 1522. E’ stato attivato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è collegato alla rete dei centri antiviolenza e alle altre strutture per il contrasto alla violenza di genere presenti sul territorio. Da dicembre 2016, con delibera della Giunta toscana, il progetto Codice rosa è stato ulteriormente strutturato in rete regionale, con modalità, protocolli operativi e linee guida comuni.

“Vorrei ringraziare, per il loro lavoro quotidiano e prezioso, tutti gli operatori della Rete e quelli della Asl Toscana sud est, compresi gli amministrativi e  la Direzione – afferma Vittoria Doretti ideatrice del codice rosa - Di fronte a certe terribili situazioni, le risposte migliori sono sia umane che sanitarie. C’è ancora tanto lavoro da fare ed è necessario rafforzare ulteriormente la sinergia con gli altri enti e con le istituzioni, soprattutto con i centri antiviolenza. Con loro stiamo lavorando molto e con importanti risultati. Alle donne dico: abbiate forza e speranza, affidatevi ai servizi e ai centri. Non siete sole”.

“L’attenzione verso le persone sottoposte a violenza e abusi cresce di giorno in giorno e per questo se ne sente sempre più parlare – dichiara Alessia Lazzerini, infermiera e referente del Codice Rosa per il Pronto Soccorso del San Donato – Tante segnalazioni ci arrivano dalle forze dell’ordine, dai pediatri, dagli insegnati o, nel caso degli anziani, dai loro familiari. All’arrivo in Pronto Soccorso, il nostro personale è preparato a riconoscere i segni della violenza. Spesso, infatti, il paziente si limita a dire di essere caduto o di aver sbattuto ma in realtà le cose stanno diversamente. Ci sono dei campanelli di allarme che dobbiamo riconoscere, cercando di mettere la persona a suo agio e facendola sentire protetta. Quindi la accompagniamo nella stanza del Codice Rosa, un locale predisposto alla massima privacy. Qui, medico e infermiere parlano con il paziente e si avvalgono di tutti gli specialisti che ritengono necessari: ginecologo, radiologo ecc. Per la parte psicologica, ci appoggiamo all’associazione Pronto Donna. Sono momenti difficili, dove il nostro personale deve tutelare la vittima di violenza ma anche i suoi familiari, facendo capire che siamo loro alleati”.

La ricorrenza

Ogni anno il 25 novembre ricorre la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni unite per invitare governi, organizzazioni internazionali e Ong a contrastare, anche con la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, questa piaga sociale e sanitaria, che non conosce confini di età, nazionalità, religione, livello sociale. La data non è stata scelta a caso: il 25 novembre 1960 tre sorelle domenicane, Patria, Maria e Antonia Mirabal furono brutalmente assassinate dalla guardia del dittatore Trujillo per il loro impegno contro il regime.

La nascita del codice rosa

Da tempo in Toscana è attivo il Codice Rosa, il modello di presa in carico nato a Grosseto nel 2009 da una intuizione di Vittoria Doretti (responsabile della Rete regionale del Codice rosa) e della Procura della Repubblica, in collaborazione con i Centri antiviolenza. Formalizzato nel 2010, con un protocollo d’intesa, attualmente è patrimonio regionale (hanno aderito tutte le Aziende sanitarie e ospedaliere) e nazionale, oltre che modello di riferimento per contrastare i fenomeni di violenza di genere (attraverso il percorso donna) o di discriminazione.

Il Codice Rosa è un percorso riservato alle vittime di violenza (donne, uomini, bambini, anziani) che si rivolgono ai Pronto Soccorso degli ospedali o delle Aziende ospedaliere aderenti al progetto. Il personale socio-sanitario lavora in rete con enti e istituzioni, nonché in sinergia con i centri antiviolenza che rappresentano un punto di riferimento fondamentale sul territorio per il sostegno alle vittime.

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