C'è una casa per disabili costruita per lei, ma l'amministratore la sposta in un centro diurno. L'incredibile storia di Alice

Una casa dove abitare, una fondazione che porta il suo nome, ma alla maggiore età tutto cambia, precipita. L'incredibile storia di Alice e di suo padre Simone Ciulli è raccontata da Repubblica. Lui, fotografo a Firenze, lascia il lavoro per...

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Una casa dove abitare, una fondazione che porta il suo nome, ma alla maggiore età tutto cambia, precipita.

L'incredibile storia di Alice e di suo padre Simone Ciulli è raccontata da Repubblica. Lui, fotografo a Firenze, lascia il lavoro per costruire un futuro per sua figlia, disabile mentale. Individua una struttura, a Pratovecchio e lì crea le basi per la Fondazione Alice Onlus, una casa per stare, anticipando così i temi delle Legge sul Dopo di Noi recentemente approvata.

Alice ha così una casa, degli amici, vive a contatto con la natura e il padre crea per lei e per altri ragazzi disabili un luogo protetto e soprattutto gratuito dove vivere anche quando i genitori non ci saranno più.

Va tutto bene, Alice ha anche Lollo vicino a sé, un ragazzo speciale come lei. Si vogliono bene.

I problemi nascono quando Alice compie 18 anni, la madre vorrebbe inserirla in un centro diurno i cui costi ricadono nel servizio sanitario. Il padre invece vorrebbe mantenerla nella grande casa di Pratovecchio. Interviene così un tribunale, il giudice nomina un amministratore che decide di spostarla contro la volontà del padre, ma anche di Alice stessa, nel centro diurno. Alice manifesta atteggiamento violenti, non accetta il trasferimento, l'allontanamento dal suo Lollo, le vengono somministrate terapie con psicofarmaci, il suo grado di evoluzione e di autonomia fa notevoli passi indietro, come racconta lo stesso padre: "

"Alice passa periodi terribili - racconta Ciulli - dorme a volte tre ore mentre altre oltre venti, a seconda della terapia, sale a carponi le scale che prima faceva di corsa, non riconosce le persone, manda via tutti d’intorno e non vuole più vedere nessuno, neanche il suo 'amato Lollo' che, in preda ad una disperazione commovente, non riesce a capacitarsi dell’improvviso rifiuto di Alice nei suoi confronti".

E' così che Ciulli inizia la sua battaglia perché crede ingiusto tutto quello che sta capitando a sua figlia. Ha chiesto incontri, supplicato, inviato email, ma la situazione continua a non sbloccarsi.

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<< La Regione Toscana - scrive nel suo articolo Alberto Custodero di Repubblica - ha di recente invitato proprio il padre di Alice a raccontare in un convegno regionale sulla disabilità la propria esperienza. Paradossalmente, non è ascoltato dall'amministratore di sostegno (che ha addirittura cancellato la Fondazione dalla mailing list) a proposito del suo progetto per la figlia, per collocarla in quella struttura che ha fondato per lei, interamente gratuita, dove Alice ha la propria camera, conosce tutti, frequenta da anni con gioia, profitto e serenità. Perché?>>

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