Svelato il mistero di Tonjoc. Svolta nelle indagini: era già destinatario di un ordine di carcerazione

L'identità presente sul passaporto era dunque vera, nessun alias ma usava legalmente il cognome della moglie. La giovane donna vive nel centro nord della penisola e adesso gli inquirenti sperano di riuscire, grazie a questo contatto, a ricostruire i movimenti del 29enne che dal circa due mesi era arrivato in Italia.

Il primo mistero sul ladro ucciso da Fredy Pacini durante il furto di martedì notte è stato svelato.  Nelle ultime ore una donna ha contattato i militari dell'Arma dicendo di essere la sorella di Vitalie Tonjoc. Dopo accurate verifiche il legame tra i due è stato accertato, perciò la donna è stata invitata a fare il riconoscimento del cadavere.

L'identità presente sul passaporto era dunque vera, nessun alias, ma aveva usato in modo legale (nel suo Paese è permesso) il cognome della moglie. Il suo cognome era Miricea ed era conosciuto alle forze dell'ordine per aver compiuto dei reati a Milano dove la procura aveva emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione. Con il suo vero nome e con una serie di altri alias, aveva messo insieme pagine di precedenti: furto, furto aggravato, lesioni personali, danneggiamenti, alcuni dei reati a lui contestati.

La giovane donna vive nel centro nord della penisola e adesso gli inquirenti sperano di riuscire, grazie a questo contatto, a ricostruire i movimenti del 29enne che - hanno scoperto nelle ultime ore i carabinieri - da circa 8 anni era in Italia e si muoveva nel centro nord.

Attraverso le nuove informazioni gli inquirenti sperano anche in una possibile svolta delle indagini, coordinate dal pm Andrea Claudiani e condotte dai Carabinieri di Cortona guidati dalla comanandante Monica Dallari. I militari dell'Arma infatti mettendo insieme le tessere di un puzzle che forse già al termine di questa intensa giornata potrebbe avere altri importanti elementi da far combaciare. 

AUTOPSIA

Alcuni di questi sono attesi dalle risultanze dell'esame autoptico, in corso da questa mattina alle 11 all'ospedale San Donato. Ai medici legali dell'Università di Siena spetterà il compito di chiarire come è morto Vitalie Tonjoc, il 29enne moldavo che è stato colpito da due proiettili esplosi dal savinese. Forse un'emorragia interna potrebbe essere stata fatale la tac - da quanto trapela - avrebbe individuato un proiettile in una coscia e pare anche la traiettoria. Sarà infatti importante capire se i colpi hanno raggiunto frontalmente o alle spalle il ladro. 

INTERROGATORIO

Altri dettagli sono attesi dall'interrogatorio che si svolgerà questo pomeriggio. Le dichiarazioni fatte ai carabinieri in quella concitata notte, infatti, non possono essere utilizzate: i dettagli che potranno essere acquisiti saranno solo quelli che Pacini pronuncerà nel pomeriggio di fronte al pm Andrea Claudiani. 

Il faccia a faccia sarà determinante per capire se la reazione di Pacini sia stata o meno sproporzionata rispetto all'offesa ricevuta. E su questo poggerebbe poi l'accusa attualmente ipotizzata dalla procura di eccesso di legittima difesa.  Cosa è accaduto dunque all'interno di quel capannone? Come si è mosso Pacini? E come si sono mossi i ladri? Il piccone (ritrovato fuori dal capannone) era stato portato dentro e brandito come un'arma? E se sì, chi lo ha portato fuori?

Domande alle quali nelle prossime ore potrebbero arrivare le prime risposte. 

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