Legittima difesa, quello di Pacini forse uno degli ultimi casi di "eccesso": con la riforma il gommista non sarebbe punibile

Pacini adesso è iscritto sul registro degli indagati per un reato che da anni divide il Paese. Il fulcro della questione è legato alla proporzionalità della reazione della vittima rispetto all'aggressore.

E' accusato di eccesso colposo di legittima difesa, ma quello di Fredy Pacini potrebbe essere uno degli ultimi casi in Italia: la riforma su questo tema, infatti, è già stata approvata dal Senato lo scorso 25 ottobre e oggi il Ministro dell'Interno Salvini è tornato alla carica su questo argomento - particolarmente caro alla Lega - auspicando un veloce passaggio alla Camera. 

Pacini adesso è iscritto sul registro degli indagati per un reato che da anni divide il Paese. Il fulcro della questione è legato alla proporzionalità della reazione della vittima rispetto all'aggressore. Nel caso di Monte San Savino, il ladro, Vitalie Tonjoc, ha perso la vita dopo essere stato centrato da due proiettili. Pacini ha un regolare porto d'arma e la pistola, una Glock, è regolarmente denunciata. Il dubbio che avrebbe portato a formulare questa ipotesi di reato sarebbe dunque legato alla proporzionalità tra l'aggressione e la reazione. Nella prima testimonianza raccolta dai carabinieri Pacini avrebbe raccontato di essersi trovato di fronte al ladro che brandiva il piccone poi ritrovato sul luogo del delitto. Di aver avuto paura e di aver reagito, sparando. 

Ma cosa prevede la legge italiana? E' necessario citare l'articolo 55 del codice penale che recita: 

Quando si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.
L'onere della prova incombe sul soggetto che ha difeso il diritto proprio o altrui e che dovrà indicare i fatti e le circostanze dai quali si evince l'esistenza della scriminante.
La valutazione è rimessa al libero convincimento del giudice che terrà conto di un ragionevole complesso di circostanze oggettive: l'esistenza di un pericolo attuale o di un'offesa ingiusta; i mezzi di reazione a disposizione dell'aggredito e il modo in cui ne ha fatto uso; il contemperamento tra l'importanza del bene minacciato dall'aggressore e del bene leso da chi reagisce.

Con la riforma verrebbe meno l'elemento della proporzionalità: il nuovo testo infatti considera "sempre in stato di legittima difesa" chi "all’interno del domicilio, di un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale"si difende da un’azione di terzi "posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica". L’articolo 2 esclude la punibilità di chi ha agito per la salvaguardia della propria o altrui incolumità "in condizioni di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto".

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Insomma, con la riforma i casi come quelli di Monte San Savino avrebbero risvolti diversi da quelli che rischia di avere il caso Pacini. 
Il gommista di Monte San Savino rischia infatti  di andare a processo. E a quel punto solo se la sua reazione sarà ritenuta proporzionale all'offesa subita, Pacini avrò chiuso i conti con la giustizia.

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