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Mercoledì, 8 Dicembre 2021

Scuola e sociale. Ecco il percorso di UdA e comitato “Arezzo non ha bisogno di fondazioni"

Il progetto segue le linee guida dettate dall’Autorità per la partecipazione e descrive, in modo dettagliato, le iniziative che saranno organizzate nella sua fase attuativa inquadrandone lo svolgimento in un arco temporale compreso tra quattro e sei mesi

Quale futuro per i servizi sociali ed educativi del Comune di Arezzo? A porsi la questione, ormai da tempo, è una fetta significativa della politica cittadina che in più di un’occasione si è adoperata per ostacolare il processo avviato dall’amministrazione locale volto alla realizzazione di due fondazioni, sulla falsa riga di In Tour e Guido d’Arezzo, per la gestione dei servizi alla persona e scolastici. Ed è in questo contesto che si inserisce l’attività dell’UdA, Unione donne per Arezzo, che proprio in queste ultime ore ha presentato il percorso partecipativo promosso in associazione con il coordinamento “Arezzo non ha bisogno di fondazioni”. Come reso noto dall’Unione il progetto intitolato “Insieme. Per decidere il futuro dei servizi educativi e sociali di Arezzo con la partecipazione dei cittadini”, mira a incentivare il dibattito e a strutturare un confronto intorno al tema dei servizi educativi e socio-assistenzialie sulle conseguenze di una loro eventuale esternalizzazione. Presentato all’Autorità regionale di garanzia per la partecipazione lo scorso maggio, accompagnato dalla raccolta di 1.527 firme a suo sostegno, il percorso partecipativo ha ottenuto il via libera dalla Regione Toscana, la quale ha stanziato un contributo di 9mila euro per la realizzazione del progetto e delle iniziative ad esso legate.

“L’idea di questo percorso ha preso avvio dalle intenzioni del Comune di Arezzo, espresse attraverso deliberazioni del consiglio e della giunta, di creare due fondazioni di partecipazione operanti nei settori dei servizi educativi e sociali – spiega Gabriella Cecchi, presidente del comitato UdA – Proprio in questi giorni, viene poi detto che la fondazione sarà una soltanto; tuttavia, non è dato sapere come sarà costituita, con quale assetto, con quale patrimonio, con quali scopi e deleghe gestionali. Eppure, i servizi per l’infanzia e i servizi socio-assistenziali riguardano un bacino sociale incredibilmente vasto e articolato che copre tutte le fasce di età e di genere, tutte le condizioni di vita e molteplici situazioni di difficoltà esistenziale. E’, dunque, concreto il timore di una progressiva esternalizzazione di questi servizi così essenziali, nonché il rischio che questi stessi servizi vengano spacchettati e affidati a soggetti privati e terzi affidando alle loro mani fasce sempre più larghe di utenti”.

Il progetto segue le linee guida dettate dall’Autorità per la partecipazione e descrive, in modo dettagliato, le iniziative che saranno organizzate nella sua fase attuativa inquadrandone lo svolgimento in un arco temporale compreso tra quattro e sei mesi. Del percorso farà parte anche un gruppo di specialisti, i cosiddetti esperti facilitatori, che collaboreranno da subito al progetto interfacciandosi con cittadini, famiglie, enti pubblici, istituzioni, associazioni e mondo scolastico. Tra gli strumenti messi in campo, non mancheranno le “interviste in profondità”, rivolte a soggetti particolarmente informati e qualificati sui temi del percorso partecipativo, un questionario online su larga scala per identificare le criticità correlate ai servizi educativi e sociali, e due laboratori aperti a tutta la cittadinanza che permettano agli utenti di dire la loro su questi servizi comunali, raccogliendo idee, esperienze e proposte migliorative attraverso la realizzazione di tavoli di confronto creativo. A chiusura del percorso, sarà inoltre organizzato un incontro aperto al pubblico in cui verrà presentato il documento finale del progetto contenente la “restituzione” dei dati emersi, i quali confluiranno in un manifesto condiviso del modello di welfare della città di Arezzo.

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