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Vaccini, la riflessione di Fabio Buricchi: "Pensate ad anziani e fragili, non solo alla produttività"

Fabio Buricchi, da sempre attento alle fasce più deboli della popolazione, riflette sull'attuale campagna di vaccinazione in Toscana

Fabio Buricchi ci offre una sua riflessione sull'attuale campagna vaccinale della Toscana, per chiedere che non sia il fattore della produttività delle persone a stabilire il criterio per l'accesso prioritario alle dosi di vaccini. Sia eticamente fatta e ribadita la scelta dell'anzianità e contemporaneamente delle malattie gravi.

"Questo anno di pandemia ha fatto venire fuori il meglio e il peggio delle persone. Quella che potrebbe essere la fase finale, quella dei vaccini, conferma la regola. È di questi giorni la notizia di un anziano che ha lasciato la sua dose alla madre di un figlio che ha bisogno di cure costanti e assidue. Più o meno nelle stesse ore abbiamo assistito ad indegni accaparramenti dei quali non conosciamo le responsabilità.

Prima di questi atti individuali abbiamo avuto teorie che proponevano delle precedenze nella somministrazione. Prima i produttivi. Quindi non i pensionati o i soggetti che per inabilità non sono nel ciclo produttivo. Ma anche tra coloro che producono sono state indicate delle priorità favorendo le regioni con un PIL più alto.

Ad onor del vero nella nostra regione selezioni di questa natura non sono state ventilate, quindi ci dovremmo attenere ai criteri ufficiali.

Nella Fattoria degli animali di Orwell dietro la testa dell’animale capo era scritto “Tutti gli animali sono eguali, ma qualcuno è più eguale degli altri.

Infatti, come in tutte le buone famiglie, c’è sempre qualcuno più uguale degli altri. E le categorie professionali si sono mobilitate per dimostrare che la loro specifica professione avrebbe richiesto una protezione particolare e urgente sottraendo fiale di vaccino ad altri.

Per esempio nella scuola si pensa di vaccinare fino a 65 anni; ma in pensione ci si va a 67 anni. Magistrati e avvocati sono da tutelare più di un commesso o di un impiegato che contatta centinaia di persone al giorno.

Forse una soluzione perfetta non esiste, ma una cosa è certa: le persone più anziane e con patologia sono le più fragili e, quindi, dovrebbero avere delle priorità che si trovino in istituto o che si trovino a casa. Quindi se una persona non autosufficiente ha la fortuna di poter vivere in famiglia non può essere lasciata da parte perché, negli anni, si è smantellato il servizio territoriale che una volta faceva capo ai distretti. Anche se impossibilitata ad uscire, può essere contagiata da un familiare o dalla persona che l’assiste e che, probabilmente, assiste altre persone non autosufficienti diventando così fonte di contagio.

Quindi un attimo di riflessione quando, con una sola fiala in mano, si deve scegliere se iniettarla al professionista o all’anziano non autosufficiente. Che l’unico parametro non sia la produttività."

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