I mosaici romani di Palazzo Lambardi 

Il più importante rinvenimento del nuovo millennio risale al settembre 2007, quando Giuseppe Angiolini decise di ristrutturare l'immobile di Corso Italia

Che il sottosuolo di Arezzo sia una miniera d’oro, archeologicamente parlando, non è una novità. Non lo è nemmeno che parte di questo patrimonio sia ancora da scoprire o valorizzare, ma la stratificazione della città nei secoli non ha mai agevolato le indagini. Le sorprese, tuttavia, sono sempre dietro l’angolo o, come nel caso dei mosaici romani di Palazzo Lambardi, qualche centimetro sottoterra.

Quello che a oggi è il più importante rinvenimento del nuovo millennio risale al settembre 2007, quando la società Sugar di Giuseppe Angiolini decise di risanare e ristrutturare parte del piano terra del settecentesco immobile di Corso Italia, da adibire a magazzino per i noti negozi di abbigliamento.

Il grande archeologo Gian Francesco Gamurrini, nel 1875 e successivamente nel 1892, aveva già avvisato della presenza di mosaici nell’edificio affacciato sulla parte alta dell’antico borgo maestro. A quei tempi il palazzo apparteneva ancora ai Lambardi, famiglia di origine longobarda tra le più importanti del territorio aretino, di cui ancora oggi si ammira nella facciata lo stemma, al centro della ringhiera del XVIII secolo. In araldica il blasone è descritto così: "un’aquila a volo aperto in rosso traversata da tre fasce in oro sul campo d’argento. Al sommo tre gigli in oro sotto un rastrello in rosso".

Nel 1937 anche lo studioso Alessandro Del Vita documentò il tappeto musivo durante un passaggio di proprietà dell’edificio, suggerendo il distacco e il trasferimento al Museo Archeologico, ma la mancanza di accordo sul prezzo con i nuovi proprietari fece saltare l’affare. Le tessere rimasero nella loro collocazione originaria e, dopo essere state ricoperte con uno strato di terra battuta e assi di legno per proteggerli, furono celate e dimenticate per una settantina d’anni.
La loro scoperta del 2007 destò meraviglia e la notizia fece il giro di tutta Italia, perché i pavimenti ritrovati al piano terra di Palazzo Lambardi, con una parte residua che proseguiva nell’edificio confinante, erano in ottimo stato conservativo. 

Dopo l’indagine scientifica, diretta dall’archeologa Silvia Vilucchi, partì la ristrutturazione degli ambienti condotta dall’architetto Cesare Cantucci, sempre sotto l’egida della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. I mosaici vennero quindi protetti con un pavimento in cristallo per permettere al visitatore di camminarci sopra e ammirarli in tutta la loro bellezza. Il "piccolo mare" di Arezzo, come venne ribattezzato, fu presentato al pubblico il 26 settembre 2009, nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio. 

Si ipotizza che la pavimentazione abbia fatto parte del "frigidarium" privato di una domus romana del I secolo d.C., ovvero quella parte delle terme per il bagno freddo, in cui si giungeva solitamente dopo essere passati per il "calidarium" dove era l’acqua calda e il "tepidarium" dove si trovava quella tiepida. Eravamo in un periodo di espansione e ricchezza per Arezzo, che coincideva con il momento di massima diffusione della ceramica sigillata aretina, esportata in quasi tutto il mondo conosciuto. 

L’ambiente maggiore, circa 200 metri quadrati di superficie, è suddiviso in quattro vani cantinati e una corte scoperta. La pavimentazione è realizzata con tessere lapidee nere e due fasce perimetrali bianche. In quella che in origine corrispondeva alla parte centrale si osserva un riquadro dove nuotano alternati in circolo quattro uccelli acquatici, identificati come anatre, e quattro delfini. Deliziosi gli animali, realizzati con tessere bianche e rilievi anatomici in nero, mentre i becchi e le zampe dei volatili sono rosa arancio. Al centro del “piccolo mare” è visibile una cavità, dove era collocata una fontana.

A ovest di questo ambiente se ne trova un altro di dimensioni minori dove i mosaici, conservati in minima parte, mostrano stupendi motivi geometrici. Prima di accedere a questo vano è riconoscibile un “dolium” incassato nel pavimento musivo, ovvero un grosso recipiente in terracotta che veniva utilizzato per la conservazione e il trasporto di vino e prodotti agricoli.

Dopo anni di lavori oggi Palazzo Lambardi, ormai per tutti Palazzo Sugar, è stato trasformato in uno dei luoghi della moda per eccellenza in Italia, inaugurato ufficialmente nel settembre 2018. Il concept store voluto da Giuseppe Angiolini in collaborazione con l’architetto Vincenzo De Cotiis vanta più di mille metri quadri restaurati dove coesistono passato, presente e futuro. Il visitatore trova le celebri boutiques, il bar, un relais, un’area per eventi e uno splendido giardino interno, muovendosi tra affreschi recuperati, installazioni d’arte e, ovviamente, i preziosi mosaici romani visitabili negli orari di apertura. Nel 2019, a un anno dall’opening, la rivista Wear Global Magazine ha premiato Palazzo Sugar, per l’unicità della sua proposta, come uno dei tre migliori negozi di abbigliamento del mondo.

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