Cultura

The Place - Voto: 5.5/10. La recensione e i consigli per la visione

Dopo l’enorme successo riscosso con Perfetti Sconosciuti, non solo in Italia ma anche all’estero con la richiesta da parte di molte nazioni dei diritti per farne un remake, Paolo Genovese sentiva sicuramente il peso della responsabilità: quella di...

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Dopo l’enorme successo riscosso con Perfetti Sconosciuti, non solo in Italia ma anche all’estero con la richiesta da parte di molte nazioni dei diritti per farne un remake, Paolo Genovese sentiva sicuramente il peso della responsabilità: quella di dirigere una pellicola che ne fosse all'altezza o addirittura superiore.

Purtroppo questo è lo scotto da pagare quando un film diventa così tanto popolare; è inevitabile che pubblico e critica siano pronti ad aspettare impazienti, con la brama di sentenziatori senza scrupoli, “il film dopo quel film lì”.

Paolo Genovese ci prova con The Place, pellicola presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2017 e da poco nelle nostre sale.

Ribaltando quanto accaduto al suo Perfetti Sconosciuti, è Genovese questa volta a prendere in prestito l’idea, e lo fa da una serie televisiva americana dal titolo The Booth at the End, con protagonista Xander Berkeley e, almeno al momento, disponibile da noi sulla piattaforma Netflix solo la prima delle due stagioni.

Un uomo seduto in un bar (il The Place del titolo) riceve una serie di personaggi che gli chiedono di esaurire i loro desideri, dai più carnali e basilari a quelli più “nobili” e complessi.

Ma perché questo avvenga, ciascuno dovrà compiere un’azione assegnata dall’uomo dopo aver consultato la sua agenda.

Lo spunto da cui parte Genovese, che poi è proprio quello della serie tv, è quanto di più intrigante e curioso si possa chiedere.

Per fare un parallelismo i territori sono decisamente quelli cari allo scrittore José Saramago: un racconto fortemente realista - le azioni dei personaggi e le conseguenze a cui portano, la contestualizzazione di un luogo non luogo molto familiare, come un bar in questo caso - permeato da elementi surreali e metafisici.

Si direbbe quindi argomenti alti. Ma come ci ha insegnato zio Ben nel primo indimenticabile Spider- Man di Raimi: “da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

Genovese il potere lo ha acquisito dopo il successo di Perfetti Sconosciuti, piaciuto praticamente un pò a tutti, e la responsabilità se l’è presa decidendo di dirigere subito dopo un film piuttosto atipico per il panorama sempre più asfittico del cinema italiano.

Va riconosciuto quindi al regista romano il coraggio di uscire dagli schemi, come va detto anche che The Place inizia davvero bene. La staticità dell’azione (l’unica location del film è il bar) è resa dinamica dai dialoghi tra l’uomo e i personaggi che si susseguono al suo tavolo. Ogni volta un desiderio diverso. Ogni volta un compito diverso.

Le conseguenze delle scelte prese dai vari individui noi non possiamo vederle, ma ci vengono raccontate e, almeno in un primo momento, la sceneggiatura (scritta da Genovese con Isabella Aguilar) riesce a sopperire alla mancanza delle immagini in maniera sorprendente.

Purtroppo però The Place è un “carnage” filmico che perde ben presto mordente, e se film simili come intento scenografico, non di contenuto, (il Carnage di Polanski appunto o il capolavoro di Tarantino The Hateful Eight) adoperano la sceneggiatura in modo intelligente e sublime per sostituirla alla mancanza di azione al di fuori dell'unica location (il salotto nel film di Polanski, la locanda in quello di Tarantino), qui, nel film di Genovese, il fiato si fa ben presto corto. Le azioni tra i personaggi si intrecciano da subito rischiando di portarci fin troppo con la memoria proprio al precedente film del regista.

Dal punto di vista delle dinamiche metafisiche poi la cosa non va meglio.

Se come dicevamo è intrigante il gioco surreale che si viene a creare almeno nella prima parte, capita che Genovese e la Aguilar non riescono poi a sostenere il peso della sceneggiatura per argomenti così complessi, finendo per farla accartocciare su se stessa. Le premesse alte vengono tradite da soluzioni banali e scontate, ma soprattutto in fase di script i due commettono persino l’errore di infrangere le regole che per primi hanno creato, le stesse che per buona parte del film sorreggono con intransigenza l’intera struttura narrativa.

Il luogo non luogo dato dal bar funziona, come la figura quasi mefistofelica di un sorprendente Valerio Mastandrea (fosse solo per lui il film sarebbe da dieci). Il suo è un personaggio misterioso che passa le giornate - intervallate da brevi dialoghi notturni in chiusura del locale con la barista Sabrina Ferilli - seduto sempre sullo stesso tavolo a prendere appunti nella sua agenda e a parlare con i vari personaggi. Il suo sguardo è stanco, a volte assente, a volte curioso. Ad un certo punto del film uno dei protagonisti gli chiederà se crede in Dio, l’uomo risponderà che crede nei dettagli e, come dice il detto, è proprio il diavolo a nascondersi nei dettagli. Forse, come in Faust, un diavolo tentatore a cui le persone vendono l’anima per ottenere ciò che vogliono. O forse anche no.

Genovese però non ha la forza di Goethe, o quella di Saramago, tantomeno quella di Polanski o Tarantino, e non basta la fotografia sontuosa a salvarlo del tutto, finendo per banalizzare l’intento di descrivere una natura umana criptica, brutale ed oscura che forse alberga in ognuno di noi, capace di venir fuori e mostrare cosa siamo disposti a fare pur di ottenere ciò che vogliamo.

A differenza di Perfetti Sconosciuti, in cui l’ambiguo finale da qualsiasi punto lo si guardasse lasciava il sapore amaro in bocca, in The Place il regista non ha il coraggio, o forse le capacità, di osare con i temi spesso scabrosi e delicati che tratta. Più una passerella di volti noti (insieme a Mastandrea e la Ferilli ci sono Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D'Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi e Giulia Lazzarini) che un progetto riuscito in pieno.

Nobile e coraggioso negli intenti rispetto a molto altro cinema italiano, ma purtroppo di scarsa riuscita nella realizzazione.

Voto: 5.5/10

The Place (Italia, 2017)

Regia: Paolo Genovese

Sceneggiatura: Paolo Genovese, Isabella Aguilar

Cast: Valerio Mastandrea, Sabrina Ferilli, Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D'Amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi e Giulia Lazzarini

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