La Pazza Gioia, voto 7.5

Virzì, con La Pazza Gioia, porta al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs un po' della sua amata Toscana ricevendo oltre 10 minuti di applausi. Non ha partecipato alla corsa per la Palma d’Oro ma l'impressione, a fine...

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Virzì, con La Pazza Gioia, porta al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs un po' della sua amata Toscana ricevendo oltre 10 minuti di applausi.

Non ha partecipato alla corsa per la Palma d’Oro ma l'impressione, a fine visione, è quella che avrebbe potuto farlo tranquillamente, tanto è bello, delicato e spesso divertente.

Con i suoi dodici film alle spalle Virzì ci ha dimostrato più volte di essere uno dei pochi registi italiani, forse l’unico, che porta avanti l’eredità della commedia italiana del passato; quel cinema popolare sempre in bilico tra il serio e il faceto, tra la commedia e la tragedia, il tutto ovviamente rappresentato con uno sguardo nuovo.

In questa sua ultima fatica, il regista livornese ci porta più precisamente nei dintorni di Pistoia, a Villa Biondi, in una comunità terapeutica dove sono tenute donne affette da disturbi mentali e socialmente pericolose in custodia giudiziaria.

Durante una caldissima estate Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi), sedicente contessa logorroica e completamente folle, lasciata dall’ex marito nonché suo legale nella comunità, farà la conoscenza di Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti), una ragazza all’apparenza agli antipodi di Beatrice, silenziosa e introversa nel suo fragile corpo ricoperto di tatuaggi.

Nonostante le differenze le due stringeranno una forte amicizia che andrà giorno dopo giorno a consolidarsi sempre di più, al punto che persino gli operatori della comunità vedranno di buon occhio questo loro legame, utile a migliorare la loro condizione e la loro stabilità mentale.

Farle uscire insieme alle altre ragazze per prestare lavoro in un vivaio della zona sarà il successivo passa del programma rieducativo.

Peccato che proprio in una di queste uscite, un venerdì subito dopo aver ricevuto la paga settimanale, approfittando di un insolito ritardo del pulmino che avrebbe dovuto riportarle a Villa Biondi, Beatrice convince Donatella a prendere un pullman a caso.

Sarà proprio in questa rocambolesca fuga delle due “pazze”, alla ricerca di quella gioia ormai perduta, che conosceremo tassello dopo tassello i motivi che le hanno portate nella comunità.

Virzì concentra tutta la vicenda sulle due protagoniste, lasciando che i personaggi di contorno entrino ed escano dalle loro vite solo per farci scoprire meglio cosa sia accaduto nel passato delle due moderne Thelma e Louise (riferimento non casuale visto che il film è un atipico road-movie al femminile che strizza l’occhio al cult di Ridley Scott).

Per fare questo il regista toscano, che ha comunque saputo sempre raccontare bene l’universo femminile, si affida alla mano di Francesca Archibugi.

La sua sceneggiatura restituisce la fragilità di due donne con le quali sembrerebbe apparentemente difficile rapportarsi o condividerne le azioni.

Saranno però le loro pulsioni, la loro sana follia nella ricerca di un esistenza migliore che ci farà innamorare di loro, perchè in fondo il nostro è un paese che nonostante tutto non cede mai totalmente al nichilismo.

Le interpretazioni di Micaela Ramazzotti, qui al suo terzo film con il marito dopo Tutta la vita davanti e La prima cosa bella, e di Valeria Bruni Tedeschi, sono strepitose e incredibilmente coinvolgenti.

Alla prima è affidato il lato più sentimentale mentre alla seconda quello “comico” del film.

Ed è infatti con la travolgente Valeria Bruni Tedeschi, vincitrice di un David proprio con Il capitale umano di Virzì, che nel film si ride molto spesso.

Si ride di gusto ma lo si fa dolorosamente.

Questa dicotomia, questo alternarsi di registro, non è mai forzato, ma anzi risulta essere piacevolmente credible.

Ecco quindi che il legame con le commedie italiane del passato di cui parlavamo si fa forte nel raccontare le vicende delle due “matte” a piede libero, malinconiche e divertenti allo stesso tempo, così fragili e disperatamente sole in un mondo all’apparenza ritenuto normale ma che continua a rifiutarle.

Il confronto con le madri poi (Marisa Borini, vera madre di Valeria Bruni Tedeschi e una ritrovata Anna Galiena), decisamente poco amorevoli, non sarà catartico ma ribadirà ancora una volta la solitudine delle protagoniste.

Un film che racconta qualcosa di già visto ma che a differenza degli altri lo fa mettendo in scena un equilibrio tra distacco e affinità con le protagoniste veramente unico.

Ci lasciamo trasportare nella loro ricerca di una gioia difficile da raggiungere e spesso ritrovata laddove non avrebbe modo di esistere e proprio per questo ritenuta pazza.

Voto: 7.5/10

La Pazza Gioia (Ita, commedia, drammatico, 2016)

Regia: Paolo Virzì

Sceneggiatura: Francesca Archibugi e Paolo Virzì

Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Anna Galiena, Marisa Borini, Marco Messeri, Bobo Rondelli

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