Giovedì, 29 Luglio 2021
Cultura

"Amor Mundi”: un viaggio poetico alla scoperta dell’uomo contemporaneo

Con la prefazione di Mauro Macario, Amor Mundi raccoglie una serie di componimenti che si aprono ad una poesia critica, capace d’impiegare il verso come veicolo di decostruzione della realtà, delle sue strutture, delle sue leggi, ridicolizzando, a tratti, la figura  stessa del poeta, che si rivela adesso un uomo comune, dubbioso e del tutto incapace di conformarsi alle aspettative sociali oggi in voga

Il dibattito sul ruolo della poesia nella società contemporanea è in corso e, se è vero che i versi suscitano un nuovo interesse nei lettori in virtù della loro struttura, che li rende capaci d’esprimere ciò che la narrativa non riesce a dire, d’altro canto, i  critici e gli stessi poeti sono spesso incapaci d’individuare nuove interpretazioni del linguaggio e di attribuire ad esso significati originali, che riescano ad eccedere “il già detto” ed “il già visto”. La nuova silloge di Lucrezia Lombardo, Amor Mundi (uscita pochi giorni fa per Eretica ed ordinabile sul link: https://www.ereticaedizioni.it/prodotto/lucrezia-lombardo-amor-mundi/), nel bel mezzo del mare magnum in cui naviga la poesia contemporanea affetta da dubbi sul proprio statuto, intende osare e trasgredire ai diktat ufficiali, e lo fa proponendo versi che non hanno niente a che vedere con il ripiegamento interiore nel quale molti, troppi contemporanei, si sono crogiolati per anni.

Con la prefazione di Mauro Macario - uno dei maggiori poeti contemporanei e figlio del celebre attore e comico, Macario - Amor Mundi raccoglie una serie di componimenti che si aprono ad una poesia critica, capace d’impiegare il verso come veicolo di decostruzione della realtà, delle sue strutture, delle sue leggi, ridicolizzando, a tratti, la figura  stessa del poeta, che si rivela adesso un uomo comune, dubbioso e del tutto incapace di conformarsi alle aspettative sociali oggi in voga. Abbandonato definitivamente il canone del “poeta-vate” e del “poeta-prescelto”, Amor Mundi dà avvio ad un viaggio alla scoperta del nostro tempo, architettando un itinerario che si addentra, senza maschere, nel sentire dell’uomo contemporaneo e della nostra società, al pari di una “Divina Commedia” priva di trascendenza. Scrive infatti Lombardo nella poesia Il predicatore di mondi: «Ho incontrato un predicatore di mondi,/ era l’emblema dell’uomo nuovo,/ un sapiente dei giorni che volgono al tramonto./ Dietro quella massa di edifici della mente non v’era alcuna sostanza e di questo/ il predicatore di mondi si vantava:/«Noi abbiamo liberato l’uomo/ dal fardello della pienezza,/ dall’esigenza di giungere all’essenza delle cose!»./ «Non serve più bellezza»,/ sosteneva il nuovo profeta,/ «ogni valore universale è superato e nessuno creda più/ in quell’illusione da schiavi!/ Vi è più poesia e senso nell’orrore/ che in ciò che definite “beltà”!».

La poesia maledetta di Rimbaud trova così un’eco nella silloge Amor Mundi che, con rabbia, nostalgia e passione assume la forma di un canto d’addio al “mondo umano”, gradualmente sostituito da “un mondo tecnico”, insensibile ed efficiente, in cui l’autenticità della vita crolla, a vantaggio di un ideale di perfezione che è poi la guida dello sviluppo stesso. Eppure, il canto tragico di versi a tratti oscuri, si rivela essere, in ultima istanza, una dichiarazione d’amore totale alla vita per come essa è, nella sua caoticità insanabile e nelle sue contraddizioni, dalle quali dipende, in fondo, la bellezza stessa dell’esistere.

Come una danza, i versi incalzano il lettore, per condurlo in quei “sogni-reali” che sono rimpianto e, insieme, auspicio di un nuovo inizio:

«Erano giorni spesi nell’amore
e i sogni, i sogni, erano la mia consolazione,
la via per un mondo di pienezza.
Erano giorni spesi nell’amore
e i sogni, i sogni, erano la mia consolazione,
la via per un mondo di pienezza.
Erano i sogni, i sogni, la mia consolazione».

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