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Crescono le imprese straniere ad Arezzo. + 10% di pachistani in un anno: lavorano soprattutto nel manufatturiero

Negli ultimi 10 anni, mentre gli imprenditori italiani sono diminuiti del 9,9% i comunitari sono aumentati del 35,1% e gli extra comunitari del 52,7%

4.1237 a fine 2018, 128 in più rispetto all'anno precedente. Crescono del 3,2% le imprese straniere ad Arezzo. L'indagine sullo stato dell'economia in provincia di Arezzo confronta il 2017 con il 2018. Si tratta di quelle aziende in cui la partecipazione di persone nate all'estero risulta superiore al 50%. 

La tendenza alla crescita è ormai decennale: +2,7% nel 2017, +1,8% nel 2016, +5,2 nel 2015, +3% nel 2014, +2,8% nel 2013.

E adesso rappresentano l'11% nel totale delle imprese, mentre nel 2017 erano al 10,6%. Perché oltre al fenomeno dell'aumento dlele imprese straniere c'è contemporaneamente quello della diminuzione di quelle italiane.

Ad Arezzo più di una impresa ogni dieci vede una presenza maggioritaria di stranieri, una incidenza superiore a quella media nazionale (9,9% del totale) ma più bassa rispetto alla media della Toscana (13,6%) ed in particolare ad alcuni territori quali Prato (28,9%) e Firenze (16,2%).

I settori di attività

Circa una straniera ogni tre opera nel settore delle costruzioni e quasi una su quattro nel commercio. Aggiungendo anche il manifatturiero (16,6%) si coprono quasi i tre quarti del totale delle imprese straniere. Fra gli altri settori l’11,2% opera in altre tipologie di servizi, il 6,5% in agricoltura ed il 6,3% nei servizi di alloggio e ristorazione.

Le dimensioni

Nella stragrande maggioranza si tratta di imprese individuali (76,9%), quasi quattro su cinque, ed in misura minore di società di capitale (15,3%) e società di persone (7,0%). Residuale il peso delle altre forme societarie (0,8%).

Le nazionalità

Per andare più a fondo e cercare di capire meglio questo processo di continua crescita che va in senso contrario rispetto a quello delle imprese gestite da italiani, si possono esaminare i dati dei titolari di carica secondo la loro nazionalità, dai quali effettivamente si ottengono spunti interessanti.

Fra gli stranieri la crescita non è assolutamente omogenea. I soggetti extra-comunitari aumentano ad un passo regolarmente più elevato ai comunitari: nel 2018 si ha infatti un +4,5% dei primo contro +1,8% dei secondi.
Fra i comunitari, la nazionalità romena (che rappresenta oltre il 68% del totale) continua ad incrementarsi (+2,6%) anche se non tanto come in passato. In aumento anche tedeschi (+2,4%) e polacchi (+8,9%), mentre diminuiscono francesi (-3,2%) e britannici (-2,7%).
Fra gli extra-comunitari spiccano in particolare le crescite di pachistani (+9,3%), cinesi (+6,2%), nigeriani (+6,2%), albanesi (+5,7%) e indiani (+4%).

La tendenza negli ultimi 10 anni

Mentre gli imprenditori italiani sono diminuiti del 9,9% i comunitari sono aumentati del 35,1% e gli extra comunitari del 52,7%.
Fra i comunitari i romeni sono cresciuti del 54,9% mentre fra gli extra comunitari, l'incremento di maggior rilievo è quello riportato dai nigeriani (+605,9%), che risulta così elevato anche per la ridotta numerosità di partenza (17). Di rilievo anche gli incrementi di cinesi (+165,9%), e pachistani (+147,2%), indiani (+76,1%) e bengalesi (+64,9%). Più contenuto l'incremento delle nazionalità "storiche": albanesi (+21,7%) e marocchini (+42,3%).

I settori in cui operano gli imprenditori stranieri sono quello edile per romeni e albanesi, mentre le nazionalità asiatiche (cinesi, bengalesi, pachistani e indiani) operano prevalentemente nel manifatturiero e nel commercio ed i marocchini quasi esclusivamente nel commercio

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