Perché il Climate Change rischia di sciogliere la solidità dell'economia aretina. Molto presto

Nell'Aretino si avrebbe un iniziale incremento del Pil - in ogni caso contenuto entro il 10% nel 2050 - effetto che poi però tenderebbe a scomparire rapidamente: si tornerebbe a crescita 0 nel 2080

Quanti danni può fare il cambiamento climatico? E in che modo potranno ripercuotersi sulla vita di tutti i giorni? Un aspetto su cui si riflette poco è quello dell'impatto economico negativo sui territori. Ci sono terre che rischiano di risentirne di più, altre di meno.

"L’economia italiana risentirà del cambiamento climatico in misura sette volte maggiore rispetto alle stime considerate fino ad oggi", è il monito lanciato in un approfondimento del Sole 24 Ore.

Le stime provengono dal rapporto “Gli impatti economici dei cambiamenti climatici in Italia”, che costituisce la parte iniziale della “Relazione sullo stato della Green Economy 2019”, che è stata presentata ad inizio mese a Rimini in occasione dell’ottava edizione degli Stati Generali della Green Economy.

Nel corso del meeting, è stata illustrata una previsione sulle ricadute economiche dell'incremento di temperatura, provincia per provincia, nel corso degli anni. Nell'Aretino, addirittura, si avrebbe un iniziale miglioramento del Pil (in ogni caso contenuto entro il 10% nel 2050), effetto che poi però tenderebbe a scomparire rapidamente (si tornerebbe a crescita 0 nel 2080). Mettendo peraltro in evidenza un solco enorme rispetto ad alcune province del Nord Italia, estremamante avvantaggiate (Nord Piemonte e Alto Adige, ad esempio con crescite del 60%).  

Lo studio

Gli autori dello studio sono Massimo Tavoni e Francesco Bosello della Fondazione Cmcc - Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici e co-direttori di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment, e Shouro Dasgupta, ricercatore presso Cmcc Ca’ Foscari. Rispetto alle stime precedenti - perdita di Pil tra l'1 e il 2% - le tinte sono più fosche, il protto interno lordo potrebbe crollare nella seconda metà del secolo (-8,5%). Non solo, potrebbe esserci un divario enorme tra produttività di Nord e Sud. 

"Siamo stati in grado di calcolare che la temperatura ottimale per l’economia del Paese, quella che consente di massimizzarne la performance economica, è 11,5 gradi centigradi - spiega Shouro Dasgupta al Sole 24 Ore -. Tuttavia, se guardiamo alla mappa dell’Italia, vediamo che la temperatura è molto variabile tra il Nord e il Sud del Paese e che già oggi in alcune regioni la temperatura media supera tale valore, comportando una riduzione della crescita economica come conseguenza degli impatti dei cambiamenti climatici». Ne deriva che il futuro riscaldamento continuerà a impattare negativamente su queste regioni.

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