Martedì, 26 Ottobre 2021
Economia

Brexit, le ricadute su Arezzo: oro boom e paura per i dazi. I settori a rischio

L'Europa si è svegliata questa mattina con un inquilino in meno. La Gran Bretagna, nel referendum di ieri indetto dal premier David Cameron, ha deciso: Brexit. Ovvero, l'uscita del regno dall'Ue. L'esito del referendum, inaspettato dopo gli...

L'Europa si è svegliata questa mattina con un inquilino in meno. La Gran Bretagna, nel referendum di ieri indetto dal premier David Cameron, ha deciso: Brexit. Ovvero, l'uscita del regno dall'Ue.

L'esito del referendum, inaspettato dopo gli ultimi sondaggi, ha portato con sé, nell'immediato, il crollo delle borse europee. Politicamente, la prima conseguenza è stata quella delle dimissioni di Cameron, forte sostenitore della permanenza britannica in Europa.

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Gli aspetti economici, politici, sociali da monitorare nelle prossime ore sono molteplici. Intanto, per quel che riguarda Arezzo, si possono fare due primissime riflessioni.

Le conseguenze per Arezzo

La prima riguarda l'oro, materia prima principe del distretto aretino orafo-argentiero. Essendo bene rifugio per eccellenza, il valore dell'oro questa mattina è schizzato in alto (più 8% a metà giornata).

Un'altra riguarda le esportazioni verso la Gran Bretagna, a rischio stangata per l'introduzione di nuove barriere. E, tra i settori colpiti potrebbe esserci quello vinicolo.

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Sull'argomento, dati alla mano, interviene la Camera di Commercio di Arezzo.

Al momento - commenta il presidente Andrea Sereni - le conseguenze della decisione di uscita dall'Unione Europea sono di non facile quantificazione, sopratutto in considerazione dell'incertezza che caratterizzerà il futuro processo di rinegoziazione dei rapporti istituzionali ed economici tra Regno Unito e Ue. Rilevanti saranno comunque le ripercussioni dal punto di vista finanziario. Le prime indicazioni provenienti dai mercati borsistici mondiali, caratterizzate da diffusi e accentuati ribassi dei listini, ne sono una conferma. Certamente quello che allarma ulteriormente sono i possibili effetti emulativi che potranno interessare, a macchia di leopardo, gli altri paesi dell'Unione. Meno preoccupanti - prosegue Sereni - appaiono le ricadute sull'interscambio commerciale tra Regno Unito ed Italia: complessivamente i flussi verso la Gran Bretagna rappresentano soltanto il 5,4% sul totale export italiano (22 miliardi di euro) contro, ad esempio, il 13% della Germania e l'11% della Francia. Una situazione non dissimile da quella regionale dove la percentuale del'export sale al 5,5%.

Assieme ad Andrea Sereni interviene sull'argomento anche il segretario generale della Camera di Commercio Giuseppe Salvini.

Per quanto riguarda la nostra provincia - sottolinea Salvini - i flussi di merci verso il Regno Unito, nel 2015, si sono attestati a 377 milioni di euro (5,6% del totale). In particolare esportiamo metalli preziosi (125 milioni di euro), moda (68 mioni di euro), apparecchiatura elettriche (49 milioni di euro), oreficeria e gioielleria (38 milioni). Questo quadro sarà certamente condizionato, nel breve termine, dalla svalutazione della sterlina, cosa che renderà meno competitivi i nostri prodotti. Nel medio, lungo termine invece potrebbe penalizzare l'export italiano anche l'eventuale reintroduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie, che peraltro interesseranno anche la stessa mobilità dei lavoratori. Una trasformazione - continua Salvini - interesserà probabilmente anche i flussi turistici provenienti dalla Gran Bretagna, quarto paese di provenienza a livello nazionale e quinto a livello regionale (3,2% del totale e 412.448 turisti arrivati nel 2015). Anche in questo caso l'eventuale prolungata svalutazione della sterlina nei confronti dell'euro con conseguente modifica del potere di acquisto, potrebbe incidere sulle scelte dei britannici riguardo alle destinazioni turistiche. Una immediata conseguenza per il nostro settore orafo deriva certamente dallo stato di incertezza che i mercati internazionali stanno facendo registrare in questo frangente, incertezza che sta spingendo verso l'alto le quotazioni dell'oro, tradizionale bene rifugio, condizionando pesantemente le scelte di acquisti dei buyer internazionali e quindi dei consumatori. Queste primissime valutazioni troveranno una prima conferma nelle prossime settimane, cruciali per delineare prospettive e esiti a medio termini del pronunciamento anti Unione Europea degli elettori britannici".
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