Strage di Bologna, la Procura: “Da Gelli un milione di dollari ai terroristi come anticipo per l'attentato”

L'ingente somma sarebbe stata consegnata dal mandante e finanziatore dell'attentato a Bologna direttamente nelle mani dei Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari

La Strage di Bologna e Arezzo ancora una volta si toccano attraverso le indagini della procura generale. Secondo gli investigatori sarebbe stato proprio il maestro venerabile della P2 Licio Gelli a consegnare un milione di dollari ai Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari per l'esecuzione dell'attentato del 2 agosto del 1980. Gelli quindi si conferma come figura di mandante e di finanziatore dell'organizzazione terroristica di stampo neo fascista che operò in Italia tra il 1977 e il 1981. 

gelli2Il milione di dollari rappresentava solo l'anticipo della ricompensa prevista sia per la strage che per l'attività successiva di depistaggio. Di questa ricostruzione sono convinti i magistrati della procura di Bologna che indagano a distanza di 40 anni sui mandanti e sui finanziatori dell'attentato che costò la vita di 85 persone e il ferimento di altre 200 con l'esplosione dell'ordigno alla stazione centrale del capoluogo emiliano.

Alcuni giorni prima del posizionamento della bomba, il capo della P2, accompagnato da un suo factotum avrebbe incontrato esponenti eversivi della destra italiana consegnando loro la somma di un milione di dollari in contanti. Questa è la parte della storia che sono riusciti a ricostruire Digos, Guardia di Finanza e Ros analizzando i flussi di denaro che partivano dal Banco Ambrosiano, passavano nei conti correnti protetti in Svizzera e poi arrivavano a Gelli in modo da farne perdere le tracce. Nelle indagini gli inquirenti sono riusciti a stabilire la presenza di Gelli e dei terroristi, nello stesso giorno e in una precisa località. 

Altre somme di denaro sono state tracciate dai conti di Gelli verso Federico Umberto D'Amato ex membro della P2 e al tempo direttore dell'Ufficio affari riservati del Ministero dell'interno e verso Mario Tedeschi, direttore del settimanale Il Borghese, che ebbe un ruolo importante nella fuoriuscita di notizie utili a depistare le indagini. Secondo la procura vennero pubblicate "piste alternative" per distogliere l'attenzione dai Nar. Questa ricostruzione sarebbe provata anche dal cosiddetto documento 'Bologna', sequestrato a Licio Gelli al momento del suo arresto nel 1982. Al suo interno c'era un riferimento a Tedeschi con scritto 'Artic', che per gli inquirenti significherebbe 'articoli'.

A quanto apprendono le agenzie da fonti inquirenti, pare che il 'prezzo' della strage, pagato in contanti prima dell'attentato e successivamente con bonifici all'estero, fosse superiore a cinque milioni di dollari, ma il flusso di denaro si arrestò dopo lo scoppio dello scandalo P2, nel marzo del 1981.

I processi 

Imputato di associazione sovversiva e calunnia con finalità di depistaggio per la strage di Bologna, Licio Gelli fu condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione il 23 novembre 1995 per calunnia aggravata a 10 anni di carcere, insieme al faccendiere Francesco Pazienza, al generale Pietro Musumeci e al colonnello Giuseppe Belmonte, mentre fu assolto dall'accusa di associazione sovversiva già nel processo di primo grado. L'11 febbraio 2020 la procura generale di Bologna lo ha indicato come uno dei 4 organizzatori e finanziatori della strage di Bologna insieme a Mario Tedeschi, Umberto Ortolani, e Federico Umberto D’Amato.
Tedeschi, Gelli, Ortolani e D'Amato non potranno essere processati, in quanto sono morti da anni, (Gelli nel 2015) mentre ancora non è stata fissata la data dell'udienza preliminare per le altre tre persone coinvolte nella prima tranche dell'inchiesta sui mandanti.

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