Cronaca

25 novembre: Silvia, Maria Paola, Katia e Guerrina, storie di donne che hanno pagato con la vita amori malati

Silvia, Maria Paola, Katia, Dina, Guerrina. Nomi di donne, ma anche nomi che sono rimasti impressi nei ricordi e nei cuori degli aretini. Perché dietro a quei nomi ci sono vite interrotte dalla violenza, da amori malati che sono finiti in tragedia...

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Silvia, Maria Paola, Katia, Dina, Guerrina. Nomi di donne, ma anche nomi che sono rimasti impressi nei ricordi e nei cuori degli aretini. Perché dietro a quei nomi ci sono vite interrotte dalla violenza, da amori malati che sono finiti in tragedia.

Oggi in Italia si celebra la Giornata contro la violenza di genere. Ovunque spuntano dati, numeri e statistiche che cercano di inquadrare il terribile fenomeno dei femminicidi. Ma dietro a quei numeri ci sono le storie di queste donne strappate alla vita in momenti di raptus o con lucida premeditazione.

I DATI

In Toscana tra il 2006 e il 2016 ci sono stati 101 femminicidi. Dal 2009 al 2017, 18.939 le donne che si sono rivolte per la prima volta a un Centro antiviolenza, e nell'83% dei casi la violenza era esercitata dal partner o dall'ex. Venti le Case rifugio, che nel 2016 hanno ospitato 121 donne e 141 minori. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel nono Rapporto sulla violenza di genere in Toscana, presentato stamani nel corso di un incontro nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati.

I dati sono stati elaborati dall'Osservatorio Sociale Regionale della Toscana che dal 2009 svolge un monitoraggio e una raccolta di dati sulla violenza di genere. Da quanto rilevato emergono quadri inquietanti. E Arezzo non ne è immune. Basti pensare che nel solo 2017 i codici rosa rilevati dalla Asl nella provincia sono stati 154: 131 sono adulti e 14 minorenni.

A livello regionale invece negli anni tra il 2006 e il 2016 le donne uccise in Toscana dal proprio partner o ex sono state 101: 75 italiane, 26 straniere. In 77 di questi casi (76,2%) l'assassino è di nazionalità italiana. Un ulteriore aspetto che emerge dall'analisi di questo fenomeno estremo è quello dei cosiddetti "orfani speciali", cioè i minori rimasti orfani di madre e, il più delle volte, privi anche della presenza del padre omicida: sono almeno 34 quelli relativi ai casi registrati tra il 2006 e il 2016.

LE STORIE ARETINE

Ma i numeri non riescono a raccontare il dolore e lo strazio che queste tragedie si portano dietro.

Silvia Zanchi morì nella sua casa di Sansepolcro, quella che condivideva con il fidanzato e che sarebbe dovuta essere un nido d'amore. Ma proprio lui a toglierle la vita nell'agosto del 2008. La strangolò, poi sparì. Solo alcuni giorni dopo fu ritrovato senza vita: impiccato ad un albero.

La gelosia, ossessiva, fu invece il movente che trasformò Graziano Rossi, 53enne aretino, in omicida. In una notte del marzo 2015 tolse la vita alla moglie Maria Paola Trippi, 51 enne, con un colpo di pistola nella propria villa di Monastero. Poi anche lui si tolse la vita. Lasciarono 4 figli, quasi tutti maggiorenni, e un enorme dolore.

Per Katia Dell'Omarino invece, non si trattò di amore vero. Era la notte dell'11 luglio 2013 quando a Sansepolcro incontrò il giovane che le tolse la vita: Piter Polverini. Il loro doveva essere un incontro fugace sulle rive dell'Afra, una prestazione a pagamento. Ma lei chiese qualche spicciolo in più, disse che altrimenti avrebbe raccontato a tutti cosa era successo quella notte. E il giovane, 24enne all'epoca, perse la testa: la picchiò a mani nude e la finì a colpi di martello. Oggi Piter si trova nel carcere di Arezzo: è stato condannato a 16 anni di carcere e proprio nei giorni scorsi è stata presentata la richiesta di Appello al tribunale di Firenze.

Ed è stato forse il troppo amore a costare la vita a Guerrina Piscaglia. Della mamma di Ca' Raffaello, scomparsa il 1 maggio del 2014 a 50 anni, non si è mai trovata traccia. Ma un sacerdote, padre Gratien Alabi, è stato condannato a 27 anni per omicidio e distruzione di cadavere. Guerrina si sarebbe invaghita del religioso e le sue attenzioni si sarebbero fatte pressanti. Negli ultimi mesi prima della scomparsa aveva scambiato migliaia di contatti telefonici con il sacerdote. Un processo indiziario quello che si è tenuto di fronte alla Corte d'Assise di Arezzo, concluso con una condanna. Il prossimo 14 dicembre si svolgerà la prima udienza del processo d'appello.

Poi l'ultimo caso, questa volta l'amore malato era quello di un figlio per la madre. Lui Giancarlo Palazzi, figlio amorevole, una volta scopertosi malato non ha retto di fronte all'incertezza del futuro. E la disperazione ha preso il sopravvento. Lo scorso 9 ottobre è salito nella sua auto nuova con la madre, Dina Sorini, malata e bisognosa di assistenza. Un ultimo viaggio insieme. Terminato con due colpi di fucile, in una piazzola nel verde di Palazzo del Pero.

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