Oro rubato e riciclato, in manette l'aretino. Metallo piazzato anche in aziende del territorio

E' finito in manette anche un aretino. E' stato definito dalla Guardia di Finanza di Torino l'anello di connessione tra l'organizzazione che fondeva e faceva ripulire chili e chili di oro e i "riciclatori" di tale metallo proveniente da furti. Si...

operazione melchiorre

E' finito in manette anche un aretino. E' stato definito dalla Guardia di Finanza di Torino l'anello di connessione tra l'organizzazione che fondeva e faceva ripulire chili e chili di oro e i "riciclatori" di tale metallo proveniente da furti. Si tratta di un 44enne, che nel curriculum aveva anche alcune collaborazioni con aziende del territorio. Emergono così i primi dettagli dell'operazione "Melchiorre" che ha portato a 11 arresti, 60 perquisizioni, e al sequestrato 800 chili d’oro e 6 milioni di euro.

Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, l’organizzazione che fondeva il metallo proveniente dai furti messi a segno delle abitazioni piemontesi e poi lo trasformava in verghe reimmettendolo nel mercato grazie alla complicità di una società ungherese, della quale era titolare un italiano. Questa società emetteva false fatture di vendita, riceveva bonifici e poi il titolare prelevava contanti che riconsegnava all'organizzazione. In questa fase entrava in gioco - secondo quanto sostenuto dall'accusa l'aretino che aveva il ruolo chiave di "mettere in contatto tra loro i riciclatori è stato un procacciatore d’affari di Arezzo, che ne ha coordinato l’attività e, in una seconda fase dell’operazione, ha favorito l’accreditamento della cartiera ungherese presso un’impresa nazionale leader del settore".

Tra le tante compravendite dell'oro ripulito, ce ne sarebbero state molte anche presso aziende totalmente estranee ai fatti, che - secondo quanto appurato fino ad oggi dalle Fiamme Gialle - non sapevano cosa si nascondesse dietro a quelle verghe. E proprio tramite l'aretino, il metallo pare sia stato piazzato (con regolare documentazione, come una qualsiasi vendita lecita) anche presso ignare aziende della zona aretina.

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Una vicenda di dimensioni enormi, per la quale le indagini "hanno permesso di ricostruire un’intera filiera di approvvigionamento di oro procurato illecitamente - circa 750 kg per un valore di oltre 25 milioni di euro -, dai ricettatori fino alle società professionali, gettando la luce sull’origine esulla destinazione del metallo prezioso".

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