E' morta ad Arezzo Maria Luigia Redoli, la "Circe della Versilia"

Aveva ottant'anni, era malata da tempo. Viveva sola con due cani in zona tribunale. Era stata condannata, assieme all'amante, per l'omicidio del marito avvenuto nel 1989

E' morta ieri mattina ad Arezzo Maria Luigia Redoli, aveva 80 anni, ed era diventata nota come "Circe della Versilia", condannata per aver ucciso, assieme all'amante, il marito Luciano Iacopi. La donna, che aveva scontato 24 anni di carcere, risiedeva in un piccolo appartamento al piano terra di un condominio, dietro al tribunale di Arezzo. Da tempo ammalata per una patologia renale, le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate una settimana fa, lo scorso 9 gennaio, quando è stata ricoverata in Nefrologia, all'ospedale San Donato. Ieri mattina, lunedì 14 gennaio, il decesso.

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Gli ultimi giorni di Maria Luigia

Maria Luigia Redoli non era autosufficiente. Dopo la scarcerazione del 2015 era andata ad abitare a Pavia, sottostando al divieto di allontanamento notturno dalla residenza, dove viveva il secondo marito. Negli ultimi tempi si era trasferita ad Arezzo, probabilmente a seguito di un peggioramento delle sue condizioni fisiche, nella Toscana dei suoi due figli. Viveva sola, in un piccolo appartamento con giardinetto, in una palazzina di mattoncini. Con lei soltanto due cani di piccola taglia: un maschio di chihuahua, di cui le collaboratrici si sono fatte subito carico, e una bassotta di nome "Birba", che - rimasta sola - ha iniziato a piangere incessantemente. Due collaboratrici domestiche originarie dell'Est quotidianamente le facevano visita, le preparavano da mangiare e accudivano gli animali. Periodicamente le due donne l'accompagnavano in ospedale per la dialisi, cui era costretta a sottoporsi. Aveva rotto con i figli, anche se i vicini di casa le avevano dato una mano in più di una circostanza, soccorrendola, quando - da inferma - aveva avuto bisogno. "A volte capitava il figlio che abita in provincia di Arezzo - racconta Francesca, vicina di casa - quando la situazione appariva più grave, per sincerarsi della condizioni della madre". Poi, all'inizio dell'anno, l'ultima crisi, il ricovero in Nefrologia e la morte. E adesso che la donna non c'è più, nell'appartamento a piano terra il silenzio è rotto soltanto dal lamento di uno dei cagnolini. "Le due collaboratrici si sono fatte carico del chihuahua, ma la bassotta Birba è ancora qui. Fa tristezza, prima di portarla al canile qualcuno dovrebbe adottarla", lancia l'appello Francesca.

Il caso della "Circe"

Maria Luigia Redoli balzò alla ribalta delle cronache nazionali dopo la notte tra il 16 e il 17 luglio 1989. Abitava a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, aveva 50 anni e un giovane amante, Carlo Cappelletti, ex carabiniere a cavallo. Quella notte, Maria Luigia e Carlo avrebbero messo in piedi il loro piano, sbarazzandosi del marito di lei, Luciano Iacopi. La giustizia stabilì che lei fosse la mandante e lui l'esecutore. Luciano, falcoltoso agente immobiliare, fu finito con 17 coltellate dentro il garage di casa. La ricostruzione fu la seguente: la donna - che viveva ormai da seprata in casa col marito - l'amante e i due figli di lei erano usciti per andare a cena, dopo sarebbero andati a ballare. Tra la cena e la discoteca, i due amanti sarebbero tornati a casa. Mentre i figli attendevano in macchina, la donna avrebbe attirato il marito nello scantinato, qui ad attenderlo ci sarebbe stato l'amante armato di coltello. Poi il bagno di sangue.

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La liberazione quattro anni fa

Maria Luigia venne arrestata assieme all'amante con l'accusa di aver ordito il piano per incassare l'eredità (circa 7 miliardi) dell'anziano marito. La passione della donna per l'occultismo e per la magia nera, che avrebbero dovuto favorirla nella messa in pratica del progetto criminale, le fecero guadagnare l'appellativo di "Circe" della Versilia. Così, trent'anni fa, tutta Italia la conobbe. Nel processo di primo grado fu assolta, ma poi venne condannata all'ergastolo in Appello e in Cassazione. Nel 2012, dal carcere di Opera (Milano) dove era reclusa, accusò la figlia Tamara dell'omicidio e i rapporti tra genitrice e figli, comprensibilmente già tesi, si guastarono definitivamente. Scontati 24 anni di carcere, nel 2015, uscì di galera e le fu concessa la libertà vigilata per altri 5 anni. Ad Arezzo, forse, i fantasmi di quella notte di 30 anni fa sono riapparsi, i vicini raccontano che a volte la donna cercava la figlia, credendo abitasse vicino a lei. Maria Luigia si è sempre proclamata innocente, nonostante le prove emerse durante i processi. Lo ha fatto fino all'ultimo giorno, trascorso in ospedale al San Donato, dopo mesi passati sola insieme ai suoi cani, in un appartamento di Arezzo.

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