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Venerdì, 12 Agosto 2022
Cronaca Capolona

Sequestri alla Tca di Castelluccio, 10 indagati. L'azienda: "Massima collaborazione, ma siamo perplessi"

Nel mirino degli inquirenti ci sono porzioni dello stabilimento che non sarebbero state autorizzate, la presenza di scorie - che sarebbe irregolare - e la mancata completa dismissione della vecchia fonderia

Ci sono 10 persone indagate nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Arezzo che investe l'attività della Tca di Castelluccio di Capolona, grande azienda aretina che si occupa di recupero di metalli preziosi. Nell'ambito dell'operazione sono scattati anche alcuni sequestri. Posto che si tratta di attività di indagine preliminare e che le irregolarità sono da dimostrare, gli inquirenti contestano per una parte dello stabilimento un'organizzazione e una gestione che differiscono rispetto a quanto autorizzato per l'impianto. In sostanza, secondo l'accusa, ci sarebbe stato un ampliamento per stoccaggio non autorizzato da Provincia di Arezzo e Regione Toscana, oltre alla presenza irregolare di scorie di lavorazione e alla mancata dismissione delle vecchia sezione impiantistica della fonderia. Dalla ditta respingono gli addebiti e fanno sapere che c'è "massima collaborazione" rispetto al lavoro della Procura ma filtra anche una certa "perplessità". Una nota della Tca spiega: "Non comprendiamo quanto stia accadendo e richiediamo la massima serietà. Vengono ipotizzate condotte gravi e siamo certi infondate".

Cosa è successo lo scorso 9 giugno 

Sono stati i carabinieri forestali della sezione polizia giudiziaria della Procura di Arezzo ad entrare nella Tca lo scorso 9 giugno per effettuare il sequestro di circa mille metri cubi di scorie (2mila tonnellate circa). Materiale da tempo nel mirino degli inquirenti, come rivela l'azienda stessa. Le scorie sono state infatti sequestrate "pochissimi giorni dopo che, all'esito del pronunciamento del Gip, erano state finalmente liberate per il trattamento". Tali scorie sarebbero state "oggetto di accertamenti da quasi due anni". Avrebbero dovuto essere lavorate ulteriormente, ma continuano ed essere ferme. La convalida del sequestro del gip è arrivata pochi giorni fa, il 15 giugno.

I dettagli delle accuse

Le scorie sotto sequestro sarebbero state trovate solo nel perimetro dello stabilimento. Si tratta, secondo l'accusa, di materiale solido polverolento, potenzialmente pericoloso per i lavoratori. Sarebbe stato infatti sottoposto ad analisi e risultato rifiuto speciale pericoloso (cancerogeno, tossico e corrosivo) classificato come tale da un accertamento tecnico in contraddittorio tra i tecnici della Procura e quelli di parte della società. Oltre a ciò, la Procura contesta l'allargamento dell'impianto e due immobili all'interno dei quali sarebbe stata accertata la presenza di materie prime - come acidi, acidi concentrati, borace - ma senza regolare autorizzazione. Infine c'è la questione della non completa dismissione della parte d'impianto della vecchia fonderia.

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