Cronaca

Crac Banca Etruria e truffa, le udienze per bancarotta e quelle a carico dei manager. Un anno in tribunale

Banca Etruria non c'è più. Ma in questo anno che ha visto la definitiva scomparsa del marchio che da solo è in grado di rievocare buona parte delle recente storia aretina, Banca Etruria è stata più presente che mai nelle pagine delle cronache...

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Banca Etruria non c'è più. Ma in questo anno che ha visto la definitiva scomparsa del marchio che da solo è in grado di rievocare buona parte delle recente storia aretina, Banca Etruria è stata più presente che mai nelle pagine delle cronache giudiziarie.

Udienze preliminari per bancarotta lunghissime, accompagnate dalle proteste dei risparmiatori azzerate. Ma anche udienze per truffa celebrate più in sordina, con un ciuffo di imputati alla volta, per filoni d'inchiesta che vanno verso la riunificazione in un solo procedimento.

E poi i nuovi filoni, dei quali è emersa l'esistenza solo nelle ultime settimane.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA E SEMPLICE

Per quanto riguarda il procedimento per bancarotta fraudolenta e semplice, 25 imputati (tra questi non è presente Pier Luigi Boschi<) aspettano di sapere se saranno rinviati a giudizio (4 hanno optato per il rito abbreviato, Giuseppe Fornasari, Luca Bronchi, Rossano Soldini, e Alfredo Berni ha chiesto il rito abbreviato condizionato), mentre oltre 2mila risparmiatori si sono costituiti parte civile. Tra loro c'è anche Santoni, il liquidantore della vecchia Banca Etruria, mentre non sono stati ammessi tra le parti civili i Comuni di Arezzo e Castiglion Fiorentino, che però hanno già annunciato che inoltreranno di nuovo la richiesta in fase dibattimentale.

In principio i procedimenti erano 4, poi accorpati in un "maxi" processo. Le parti, interpellate dal giudice, hanno acconsentito alla riunificazione dei quattro filoni in un solo procedimento. Così sono andati i confluire in un solo processo i due procedimenti che avevano per capo di imputazione principale la bancarotta fraudolenta (ma su vari imputati pende l'accusa di bancarotta semplice), quello che ha visto sul banco degli imputati 8 sindaci revisori e quello a carico di Luca Bronchi e Lorenzo Rosi, relativo alla liquidazione di Bronchi.

TRUFFA

Anche sul fronte truffa si va verso un maxi processo. Sul banco degli imputati ci sono dirigenti accusati di concorso in truffa, ma il procediemento sarà accorpato con la prima trance del processo che ha preso il via lo scorso ottobre e che vede imputati dipendenti e direttori di filiale. Circa 50 fascicoli in tutto, per altrettante parti lese e numerosi imputati: un processo ingente, con ogni probabilità il primo di una lunga serie.

Ma quale sarebbe stato il meccanismo della truffa? Stando a quanto sostenuto dall'accusa, tre di questi funzionari convocavano e partecipavano a riunioni con i direttori delle filiali: proprio durante tali incontri venivano impartite le direttive di vendere ai clienti maggiormente fidelizzati le obbligazioni subordinate emesse dalla Bpel dal giugno all'ottobre 2013. Ovvero prodotti ad alto rischio, venduti prescindendo dal corretto profilo dei clienti. Un sistema che sarebbe stato ben strutturato, tanto che ciascuna unità territoriale - sostiene la procura- aveva un budget da raggiungere e ogni direttore di filiale e dipendente sarebbe addirittura stato valutato sulla base della quantità di titoli venduti. Non solo, c'era anche un rovescio della medaglia: minacce di emarginazione professionale o trasferimenti erano riservati a quei dipendenti che sollevavano critiche o appunti sulla scorrettezza dell'operazione. Una situazione di alta, altissima tensione dimostrata, sempre secondo l'accusa, dal ritrovamento di un file condiviso online nella rete interna della banca, con la "graduatoria" aggiornatadei singoli dipendenti. Una sorta di classifica con i "piazzamenti" affiancati anche da commenti che andavano dall'apprezzamento per coloro che avevano venduto di più al biasimo per chi invece aveva portato a casa meno risultati.

CAUSA CIVILE

Sul fronte civil trentasette tra ex presidenti, vice, consiglieri e sindaci revisori dei conti dell'ormai scomparsa Banca Etruria sono stati citati in giudizio dal liquidatore Giuseppe Santoni dal tribunale civile di Roma per circa 400 milioni di euro. Santoni parla di "incredibile serie di erogazioni in favore e in palese conflitto di interessi, dissennate e inutili". E in merito all'ipotesi di un possibile utilizzo dei risarcimenti ottenibili a seguito di questa azione, appare lontana la possibilità di un sostanzioso contributo alla causa degli azzerati. Altri soggetti avrebbero la precedenza.

CONSULENZE E ALTRE INCHIESTE

E poi ancora un filone d'inchiesta: questa volta il reato ipotizzato dalla Procura di Arezzo è quello di false consulenze. Anche stavolta potrebbero essere coinvolti gli ex vertici dell'istituto di credito.

Alla Guardia di Finanza è stata delegata un'indagine volta a verificare le consulenze affidate dagli ultimi due cda, ovvero tra il 2013 e il 2015. Stando all'ipotesi della Procura, anche queste consulenze avrebbero contribuito al dissesto di Banca Etruria.

Il nuovo filone di indagine è coordinato dal procuratore capo Roberto Rossi e si aggiunge a quelli già aperti sui prestiti finiti nella bancarotta, sulle presunte truffe sulle obbligazioni e sull'ipotesi di falso in prospetto e ricorso abusivo al credito per le obbligazioni subordinate emesse nel 2013.

Infine il capitolo del "falso in prospetto". Un filone d'inchiesta che sarebbe prossimo alla chiusura delle indagini. Stavolta tra i nomi eccellenti iscritti nel registro degli indagati ci sarebbe anche Pierluigi Boschi.

I reati contestati in questo caso sono di aver «omesso di riportare nel prospetto, o in un eventuale supplemento dello stesso, dettagliate informazioni in merito alla situazione aziendale», ma anche di aver «fornito alla Consob informazioni lacunose e non corrispondenti alla reale situazione aziendale». Il fascicolo è stato aperto per "falso in prospetto" in seguito ad una segnalazione della Consob alla Procura di Arezzo. In questo caso sono state elevate dalla Consob multe da 2,7 milioni di euro agli amministratori, sanzioni per le quali sono già scattati i ricorsi. Ma le indagini non si sarebbero concluse, anzi: secondo la testata La Verità, nelle scorse settimane il pm Andrea Claudiani ne ha chiesto una proroga.
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