Arezzo da amare

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Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

Aretino di nascita e per vocazione. Dal 2004 sono giornalista culturale, nonché addetto stampa e curatore di mostre ed eventi. La mia attività è rivolta principalmente, fin dall’inizio della carriera, al mondo delle arti visive. Credo nella natura divina dei Beatles

Arezzo da amare

Il grande fascino del Castello di Vitiano

Sorto tra la fine del X secolo e l’XI secolo e citato per la prima volta nel 1098 nell’ambito di un testamento, il castello faceva parte dei vasti possedimenti dei Marchiones

Ai confini meridionali del territorio comunale di Arezzo, in splendida posizione panoramica su uno sperone affacciato sulla Val di Chiana, il Castello di Vitiano, meglio conosciuto come La Torre, emana ancora un grande fascino. 

Il luogo, a 440 metri di altezza, si raggiunge svoltando a sinistra dopo la chiesa di San Martino lungo la Sr71. Si sale quindi in direzione Fondaccio e Vitiano Vecchio per poco più di due chilometri. Le ultime centinaia di metri è preferibile farle a piedi, sia per la strada disconnessa, sia per la bellezza della natura e del panorama che sono propedeutici alla visita ai resti dell’antico fortilizio.

Sorto tra la fine del X secolo e l’XI secolo e citato per la prima volta nel 1098 nell’ambito di un testamento, il castello faceva parte dei vasti possedimenti dei Marchiones tenuti tramite i loro vassalli, che qui presero il nome Da Vitiano e successivamente divennero i proprietari effettivi. Nel giugno 1153 le milizie aretine assediarono il maniero, obbligando i padroni a firmare il passaggio di proprietà al Comune e alla Pieve di Arezzo. L’atto fu firmato il 28 giugno di quell’anno. In cambio della cessione, gli antichi possessori riottennero il fortilizio e la sua corte in feudo, ma dovevano rispettare i patti di sottomissione e fedeltà. 

In seguito i Da Vitiano si trasferirono o furono costretti a spostarsi in città, nel quartiere di Porta Sant’Andrea. Da alcuni rami della famiglia nacquero i Perini, i Marcelli e i Dragomanni. I Perini dettero il nome anche a uno dei “canti” più caratteristici di Arezzo, quello all’altezza della casa natale di Giorgio Vasari dell’odierna via Mazzini.

Secondo Ubaldo Pasqui gli “Annales Arretinorum Maiores” – fondamentali fonti per ricostruire la storia di Arezzo – vennero redatti da Ser Francesco, figlio di Ser Astoldo di Baldinuccio Da Vitiano, uno dei più famosi notai aretini di inizio Trecento. Fu in questo periodo che forse il castello entrò a far parte delle proprietà dei Tarlati da Pietramala, che ne rimasero titolari fino alla definitiva caduta di Arezzo sotto Firenze del 1384. 

Come spiega Santino Gallorini, a cui si devono tante preziose ricerche e informazioni sulla storia del luogo, il complesso fortificato passò poi agli Albergotti, che rimaneggiarono il maniero realizzando entro la prima metà del Quattrocento la possente casa-torre in compartecipazione con gli eredi del banchiere Presentino di Mariotto

Dal Catasto del 1427 si sa che all’interno dal perimetro murario di circa 230 metri c’erano 27 case e 165 abitanti. Più della metà si erano trasferiti dentro le mura da Vitiano e Ottavo per paura della guerra fra Milano e Firenze che imperversava anche nel territorio aretino. Ancora nel 1493 la torre era degli Albergotti, in comproprietà con Cristofano di Francesco da Casoli.

Il castello di Vitiano è citato nella celebre “Mappa della Valdichiana” disegnata da Leonardo Da Vinci intorno al 1503, oggi custodita nella Royal Collection del Castello di Windsor, in Inghilterra. Fu forse intorno alla metà di quel secolo che la torre venne acquistata dai Serristori, importante famiglia fiorentina. Nel 1554, in seguito alla battaglia di Scannagallo del 2 agosto nei pressi di Marciano, che vide la coalizione ispano-fiorentina sconfiggere quella franco-senese, alcuni soldati francesi sbandati saccheggiarono e incendiarono il fortilizio, che in seguito fu risistemato da Piero Serristori

Nella vicina Ottavo i Serristori acquistarono nel 1633, dai Gualtieri di Arezzo, un edificio per trasformarlo nella celebre fattoria.

Intorno al 1640 l’antico maniero iniziò a essere citato anche come La Torre e nell’Estimo del 1672 era intestato a Francesco Serristori. Fu probabilmente in questi anni che vennero ristrutturati il palazzo di rappresentanza e le altre abitazioni da destinare ai contadini, mentre  le case più fatiscenti e le mura castellane ancora in piedi vennero abbattute. 

Uno dei figli di Francesco, Cosimo, nato intorno al 1646, trasformò l’ex fortilizio nella residenza prediletta. La condotta di vita sregolata e stravagante di Serristori fece sorgere varie leggende, come i trabocchetti costruiti dentro l’abitazione per far sparire ospiti indesiderati o la pratica dello jus primae noctis” nei confronti delle giovani contadine che lavoravano le sue terre. 

Si sa che amava svolgere mestieri manuali come quelli del fabbro e del muratore, e che in vecchiaia una crisi mistica lo portò a stretto contatto con i Padri Filippini, che erano insediati a Castiglion Fiorentino, e a prendere i voti. Fu a loro che l’8 settembre 1713, nelle vesti di erede unico dei beni di famiglia, donò tutti gli averi tramite testamento firmandosi come chierico. 

Quando il 6 maggio dell’anno seguente passo a miglior vita a Firenze, dove era tornato a vivere, la congregazione si ritrovò tra le mani una ricchezza enorme stimata in circa 500.000 scudi e 500 ettari di terreno, come ricorda Giuseppe Alpini che al personaggio dedicò nel 2011 il volume “Cosimo Serristori. Un uomo, un patrimonio. Secoli di cultura a Castiglion Fiorentino”. (Edizioni Effigi). 

Tra i frutti più famosi di quell’eredità a lungo contesa – di cui usufruì anche il vescovo di Arezzo Benedetto Falconcini – ci furono le somme utili per la canonizzazione di Papa Beato Gregorio X nel duomo, la costruzione di una chiesa più grande per i Padri Filippini a Castiglion Fiorentino inaugurata nel 1725 e soprattutto la fondazione del Collegio di San Filippo Neri, aperto nell’autunno 1744, che dall’ottobre 1876 divenne Collegio Serristori e fino al 1973 offrì un’opportunità di istruzione di primo livello a studenti di tutta Italia. 

La torre quadrangolare malridotta oggi si presenta su tre piani. Lo storico ottocentesco Giuseppe Ghizzi conferma l’abbattimento di un quarto livello per questioni di sicurezza. All’interno del piano terra c’era un pozzo chiuso nella seconda metà del XIX secolo, che una leggenda popolare vuole munito di coltelli appuntiti sul fondo. Al primo piano si accede tramite una rampa esterna che porta al bel portale con arco a tutto sesto in pietre sbozzate, che in passato era sormontato dallo stemma dei Serristori. 

Dagli anni Sessanta agli anni Novanta del secolo scorso l’ex complesso fortificato fu abitato dalla famiglia del colono Santi Caselli, soprannominato “Curillo”, personaggio ricordato con affetto dai vitianesi e definito a pieno titolo l’ultimo signore del castello. 

Sul lato occidentale si trovava la cappella della Santissima Annunziata, con campanile a vela in mattoni, quasi del tutto crollata negli ultimi anni. È documentata a partire dal 1634 e all’interno si notano ancora le tracce di due altari. Nessuna impronta invece della chiesa di Sant’Angelo, che nel medioevo era documentata all’interno delle mura castellane.

L’edificio di fronte alla torre fu infine realizzato nel 1786 per i contadini, utilizzando i materiali dell’ex maniero smantellato.

Ancora oggi il luogo è di proprietà dell’Ente Serristori, diventato ASP (Azienda di servizi alla persona). Rispetto all’importante attività socio-sanitaria che svolge, non si può dire lo stesso per la cura del grande patrimonio lasciato da Cosimo Serristori. A farne le spese è anche quello ubicato nel territorio comunale di Arezzo, come il castello di Vitiano e la cappella della Santissima Annunziata, che in condizioni sempre più fatiscenti attendono di essere salvati e recuperati, nonostante i tanti appelli degli ultimi anni.

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