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La Punto amaranto e il punto meritato. Applausi e un monito per l'Arezzo sulle note di Cochi e Renato...

Una domenica tra calcio e l'attualità. Un pari meritato per l'Arezzo ma anche stretto contro una squadra che sogna la A

 

Per chi ci crede esistono segnali premonitori. Per chi non è così scaramantico quella frase pronunicata poco dopo mezzogiorno, incolonnati in auto al casello di Melegnano, è stata più semplicemente una battuta per spezzare un'aria incupita pensando a quel tratto compreso tra Fiorenzuola d'Arda e Lodi. "Guarda: nella corsia accanto alla nostra c'è una Punto amaranto. Oggi prendiamo un punto a Monza". Chissà cosa ha pensato il guidatore di quella vettura nel vedere quattro persone puntare (un verbo scelto tanto per restare in tema) la sua auto.
Punto_amaranto_Melegnano_casello_autostradale_a1-2

Segni premonitori a parte quella di Monza non è stata una trasferta come le altre e non poteva esserlo. Tra la stretta attualità non certo legata al mondo del calcio. Tra paure, psicosi, allarmi e interrogativi a cui si cerca risposta, ma anche la voglia di proseguire e andare avanti senza farsi ingabbiare, seguendo i consigli degli esperti.

Poi alle 17:30 per almeno due ore l'attenzione è stata tutta sul rettangolo verde. L'Arezzo nella tana del leone, al cospetto della corazzata-capolista. Una partita che alla fine premia con un pari gli amaranto, ma il punto è stretto seppur meritatissimo. Raddoppiare, accorciare e rilanciare con quei due 'furetti' alle spalle dell'unica punta Gioè. Uno che con quelle spalle sembra essere nato per fare reparto da solo. Poche conclusioni in porta dai suoi piedi, ma il più generoso a cercare di innescare gli altri.

Agli amaranto l'una colpa che si può addossare è quella di non aver chiuso l'incontro pur avendone avuto l'occasione. Perchè diciamolo pure, questo Monza là dietro ha ballato e non poco, concedendo qualcosa soprattutto nel primo tempo. Ad ogni modo non limitarsi ad applaudire quanto visto ieri sarebbe davvero come cercare il famoso ago nel pagliaio.

Peccato per quel rigore, decisamente generoso, concesso al Monza. Perchè Baldan avrà ostacolato Finotto, ma la caduta è sembrata plateale al replay e la decisione dubbia. Ad ogni modo ecco un punto dal Brianteo, un campo che fino a ieri aveva regalato una sconfitta a quattro pareggi. Complimenti all'Arezzo e anche al Monza, non per quanto visto ieri, ma per lo strapotere della rosa frutto della potenza del gruppo Fininvest che sta portando fondi e risorse che possono far sognare in grande.

"Io sono del Monza, non riusciremo mai a venire in Serie A" diceva Renato Pozzetto interprentando l'investigatore privato Riccardo Finzi. Una frase che al Brianteo fanno risuonare spesso nell'impianto audio che fa tremare le vene. Magari anche a Monza hanno gli ormai famosi gufi e li esorcizzano così. Di certo la serie B è ad un passo e poi "Adriano e Silvio ci hanno promesso certi giocatori" raccontava un tifoso fuori dallo stadio pregustando i derby con Milan e Inter...
MonzaArezzo2020_stadio_esterno-2

L'Arezzo più che al futuro guarda alla giornata, un avversario per volta, magari tenendo bene a mente le parole della canzone di Cochi e Renato che ha accompagnato l'uscita dal campo delle due squadre. Perchè dopo un pari così "la vita l'è bela" ma "l'è anche strana, basta una persona, persona che si monta la testa è finita la festa".

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